Un po’ napoletani

31 Agosto 2010 di Libeccio

di Libeccio
L’identità di Lucarelli,  la zavorra Del Piero, la minusvalenza di Ibrahimovic, le scuse della Roma, la carta di credito del tifoso e gli stimoli di Benitez.

1. La dichiarazione di Cristiano Lucarelli (”A Napoli perché sono un po’ napoletano”) è di quelle da annotare negli annali del calcio, perfetta sintesi di questo nulla che tanto amiamo. Un po’ come Aquilani che si sentiva sin da ragazzo un po’ inglese e poi si è scoperto anche un po’ piemontese. E Ibra non volete che si sia sentito sempre anche un po’ milanista? Forse i tifosi sono più intelligenti di quello che leggono. Forse.
2. La sconfitta della Juventus a Bari non ha sorpreso, anche perché il Bari sembra studiato apposta per fare bella figura contro i grandi club pieni di problemi. Assurdi i processi in agosto, sicuro il fatto che la Juventus della ricostruzione sia rimasta a metà del guado. Del resto se dopo Ranieri e Ferrara arriva sulla panchina Delneri è difficile che si esca dalla medietà, che è cosa diversa (migliore, ma non da Juve) dalla mediocrità. Rimane l’enorme problema Del Piero, più condizionante per le scelte societarie che per quello (poco) che riesce a fare in campo. Con tutto il rispetto per il passato, una zavorra per il presente.
3. Con l’arrivo di Ibrahimovic (mentre scriviamo Robinho non ha ancora firmato, ma è quasi sicuro che lo faccia) il Milan torna nel firmamento delle squadre che possono vincere ogni cosa: una decina in Europa e tre (forse due e mezzo) in Italia. Meglio commentare la parte sportiva della vicenda (nei campionati nazionali Ibra è l’assicurazione contro le partite rognose con le squadre medie), che trarre conclusioni parziali riguardo a quella finanziaria. Suona infatti poco comprensibile il crollo di valore del cartellino, pagato dal Barcellona 70 milioni (50 più Eto’o) di euro solo un anno fa e approdato alla corte di Allegri per la modica cifra di 24 milioni di euro rateizzabili. Va bene la minusvalenza, va benissimo Guardiola che lo detestava, ma qualche milione manca lo stesso all’appello. In queste operazioni con l’estero spesso succede.
4. La Roma pareggia la prima con il Cesena che si prevedeva vittima sacrificale. I giocatori della Roma, eternamente sopravvalutati dalla loro stampa, chiederanno scusa anche questa volta? Cosa non si fa per il quieto vivere.
5. Sulla tessera del tifoso ci chiediamo come mai nessun paese europeo l’abbia mai adottata pur riuscendo a padroneggiare meglio il tifo violento meglio di noi e soprattutto perché solo nel calcio si debba procedere ad una schedatura di massa per vedere una partita. Per pochi violenti che non si riesce ad isolare e ad espellere dal calcio devono pagare i molti e moltissimi che vanno allo stadio pacificamente e senza altro interesse che quello sportivo. Inoltre dalle foto che ritraggono la tessera del tifoso vediamo che la medesima sembra anche essere una carta di credito. Qualcuno per caso ha unito l’utile al dilettevole facendo una speculazione su una questione che sostanzialmente doveva restare di ordine pubblico? Al di là dell’ideologia, alla prima occasione in cui per motivi di ordine pubblico verranno fatti entrare tifosi in trasferta senza biglietto (è successo con quelli di Inter e Roma all’ultima giornata dello scorso campionato) avremo la certezza che si tratta dell’ennesima schedatura-marketing delle nostre vite.
6. In occasione della Supercoppa europea si sono viste le prime difficoltà dell’Inter di Benitez, confermate ieri sera a Bologna per almeno un tempo. Con l’Atletico Madrid gara troppo brutta, svogliata, rinunciataria e scarica mentalmente e fisicamente per essere vera. Un po’ meglio a Bologna, come spirito, anche se la tensione (visto che gli uomini sono gli stessi dell’anno scorso e il modulo tattico per larghi tratti anche) che dava Mourinho era solo un ricordo. Sul piano strettamente calcistico la maggiore lacuna di questa Inter è la mancanza di un panchinaro che faccia la differenza a partita in corso: facile dire Balotelli. Sul piano psicologico Benitez ha mostrato mancanza totale di empatia con la squadra: considerando che gli stimoli dell’anno scorso non torneranno, a meno di rimanere 45 anni senza Champions League, l’allenatore spagnolo dovrà inventarsi qualcosa per dare un senso ad una stagione dove solo un avversario (il Milan) è davvero migliorato.
Libeccio 
(in esclusiva per Indiscreto)

Share this article