Uno Zucchero e tanti flop

6 Marzo 2012 di Alvaro Delmo

di Alvaro Delmo
Prendiamo spunto da alcuni commenti comparsi dopo il nostro post dedicato alla classifica degli album italiani più belli pubblicata da Rolling Stone per un giro di opinioni sui dischi di ‘big name’ italiani registrati in inglese, tra tentativi più o meno riusciti. Premettendo che abbiamo deciso di lasciare fuori fenomeni come la Italodisco o canzoni reinterpretate da artisti stranieri con notevole successo (e ce ne sono parecchie, ad esse dedicheremo un intervento a parte).
Partiamo da Franco Battiato che include nella sua discografia Echoes of Sufi Dances (collezione di successi, 1985), che raccolse scarsi risultati commerciali. Flop totale ci fu anche per Lucio Battisti con Images, del 1977, e in parte anche per Mina, che nel corso della sua carriera ha comunque registrato qua e là vari brani in inglese (la discografia è realmente sconfinata per poterne parlare in questa occasione) oltre a qualche raccolta di cover. Umberto Tozzi, uno dei nostri maggiori nomi di respiro internazionale, ebbe dal canto suo miglior riscontro con le versioni italiane (o in spagnolo) dei suoi brani piuttosto che con quelle tradotte e da lui interpretate direttamente. Proseguendo, ci sono stati anche diversi gli album in inglese per Angelo Branduardi a partire dal 1974 (Branduardi ’74). Molto bene andò alla PFM con Photos of Ghosts (1973) e The World became the World (1974) la cui affermazione portò la band anche a un tour internazionale da cui scaturì l’album live Cook (1974) a cui ne fece seguito un altro in studio, Chocolate Kings (1975). Rimanendo sulle band, i Pooh ci provarono con Hurricane, del 1980, ma ottennero poca fortuna: un peccato perché in quegli anni il loro sound (e approccio ai concerti) avrebbe potuto tranquillamente essere esportato. Fortuna che ebbe invece un decennio dopo Zucchero a cominciare dalla raccolta omonima del 1991 (quella con Senza una donna insieme a Paul Young), per poi realizzare periodicamente versioni inglesi dei suoi album entrando in varie classifiche a livello europeo. In tutto questo è curioso invece constatare come Eros Ramazzotti, al di là di qualche duetto con frasi in lingua, non abbia mai provato a incidere un album per il mercato angloassone, considerato il suo enorme successo all’estero (ai tempi ricordiamo però di aver visto a Dublino cartelloni che pubblicizzavano Tutte Storie). Tentativo invece fatto da Laura Pausini una decina di anni fa con From the inside (il singolo di lancio era Surrender) senza fare però il botto.
Alvaro Delmo, 6 marzo 2012
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