Toto chi?

15 Dicembre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni davanti alla baita trentina del mercatino natalizio in piazza Monte Grappa a Varese. La terra di Toto chi? Dei Borghi e dei Bulgheroni, la Camelot del basket per tantissimi anni. In mano il libro degli Ossola, braccio e mente per i settanta anni del basket varesino che il rinascimento lo ha proposto, valorizzato, dando fama e bella vita a tanti artisti del basket. Non avevamo voglia di altro andando in pellegrinaggio sotto il vecchio campanile della piazza, sfiorando il bar dove quei “manigoldi” dell’armata gialloblu chiudevano spesso a chiave clienti ignari, spesso di giorno. Ci piaceva anche incontrare il passato. Eh sì. Esiste. Non è soltanto nostalgia. Rivisitazione per capire quanto siano fasulle le tigri di carta che oggi vengono fatte ruggire, o ruttare, nella televisione che tutto digerisce, tutto tenta di spiegare, senza riuscirci spesso.

Varese dalla palestra dei pompieri alla gloria europea con Nikolic, al mondo visto dalla collina della sofferenza  con Sandro Gamba, a quello colorato come i capelli di Pozzecco protetto da Andrea Meneghin, nel regno di Charlie Recalcati che adesso se la deve passare davvero male con la Venezia dei mori golosi, dei bianchi vanitosi. Antiche scale, pensando a Rico Garbosi, a Nico Messina, agli allenatori varesini di ieri, c’è stato anche Bianchini, per arrivare dal Franzi che dirige i balli del ricordo. Ciao Bob Morse che non ti sei fatto vedere perché stai diventando nonno. Ciao Paolo Vittori che aspetti sempre di completare il libro sulla tua vita straordinaria, da grandissimo giocatore, il più completo di sempre per  il Ciccio Borghi che sogna sempre un basket più evoluto, tecnico, dirigente. Ciao Ossola anche se ci hai fatto arrabbiare scappando subito via e lo dice uno chiamato orso. Con lui funziona così. Era sublime in campo,  strardinario fuori anche quando diventava il vero piccolo diavolo per aprire il festival dello scherzo, lui l’anima nera, Rusconi, Zanatta e Dino Meneghin i boia autorizzati. Lo sappiamo bene per aver viaggiato tanto con quello squadrone grazie al Giancarlo Gualco che ci faceva proteggere dal dottor Venino, un pugile capace di sussurrare a quei cavalloni non eroici davanti alla sua guardia alta, al sicuro sotto le ali di Marino Cappellini, l’anima granda che tutti quei ragazzi ricorderanno per la vita, come dovrebbe essere sempre in uno spogliatoio, poi anche in quelle del Sandro Galleani che è storia  vera del nostro basket anche se oggi lo hanno confinato all’importante ruolo di responsabile degli arbitri, lui che si è sempre sentito il vero assistente dei grandi allenatori e sul podio voleva la medaglia non come fisio super, ma come tecnico rubato a Gianni Motta e al grande ciclismo. Con quelli camminavi dentro spazi immensi. Ascoltavi, capivi, imparavi anche se erano primi al comando con la maglia gialloblu, bianconera, o biancorossa, e tu avevi il tuo marchio di simmenthaliano per sempre (ci mancherebbe, ma adesso quella famiglia non esiste più): a spasso con  Zanatta  aspettando la finale di Anversa, quella senza Meneghin, ma con un Rizzi super, dietro al coro nei viaggi fra Udine, Siena, c’era una Siena anche prima degli scudetti, era persino in testa alla classifica direbbe Rinaldi, con Marino a fare da cane san Bernardo quando Dino diventava il re d’Israele persino in discoteca.

Mondi, e fra questi anche quello di 0’Toto chi?’. Eh sì, il basket del rinascimento riscoperto da Bianchini nella presentazione  della festa trentina, meritata dalla città, dalla società, anche se fasulla nella sua essenza, mancando evidentemente anche la materia prima, è quello che, davanti ad una seria candidatura per la presidenza della Lega di Toto Bulgheroni permette i cachinni e i ragli della platea ispirati dal vertice. Come fa Petrucci a chiedere l’impegno di Bulgheroni se davanti a questa mancanza di leale confronto, con l’ironia che farebbe saltare i tavoli anche nei peggiori bar di Pozzuoli, se ne sta buono giustificandosi col fatto che era soltanto ospite? Ospite di cosa se la Lega dipende in tutto e per tutto dalla Federazione? Lasciamo perdere. Il ragliante che  pensava di essere un primo ministro sputacchiando il ‘Toto chi?’ ha fatto dire al Sinedrio che il Bulgheroni rappresenta il passato. È vecchio. Ma dai, avrà detto il settantenne Petrucci. O no? Comunque era facile per “Toto chi”? rispondere: se, se, se, insomma se  lo dichiarano inelleggibile perché ha vissuto l’età aurea di una lega propositiva allora hanno ragione. Lui ha detto anche ‘in un basket dove gli stipendi si pagavano regolarmente’, facendo scattare  l’allarme di chi dirige oggi il parco macchine dell’azienda cestistica. Risposta sulla scena imbiancata: non esistono lodi in atto per stipendi non pagati. Va bene. Come hanno ripescato Caserta? Era ieri. L’altro ieri? Mah. Comunque il nocciolo della questione non era certo quello. Non lo hanno capito? No. Lo capiranno? Chiedere a Frassica.

Da piazza Monte Grappa uno sguardo all’ammucchiata del campionato: cinque squadre al comando. Cremona e Reggio Emilia quelle che ti fanno emozionare di più. Giocano bene. Bravissimo Pancotto, stupendo il Menetti che non ha davvero paura  a lanciare i suoi giovani. Bella anche Trento, non completa perché non  hanno così tanti soldi, ma soltanto buone idee e un programma serio. Stupenda Pistoia che il suo scudetto lo ha già vinto. L’unica che non sorprende lassù è Milano che ora  sistemerà quello che le ha negato l’eurolega perché nell’anno del rinascimento, come dice il Vate, siamo fuori dalle sedici per la prima volta dopo tanto tempo. Non parliamo del passato e delle 10 finali europee in fila di Varese. Era fra il 2000 e il 2005 che avevamo persino 4 squadre fra le migliori. Visto il calendario non è detto che la notte del 4 gennaio ci sia una separazione del gruppo. Almeno tre su cinque potrebbero stare insieme a quota venti, ventidue punti.

Con quattro turni da giocare sembrano decise le otto per la coppa Italia di Milano, anche se Avellino potrebbe anche fare un brutto scherzo a Brindisi, ingolfata dai recuperi, anche se le previsioni sono 4 punti su 8 fattibili, ma soprattutto a questa Venezia che potrebbe giocarsi proprio in Irpinia il posto per la finale ad otto che il ”basket dei futuristi futuribili” mantiene immutabile nel tempo, pur avendo scoperto che ci sono emancipazioni possibili, come ha cercato di spiegare la pallavolo del cestista Righi, come ha scoperto persino la Fiba cambiando i criteri di assegnazione delle grandi manifestazioni. L’europeo multilingue, multinazionale che si sono presi per il 2017 Turchia, Israele, Romania e Finlandia. Ma  a questi che vedono lontano cosa può interessare? Sanno di non sapere e dietro questo fanno i loro castelli di sabbia. Attenti all’onda. Chi vorrebbero al posto di Marino? Il coro dice Sardara che non per caso ha annunciato di voler lasciare la presidenza di Sassari a fine stagione. Lui lo ammette: più razionalità, meno cuore. Da vero uomo di sport. Ora tutti aspettano di capire su chi punterà Milano che al momento tace, impegnata a  difendere il castello che sembra tanto quello del conte inglese poi messo al palo da Wallace di Cuore intrepido. Pagelle dalla terra di ‘Toto chi?’. Dove il cioccolato lo fanno i maestri pasticceri, non i pasticcioni:

10 All’EMPORIO ARMANI perché ha smentito i luoghi comuni sulla sua difesa, in questo caso quella dei dirigenti dopo l’eliminazione dall’eurolega. Se il presidente ammette l’errore  nella programmazione, se il proprietario considera fisiologiche le difficoltà in una squadra totalmente e volontariamente rifatta, perché fare tanti processi? Alla fine vinceranno. Lo hanno promesso. Se lo possono permettere. Cari avversari grazie di aver reso così animato il giardino, ma alla fine mangerà soltanto una tigre.

9 A GASPARDO (Cremona e CANDUSSI (Pesaro) perché insieme al classe ’98 STRAUTINS, cresciuto da Reggio Emilia, ci fanno credere che esiste ancora gente capace di far  progredire i giocatori settimana dopo settimana. Non è rinascimento, ma non è poco.

8 Al KEDDRICK MAYS di Trapani che infilando 10 tiri da 3 su 12  ha riaperto l’albo dei ricordi statistico  facendoci tornare in mente  OSCAR Bezerra mago di Caserta, genio di Pavia, che ora combatte duramente per vivere. Per lui quella riga era invisibile, appena prendeva la palla ed era lontano dai nemici sparava, segnava, esaltava.

7 A Cesare PANCOTTO perché vedendo questa sua Cremona noti subito che anche nel basket dove prevale il concetto di squadra famiglia si possono imporre delle regole per cui  in campo, come a tavola, non si va con le cuffie, non si mangia in fretta. Gustare tutto, ascoltando, vivendo insieme. Bella sensazione.

6 As Austin DAYE perché ci ha messo poco, dopo il brutto esordio, a far ricredere chi ne sa una più del diavolo in pantofole, insomma i “mi so” fra gli spicchi: non sarà mai come suo padre. Per adesso ha spinto Pesaro oltre la casa matta di Venezia. Vedremo.

5 Ai GIOCATORI di Torino che hanno avuto lo scalpo del povero BECHI e ora dovranno dimostrare di essere capaci di reagire alla vitalità di VITUCCI. Doloroso per tutti, ma erano davvero la delusione dell’anno.

4  A VARESE per averla tirata tanto lunga con UKIC. Camminando per le antiche scale  i giocatori di oggi hanno detto di sognare guardando in alto, peccato che poi in campo dimentichino che la palla deve andare dentro il cesto.

3 Al giovane talento ABASS che, come tanti appena portati alla ribalta da prestazioni di qualità, si affrettano a far sapere che non è proprio tutto oro quello che vediamo luccicare con il loro sudore. Possibile che un minimo di popolarità faccia perdere la visione della realtà?

2 Alla REYER in blocco perché  sono troppe le cadute di tensione. Un giorno al sole, tre nel ghiaccio. Non vorremmo che alla fine prendessero in mezzo proprio Recalcati perché in questo basket rinascimentale l’unica cosa che  sanno imitare è il peggio. Caro Charlie certe valige dovevano essere portate alle gondole tanto tempo fa.

1  Al premiatissimo DALLA SALDA se non riuscirà a garantire che Reggio Emilia, così bella, così propositiva, avrà il diritto di battersi per tornare ad una finale scudetto. Vero che con assenze importanti ha sbancato Brindisi, ma in un play off si gioca ogni due giorni e sarebbe un peccato non sfruttare una stagione dove anche chi è nato padrone sembra avere qualche dubbio. Certo è solo scena, animazione, per poi farsi elogiare di più, ma andare a letto, alla fine, col dubbio, sarebbe atroce.

0 Alla LEGA che ha fato diventare tormentone nei canti natalizi la becera frase “TOTO CHI?” per scartare subito l’eventuale candidatura di BULGHERONI alla presidenza. Ora basterà mettere a confronto le  storie dei raglianti del ‘Toto chi?’ e quelle di un dirigente che, giustamente, si risente per tanta mancanza di rispetto, ma non è così smanioso di fare da comodino a loro e alla Federazione.

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