Una carriera per Dell’Aquila

3 Gennaio 2022 di Oscar Eleni

Oscar Eleni nella sala d’aspetto dello psicanalista che cura i cani perché dopo i giorni da incubo per la cara Zoe, stordita da petardi ignoranti, adesso tocca a noi il risveglio con terrore per colpa dei botti del calciomercato. Coda dei fantasmi dell’illusione alle sei edicole chiuse nel mefitico 2021 per sapere di Lukaku e della famiglia di Wanda Nara ora che Icardi potrebbe diventare oggetto del desiderio, accidenti, della Juventus che non deve stare benissimo se pensa di risollevare  con lui attacco e classifica.

Sono giornate senza basket nostrano ed europeo e qualcuno, magari, ci capirà se, avvilendoci fra gli urlatori della NBA dove il ragazzo a cui dare sempre la palla ricorda il ‘faso tuto mi’ dei nostri campetti, ci siamo esaltati ascoltando concerti di Capodanno, più Vienna e Barenboim  rispetto al grande impegno italiano alla Fenice, perché vedevamo nascere vera armonia se l’orchestra seguiva bene il maestro sul podio. Squadra, leggerezza nel grande impegno. Era l’idea alla base di ogni gioco, vivere e lottare insieme, abbracciarsi per un gol e non per sbeffeggiare, con il marcatore che ringraziava chi aveva portato i viveri, le munizioni, difeso la postazione perché lui andasse  a rete o a canestro.

Poi, stregati da Bolle in un programma bellissimo ritardato per baggianate politico lucrose, abbiamo ricominciato a credere in quello che diceva Peterson sulla danza perché il nano ghiacciato rivedeva  il basket che amava in quella armonia, nella grande interpretazione dei balletti che non perdeva mai alla Scala grazie ai biglietti (eh be’, direbbero i suoi  giocatori, era gratis) che gli faceva avere la signora Zucco, madre di un ragazzo che allenandosi in Canottieri con chi vi scrive sembrava destinato ad una vita difficile. Lui, per fortuna, li ha smentiti, non rivalutandoci sia chiaro, diventandoperò un bravo medico specialista nella terapia contro il dolore.

Potrebbero chiamarlo Petrucci e Gandini, lui giocava anche bene, come potrebbe confermare Casalini, giustamente nel libro fotografico federale del centenario, che nei ritorni a casa si prendeva tutti gli insulti nel nome della squadra e del Furio quando diventava furioso. C’è dolore in un basket che non sa come finire la stagione nei tempi giusti per dare spazio alla Nazionale del prigioniero Sacchetti. È arrivata con la Befana anche la disperazione per il ritorno al 35% della capienza nei palazzetti con la rabbia per non aver mai visto i famosi “ristori” promessi per gabbare i pochi santi rimasti nella palla a spicchi.

Un mondo che ha riscoperto la polemica sana dopo l’intervista, al Piccolo di Trieste, di Boscia Tanjevic che non ha certo paura quando dice verità condivise da molti sulla mentalità italiana di coprire un buco con tacche anche peggiori, che suggerisce a Milano quello che sembra logico: giochi con 12 stranieri e lasci che i giovani italiani tesserati vadano a cercare la verità sulle loro debolezze dove hanno più pazienza e meno spese. Non siamo stupiti che il primo ad alzarsi in piedi per applaudire il Boscia sia stato Marco Bonamico, il marine di Peterson, l’uomo che alla Virtus anche messiniana ha dato più del cuore, il giocatore che nel dopo carriera ha fatto cose importanti in televisione, nelle palestre, insomma si è battuto come sempre.

Il medico contro il dolore dovrebbe aiutare Petrucci anche a  non credersi l’unico salvatore della fede facendo guerra all’eurolega che a lui sembra un circo. Per la verità sono circhi con troppi comici anche quelli delle coppe organizzate dalla federazione europea, le finestre per le nazionali messe dalla federazione mondiale in mezzo a stagioni dove i giocatori sono già spremuti oltre la decenza e i bisogni. Non lo chiameranno questo medico, tutti arroccati  nella difesa del bastione che garantisce la fine almeno del campionato, anche con  la soluzione del dilemma coppa Italia per otto che creerà altre capriole nella botte con dentro lame taglienti come il povero eroe romano che capisce quelli del Circeo.

Basket in preghiera per ringraziare la RAI di non aver rinunciato alla diretta su canale digitale, visibile a tutti, la Rete Due, accidenti, per il recupero del 5 gennaio fra le regine maledette, nemiche più dei duellanti in panchina, come Elisabetta e Maria Stuarda. Diciamo che sarà davvero una partita in maschera fra squadre con troppi lungodegenti per infortunio, per Covid, per grane varie con la salute e magari col doping. Se non disturbiamo torneremo ad importunare dopo i recuperi nei giorni della Befana  nella speranza che abbiano più successo del film con la Bellucci.

Storditi dai botti rinunciamo a dare i voti anche se un 10 se lo merita Tortu per le sue interviste che sanno di buono nel timore, invece, che altri ori olimpici si trovino in difficoltà come il meraviglioso Candido Vito Dell’Aquila, prima medaglia di Tokyo, facendo scoprire persino ai giornali sportivi il taekwondo, che vorrebbe fare il giornalista sportivo per  rendere più popolare il suo sport. Gli auguriamo, se dovesse davvero fare questo mestiere, di trovare gente che possa aiutarlo a vedere più chiaro, magari proibendogli di partire, come capitò a noi, con lo sport che preferiva, allenava, studiava, per andare a cercare in altri mondi bellezze che non dimenticheremo mai, cultura che ci ha aiutato a capire persino certi allenatori, certi dirigenti, certi padroni del vapore che dello sport se ne fottevano, cercando soltanto visibilità e qualche voto a perdere.

Dieci alla RAI per aver mantenuto fede alla promessa fatta per la partitissima del basket. Fanelli e Dembinski sono amici veri di un basket che spesso si perde dietro a troppi brocchi senza talento.

Nove a Tanjevic e Bonamico perché come ci diceva Montanelli molti sono servi non per colpa del padrone, ma per vera vocazione.

Otto a Gandini e Petrucci se troveranno davvero i ristori promessi da un governo che ci confonde anche sulle mascherine.

Sette più e sei meno meno e chi  si è divertito con la coralità delle orchestre, l’armonia del ballo sapendo che si va oltre il milione di seguaci soltanto se influenzi la gente in coda per gli sconti.

Tutti insufficienti i governi sportivi della spremitura, dal calcio per un mondiale ogni due anni, a chi pensa che le sue coppe siano più  buone e virtuose rispetto ai ricconi dell’isolamento e al Parlamento che magari non vota cose giuste, ma si unisce per dedicare uno stadio dove gli eroi sono stati tanti, magari partendo dalle Olimpiadi del 1960.

Sotto il par la NBA anche nei giorni dei miracoli del Curry micidiale e del Lebron James astrale.

Sotto la media il fine anno televisivo sullo sport nel terrore che  l’olimpiade invernale cinese di febbraio non riesca davvero a volare anche se partirà dal nido d’uccello di Pechino dove ancora si vede Bolt oltre la barriera del tempo, anche se come dice Cimbricus il mondo gli si sta avvicinando, cosa che sembrava impossibile come nei giorni dei record truccati. A proposito, zero scarabocchio per l’antidoping che ha fermato il cestista Moraschini mesi fa e ancora oggi non ha trovato spazio per una risposta fra cotechino e panettoni e settimane bianco sporco.

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