Una settimana di caipirinha

22 Giugno 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Leonardo non ha ancora firmato con il Paris Saint Germain. E’ probabile che lo faccia. Seguendo la sua vera vocazione, quella del dirigente che si presenta bene, oltre che soldi (5 milioni di euro lordi a stagione) non tanto diversi da quelli che gli dava Moratti e che avrebbe preso con facilità facendo il c.t. per qualche emirato (di fatto è arabo anche il PSG, vista la proprietà). Leonardo non ha ancora firmato, dicevamo, che già si è mossa la macchina mediatica che vede nelle proprietà dei club l’unico tabù da non infrangere.
In sintesi: Leonardo ha tradito il Milan e adesso tradisce l’Inter, così inseguendo gli istinti peggiori del popolo bue ex aspiranti scrittori tirano fuori dai loro computer la peggiore retorica delle bandiere e del senso di appartenenza. Quando Berlusconi non voleva vederlo nemmeno dipinto, il poco servile Leonardo, e Moratti aveva già iniziato a cucinarlo nel già visto (Ottavio Bianchi, Simoni, Lippi, Cuper) fuoco lento della riconferma senza entusiasmo e fra mezze frasi buttate lì ad arte. Per non parlare del fatto che i colloqui con allenatori grandi, medi e scarsi erano iniziati ben prima della finale di Coppa Italia. Però se è la società a non avere bisogno di te, o a esonerarti con un contratto in essere, va tutto bene. Mentre se sei tu a volertene andare, chiedendo (perché non lo si può pretendere) la rescissione del contratto, allora sei uno sporco traditore. Di più: anche uno che guida con il fegato pieno di caipirinha, visto il modo in cui è stato raccontato il rifiuto di Leonardo di sottoporsi a un test alcolemico a Niteroi. Fino a due settimane fa era invece collaborativo con le forze dell’ordine, un cittadino modello…Le belle penne nerazzurre, ancora frastornate dal passaggio da cantori della sfiga (sono passati più di cinque anni, svegliatevi! Moggi è morto, o perlomeno gli hanno rubato l’anima…) a cantori di trionfi, si stanno per il momento esibendo nel loro numero più collaudato, cioè dire che Moratti ha ragione. Non ha ragione e non ha torto, Moratti, in questo caso specifico c’entra davvero poco anche se è il primo ad esultare perché andandosene il brasiliano di mondo gli ha risolto un problema. Incredibile: un lavoratore ha deciso con la sua testa del proprio futuro. Adesso ci mettiamo l’elmetto per resistere al diluvio di pezzi anti-Leonardo, ormai lontano e poco portato alla querela, altro che il test anti-alcol. Leonardo che sarà contrapposto a presunti (a volte sedicenti) uomini veri. Ve li meritate, l’urlatore che minaccia rivelazioni (che poi non fa, perché da rivelare c’è il nulla) Gattuso e il futuro dirigente (ma di cosa? Del suo condominio, speriamo. A meno che non diventi il centesimo inutile ambasciatore nerazzurro) Materazzi.

stefano@indiscreto.it
(Rielabolazione di un articolo già pubblicato sul Guerin Sportivo)

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