Tashkent sulla mappa

28 Agosto 2008 di Stefano Olivari

Il combattimento che ha messo Kinshasa sulla cartina: così fu definito il famoso ‘Rumble in the jungle’ del 1974 fra Muhammad Ali e George Foreman. Nel senso che miliardi di persone prima di allora non avevano mai nemmeno sentito nominare lo Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo), se non per il Mondiale di calcio di qualche mese prima. Sulla cartina del pallone il Bunyodkor è stato invece messo da due trattative ai confini della realtà: a metà luglio la squadra di Tashkent si è guadagnata un posto d’onore nelle agenzie e nei fogliettoni (quei tremendi pezzi pseudoironici sul nulla che vengono commissionati ai Severgnini della situazione) di tutto il mondo offrendo 40 milioni di euro d’ingaggio all’anno… a Samuel Eto’o mentre adesso più concretamente ne ha dati 10 (5 a stagione fino al 2010) a Rivaldo. Nel primo caso l’aspetto bufala era evidente, anche se l’attaccante del Camerun e del Barcellona qualche giorno in Uzbekistan (quando il club si chiamava ancora Kuruvchi) c’è poi stato veramente e di sicuro non gratis. Lucro anche per i blaugrana, forse, visto l’accordo per una futura amichevole che magari Messi non giocherà proprio con la bava alla bocca. Nel secondo caso invece si è trattato del classico e condivisibile ultimo contratto da non poter rifiutare, per questo il brasiliano si è affrettato a salutare l’AEK per infilarsi non nel qualitativo campionato russo ma nella sconosciuta (a noi, ma anche a lui) lega uzbeka dove da anni domina il Pakhtakor, che abbiamo sentito nominare solo scommettendo sulla Champions League asiatica e per il fatto che sia una delle squadre che hanno nel loro passato una grande tragedia aerea (accadde nel 1979, in Ucraina, con la morte di diciassette fra giocatori e dirigenti) da ricordare ed in un certo senso sfruttare dal punto di vista emotivo e commerciale, tipo Manchester United o Torino. Scontati i discorsi su chi c’è ‘dietro’ a questi soldi, cioé monopolisti od oligopolisti al loro paesello intoccabili (ma che cos’altro sono nei loro campi Berlusconi, Moratti o la FIAT?), così come anche la morale: in un calcio senza etica e senza identità chi ha i soldi ha anche ragione. A parità di ingaggio ad un ragazzo nato a Douala le ramblas fanno lo stesso effetto dei moderni palazzoni di Tashkent: solo giocare in Italia rimane comunque a prescindere il sogno di tutti.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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