Tifosi della Fiorentina ad Ancona

2 Dicembre 2021 di Stefano Olivari

In questo momento in Italia il pericolo pubblico numero due è Andrea Serrani, mentre il numero uno non è Dillinger ma Giorgio Micheletti. L’inflazione reale sta esplodendo nonostante le rassicurazioni della Lagarde da Fazio? Diamo più evidenza ai bilanci taroccati dei club calcistici, una vera novità del 2021. Ma tornando a Serrani, usciamo dal grottesco caso Greta, dai messaggi di solidarietà ricevuti dagli amici calciatori (negli spogliatoi calcistici si parla delle donne come lo avrebbe fatto Petrarca), e diciamo la cosa che più di tutte ci ha colpito e cioè che un imprenditore della provincia di Ancona fosse al Castellani a vedere Empoli-Fiorentina, buttando via tempo e soldi.

Sì, certo, è tifoso della Fiorentina, ma è proprio questo il punto. Da casa sua a Empoli sono 350 chilometri, 4 ottimistiche ore di auto ad andare e 4 a tornare. E se le ha fatte per vedere la sfida ad Andreazzoli è presumibile che in un anno faccia trasferte simili almeno una trentina di volte, fra Firenze ed altri stadi a tiro di guida. Insomma, l’intensità del suo tifo è più forte di quella di chi ha la vita più comoda. Non c’è ovviamente un nesso, e lo sottolineiamo, fra questo e il gesto volgare fatto ai danni della giornalista, anche se viene in mente Gianni Brera (è un miracolo che accadano così pochi fatti criminali legati al calcio, viste le situazioni), era solo un pretesto per dire ciò che stiamo per dire su un tema che ci sta a cuore da tempo.

E cioè che molti dei mali dei calcio italiano nascano dalla cattiva distribuzione del tifo. O meglio, dal fatto che in gran parte d’Italia le persone non tifino per le squadre del posto facendo sembrare anche normale questo fenomeno. Ci sono thailandesi o calabresi ultras del Manchester City, ma fuori da Manchester non è che in Inghilterra la squadra di Guardiola abbia il seguito di Juventus, Inter e Milan fuori da Torino e Milano. Un fatto culturale, se vogliamo anche campanilistico, ma una realtà che in Inghilterra fa la fortuna anche di tanti club delle serie minori. La media spettatori del Championship è di circa mille unità superiore a quella della Serie A e in League One il Sunderland attira più pubblico di Napoli e Juventus.

Per dirla in breve: tifare per una squadra diversa da quella della propria terra è in teoria una cosa da eccentrici o da PlayStation, ma se diventa la norma questo porta ad enormi squilibri tenendo fuori dal grande giro città anche importanti. Palermo è la quinta città d’Italia per abitanti, Bari la nona, Catania la decima, Messina la tredicesima, Padova la quattordicesima, eccetera. Questa anomalia italiana per cui il 75% degli appassionati di calcio tifa per tre squadre, ed in generale snobba le piccole squadre locali, è da molti vista con simpatia, ma noi non capiremo mai perché un sardo debba tifare per la Juventus, l’Inter o il Milan che battano il Cagliari. O perché uno di Ancona si rovini la vita per la Fiorentina. Cose che non c’entrano con un gesto da cretino, ma che invece c’entrano molto con l’agonia di tante realtà calcistiche medie e piccole.

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