I tempi di Scavolini spettatore

21 Novembre 2016 di Oscar Eleni

Oscar Eleni reduce da un sauna tour, la versione lappone del Nirvana. Ne avevamo bisogno dopo aver visto certe facce quando l’Emporio Armani è uscita dall’arena di Belgrado avendo perso le piume che si era messa in testa dopo il successo sui baschi a Desio, nell’esilio dove hanno fischiato Bargnani sorprendendo gli stessi che se la godono quando sono in campo e la gente ulula contro i loro avversari, dove non abbiamo scoperto niente di nuovo sulla civiltà sportiva nazionale. Fra i cittadini di Ruka Kuusamo che vogliono sapere soltanto dell’eurolega, anche loro sanno che nel nostro campionato magari nessuno si scansa se passa Milano, ma la competizione langue.

Sta sotto i 10.000 d’ascolto televisivo dice u viperignu, in effetti abbiamo meno spettatori di molte partite di pallavolo femminile. Si gioca per arrivare secondi, chiedendo umilmente qualche posto nelle coppe FIBA visto che in Italia non abbiamo campi degni dell’eurolega, a guardar bene non lo sarebbe neppure il Forum di Assago dove re Giorgio è costretto a far giocare i suoi, là fuori di mano dove non vedi mai un vigile per regolare quella chiavica d’imbuto, la rotonda che consente di andare ai parcheggi A e B, l’impianto dei bagni trappola e quasi sempre fetenti, o allagati, che ricorda troppo spesso la barzelletta sull’Inferno italiano preferito dai dannati perché una volta mancano i diavoli e un’altra lo sterco. In Italia avrebbero campo da eurolega Pesaro, forse la Virtus Bologna a Casalecchio, non parliamo di Roma e dell’Eur perché nella capitale stanno bene nel “piccolo mondo” di viale Tiziano, ci hanno fatto persino una finale scudetto contro Siena.

Impianti per squadre di bassa classifica in serie A e questo, caro Costa che hai mille ragioni per sentirti perseguitato da arbitri dal sibilo immotivato, fuori e dentro il campo, crotali di bassa categoria: non dipende soltanto dai fischi contrari, ma anche dal poco che Pesaro trova per allestire una squadra degna della sua storia da quando Scavolini è soltanto spettatore. Alla palla di Pomodoro dovrebbero chiedersi chi ha allontanato un appassionato come Valter dal gioco, ma nella storia recente del nostro sport, non soltanto calcio, purtroppo, quando i genitori sono stanchi trovano soltanto il sorriso di eredi che non vedevano l’ora di chiudere la porta e la borsa. Virtus e Roma sono in serie A2. Con Bertomeu porte sbarrate, magari potrebbero bussare alla FIBA perché là hanno visioni che ci spiazzano. Tipo? Be’, al sorteggio per il prossimo europeo troviamo Italia in seconda fascia e Croazia in terza. Credevamo che a Rio fosse andata la squadra di Aza Petrovic. Ci siamo sbagliati. Per la verità ci eravamo sbagliati anche prima di Torino, noi e tanti altri, ma personalmente ce la siamo presa con certi giocatori, scorpioni di natura, mentre molti hanno scavalcato San Pietro negando la santità e la conoscenza di Ettore Messina.

Ma torniamo all’Emporio Armani fermato alla fortezza della Stella Rossa. C’era in giro una strana illusione. Adesso c’è una esagerata delusione. Nessuno ha ancora capito questa eurolega dalla formula dura e crudele. Non c’è spazio per recuperare energie fisiche, per riavere la mente pronta dopo poche ore. Lo abbiamo visto con la crisi del Fenerbahce, la caduta del CSKA sul campo del Darussafaka che 48 ore dopo ha ceduto contro il Galatasaray che fino a quel giorno aveva vinto una sola partita. Vita dura cercando di imitare la NBA senza averne le strutture, l’organizzazione. In Europa soltanto il CSKA ha un aereo privato. Spogliatoi e strutture di recupero neppure paragonabili, strutture societarie di sostegno a questo vortice ancora poche. Soprattutto la  preparazione di tutti noi è modesta. Adesso c’è chi ha scoperto che la prima fase della NBA può essere vissuta con meno tensioni perché almeno fino a gennaio la gente ha pazienza e poi si è abituata a questi spettacoli per un uomo solo con la palla in mano. In eurolega si fa ancora fatica e chi deve mischiare attività fra campionato nazionale e coppa, chi cerca quattrini, gloria e spera di cavarsela risparmiando, va spesso in crisi.

Non parliamo delle squadre italiane impegnate nelle coppe della FIBA. Incassi scarsi, viaggi pesanti, strutture di sostegno da C Gold dove, fra poco, dicono, potrebbe giocare Gerasimenko, il padrone della nuova Cantù angosciata, che ha chiesto di tesserarsi per il Cadorago. Quindi nessuna illusione, ma neppure lo sconforto dei delusi se Milano è in mezzo al gruppo, non lontana dal sogno play off, non troppo distante dalla caienna che libererà le finaliste. Chiarito il problema per trovare vestiti adatti ad un torneo così duro come questa eurolega, andiamo avanti. Ma vi diciamo che non ci sembra un male di stagione quello che ha fermato Repesa prima di Cremona. L’ignoranza e la malafede sfiniscono dopo le  settimane passate per far capire che le squadre si costruiscono se le società garantiscono il cemento, se tutti lavorano pensando che sarà la primavera a dirci la verità, non certo queste settimane passate in laboratorio mandando dietro la lavagna qualche discolo. Punendo giustamente i ragazzi che, come è successo a quell’insegnante di Palermo preso a pugni da genitori che sanno cosa vuol dire educazione all’italiana direbbe Churchill, sono pronti a mandare i loro cari, agenti, genitori, fidanzate, parenti, davanti alla porta dello spogliatoio per chiedere il motivo degli acculamenti in panca.

E sì, bisogna farne di strada per far capire che la critica al rosolio non migliora i giocatori, che deve esistere una tensione emotiva, un nemico da battere sempre, per poter progredire, annegare l’ego, per essere servitori della causa comune. Vedete anche come commentano certi topolini d’appartamento arrivati a leggere questa rubrica. L’avranno vinta quando si troveranno in mezzo al rumore, impossibilitati a parlare e quindi liberi di cinguettare sparando minchiate. Non si dovrebbe avere paura dell’ignoranza. È così. Però ad un certo punto lasci perdere, tanto cosa cambia oltre al sito della Lega dove risparmiano sui caratteri? Quando una partita finisce ai supplementari si potrebbe anche aggiungere il d.t.s. nel tabellone risultati. Figurarsi. Quelli sono hipster con i controfiocchi, hanno altro a cui pensare. Il sito è loro, ma dovrebbe servire anche all’utente che lavora con loro. Mistero. Certo siamo dei nostalgici e confessiamo di esserci commossi vedendo Sacripanti camminare nervosamente davanti alla panchina di Avellino: ci ha fatto ricordare Aldo e Roberto Allievi, patrigno e fratellastro del Pino allevato da Corrado, che deve anche spiegare perché è felice di fare l’assistente a Messina cercando di ricordare agli smemorati che sarà un aiuto concreto anche per il nostro prode Ettorre visto che gli azzurri di oggi sono passati nelle sue nazionali giovanili che hanno anche vinto qualcosa.

Che tutto sia in evoluzione devono averlo capito anche a Siena dove hanno inquisito il fantino Veleno per le nerbate al Palio, una cosa mai accaduta, dove hanno letto che il peccato del pagamento in nero ha tormentato la vita anche di altre squadre campioni in sport diversi se è vera l’accusa fatta alla Pro Recco dominatrice della pallanuoto. Certo con meno clamore. Pagelle in sauna, sorridendo davanti alle tensioni che rovinano le attese di Jasmin Repesa, il grande illuso che  pensava di aver visto tutto e scopre sempre cose nuovo nel mondo dove ha scelto di passare per furbo soltanto perché, se dovesse decidere davvero come educare certa gente, non ne troverebbero uno sano alla fine della discussione.

10 Per Terran PETTEWAY, l’uomo del Texas, il tiratore da 10 su 14 col tiro da tre punti, il texano di Galveston, la città del grande regista King Vidor che, senza conoscerlo, girò il Mago di Oz, non tanto per la prestazione, continuiamo a credere che vincono le squadre e non i singoli anche se ci sono eccezioni, ma per il sollievo dato a Vincenzo Esposito che se la passava male. Succede a Varese al Moretti che lo aveva preceduto sulla panchina di Pistoia.

9 Ad AVELLINO perché se vinci una partita dura come quella di Sassari facendo 8 su 20 ai tiri liberi allora vuol dire che hai qualcosa di speciale come anima di squadra che sa peccare e sa redimersi.

8 A REGGIO EMILIA che deve ascoltare violinisti appostati su ogni tetto per il canto libero di chi ha scelto di affrontare un colosso come Armani con la truppa italiana lasciata libera da chi poteva averli tutti. Tutto bello, entusiasmante, come le due finali scudetto, ma attenti, in giro ci sono sempre gli stessi untori e guai a distrarsi.

7 Ai fratelli DELL’AGNELLO, Tommaso Piellino, Giacomo della Libertas, per aver combattuto nel derby livornese che è storia, che ci manca, ma anche per averlo chiuso dimenticando subito la rivalità sul campo, cosa che un tempo sarebbe stata considerata eresia (un tempo?). Comunque nel momento di grande euforia per il padre Sandro che con Caserta, squadra per la salvezza che vive alla giornata, è addirittura quarto, questi due giovanotti ci dicono che non tutti i genitori sono come quelli che a Palermo hanno picchiato l’insegnante che aveva mandato fuori dalla classe il figlio bullo e molestatore.

6 Al PERIC che, più di tutti gli altri giocatori di una Reyer senza Tonut, ha voluto la vittoria di Torino dove è stato davvero duro capire, interpretare, arbitri che spesso ci fanno paura. Non perché sbagliano, umanissimo, in linea con certe percentuali vergogna dei giocatori, ma per questa idea di dover gestire il gioco sempre in maniera diversa. Fischiare come conviene di più.

5 Ad Ario COSTA che ha trovato nel designatore degli arbitri GIANSANTI il colpevole per la sesta sconfitta della stagione. Non è colpa di un ex arbitro con carriera lunga e onorevole, lui fa bene a difenderla, ma di troppe cose a Arione sa bene che se parti per la salvezza sarà tormento fino in fondo. Attenzione al dito o alla luna?

4 A TORINO dove hanno fatto cose bellissime, ma poi si dimenticano dei coperchi. Certo per avere più dei 3600 in tribuna per la partita persa con Venezia servirebbe uno sforzo di tutti e visto che sono FIAT mettano una marcia in più e non regalino partite così delicate.

3 A ROSETO, prima insieme alla VIRTUS nel girone EST di A2, LEGNANO e BIELLA al comando del gruppo Ovest, perché ci fanno sentire in colpa, lontani da un mondo che, grazie a SKY, potremo però riscoprire settimana dopo settimana, basta che chi dirige il canale lasci le cose come stanno e non decida per mandare al cosiddetto piano di sotto i suoi radiocronisti da televisione per non vedenti.

2 Alla NAZIONALE di rugby che ha battuto per la prima volta il Sudafrica perché ha tolto alle belle gioie di Azzurra la gioia di vestirsi da eroi per battere magari l’Islanda, per dirci che il loro sacrificio nell’estate di lavoro per la Nazionale ha rubato ore alla famiglia, a Formentera e alle bevute di gruppo.

1 A MORETTI e VARESE che stanno vivendo davvero male questa fase della stagione dove qualcuno ha chiesto anche se l’allenatore, uno che ha combattuto contro un malanno gravissimo, era pronto a dare le dimissioni. Se i giocatori sono quelli che abbiamo visto, gente che va in giro a lamentarsi per essere stata trattata troppo duramente, allora le dimissioni le dovrebbero dare altri.

0 A Roberto BRUNAMONTI, riportato finalmente nel giro azzurro, grande giocatore, uomo di qualità, perché rivederlo di fianco a Messina ci farà venire le nostalgie che tanto infastidiscono questo piccolo mondo a spicchi dove non tutti sognano, dove, a dirla tutta, sono incazzati neri perché loro avevano preceduto la brutalità juventina nel chiudere la tribuna stampa agli inviati Gazzetta. Anche la rosea ha memoria corta. Non era insorta allo stesso modo quando ad essere esclusi, magari soltanto da una cena, erano stati colleghi di altri giornali.

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