Tajarin al tartufo (ovvero, Ansaldi non è da Inter)

3 Ottobre 2016 di Stefano Olivari

Tavola_Fredda_2014

Il giorno dopo Roma-Inter è un lunedì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Se il Papa fosse lì in via Novara a criticare la teoria gender, invece che sull’aereo di ritorno dalla Georgia, nessuno smetterebbe per un istante di analizzare gli errori di Murillo: al massimo il Gianni farebbe una battuta sui travesta. E se il bar saltato per aria fosse il Champions Pub invece di quello in viale Regina Giovanna, basterebbe spostarsi di venti metri per trovare un altro posto in cui discutere del rigore regalato a Niang.

tajarin-al-tartufo-bianchettoSono le due del pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo ai dipendenti della Tuboplast caffè tremendi, comunque meno di quelli della macchinetta fatta installare da Tosoni che è l’unica dell’emisfero boreale in cui i caffè costino di più che al bar. Si è incupito perché in mattinata le sue Unicredit hanno esordito in gap down, finendo sul supporto a 1,925 euro: il trader cinese, barista ancora per poco prima di creare il suo fondo di investimento specializzato nel tech, ha investito tutto il suo scarso patrimonio su questa banca, credendo nei progetti di Jean Pierre Mustier: “I francesi sono gente seria e che pensa in grande, sanno fare sistema”. Il vecchio Wang gli ha detto che se non la smette con la borsa lo manda in una delle sue lavanderie in via Padova e di sicuro non scherza: il vecchio Wang non ha mai riso in vita sua, come molti cinesi. Lifen è come al solito alla cassa, bellissima e triste: negli ultimi due giorni papà e nonno Tong non l’hanno rimproverata, ma soltanto perché non si sono incrociati. Vogliono che si tagli i capelli, sostengono che così lunghi siano da troia: per loro non è un insulto, il problema è soltanto che Lifen non lavora in uno dei centri massaggi dei Tong e deve essere coerente con il diverso posto di lavoro. Il più grande sogno della sua vita rimane Kekko, ma la scorsa notte ha pensato moltissimo a Bettarini: lui sì che sa come trattare le donne, non come quegli esseri tristi che suo padre vorrebbe farle sposare. Zhou non si rassegna a quell’esistenza periferica e cerca sempre il tocco in più: essendo periodo di tartufi si è ricordato di quella volta in cui era andato ad Alba in gita con la scuola, in prima media (la Gulli di via Martinetti), visitando lo stabilimento della Ferrero ed acquistando poi in un negozietto di corso Vittorio Emanuele, per 30 euro, 8 grammi di tartufo. Erano tutti i soldi che aveva e il bambino Zhou voleva fare un regalo ai genitori, che però invece di ringraziarlo per il pensiero l’avevano picchiato. Oggi agli impiegati della Tuboplast propone dei tagliolini al tartufo, senza però il tartufo sostituito da un olio aromatizzato preso in un negozio etnico di piazzale Siena che secondo alcuni peruviani suoi amici (non quelli che il Walter non riesce a sfrattare) avrebbe un retrogusto di tartufo. In quel piatto ha messo l’anima, però soltanto Mariella sembra avere apprezzato lo sforzo: gli ha sorriso, mentre gli altri impiegati hanno al massimo regalato un ‘Cosa cazzo è?’, ruttando e sporcandosi di olio la camicia. Uno di questi, dopo aver riso di Zhou che gli parlava della storia dei tajarin (“Cosa cazzo è, cinese?”), si è vantato di essere stato appena promosso financial controller da Tosoni.

hidegkutiMax è così giù di morale che sta pensando seriamente di iscriversi al corso per pilota di droni pubblicizzato sulla porta della tintoria, in alternativa a quello di barman-animatore. Ha saputo che in una grande televisione un giornalista è riuscito a farsi pagare dall’azienda tre settimane di vacanze in Costa Azzurra con la moglie, facendole passare come aggiornamento professionale: in lui che deve mendicare 200 euro al mese a Vincenzo e Pier Luca sale prepotente il desiderio di affiliarsi all’Isis. A meno che Mariella alla fine non gliela dia, nel qual caso rimarrebbe con l’Occidente. Negli ultimi tre giorni per SuperMegaInter ha scritto 613 news, quasi tutte più brevi del loro titolo, in più ha dovuto correggere altri due pezzi per l’attesissimo numero zero di Hidegkuti che Pier Luca vuole presentare agli investitori come, parole sue, ‘Il Monocle dello sport’. Ridge Bettazzi, che minaccia di arrivare a Milano “in redazione” pensando che esistano ancora le redazioni, ha mandato un pezzo 75.000 caratteri sul Morumbi: un immaginario dialogo, pieno di citazioni letterarie, fra la figlia trans di Toninho Cerezo e un tassista omofobo di San Paolo. Gli piace anche il tennis e ha mandato un pezzo più breve, sulle 30.000 battute, ma molto tecnico: un confronto colpo per colpo fra Bottazzi e Cancellotti scritto in stile Buffa. Pier Luca gli ha fatto i complimenti, dice che il lettore di target alto chiede approfondimento. Quanto a Salvatore, si è scusato per il ritardo nell’invio sostenendo che a Locri Vodafone abbia dei problemi e ha promesso per questa settimana la prima puntata della biografia di Jason Kapono in stile Buffa.

jazz-cafeYlenia ha accettato l’invito del supplente di ginnastica e venerdì sera è andata con lui al Jazz Café, vestita da battaglia e truccata come nemmeno Nefertiti. Lo scopo non era scatenare la libido dell’insegnante penalizzato dalla riforma renziana (ogni mattina questo neo-schiavo, vittima del turboliberismo, è costretto addirittura a partire da Paullo per recarsi in zona Lotto a scaldare una sedia o, in alternativa, mettere le mani sul culo alle studentesse), già abbastanza elevata, ma farsi vedere in quel corso Sempione dove una volta faceva stragi. Di tamarri in gita, ma pur sempre stragi. 10 euro per un virgin mojito bevuto in piedi, con cui al Champions Pub avrebbe pranzato due volte: Milano, terra di forti contrasti (ma vale anche per Osaka e Cavi di Lavagna). Soldi però ben spesi, perché al Jazz Ylenia ha incontrato un’istituzione, un monumento, un’icona: Erminio Ottone, unico sopravvissuto incensurato fra i protagonisti della Milano da bere di inizio anni Duemila anche se i sabato pomeriggio passati al Leroy Merlin di Corsico non possono essere definiti vita. Sempre un bel vedere, anche se la rabbia moralizzatrice di una volta è soltanto un ricordo. Peccato che quando Erminio dava lezioni di etica al Gattopardo o al Pelle d’Oca Ylenia andasse all’asilo, adesso come tutti gli uomini che le piacciono davvero è fidanzato e per giunta la fidanzata era lì al Jazz con lui. Il supplente è fastidioso, si lamentava di Renzi e raccontava per la ventesima volta che non è emerso negli 800 perché ha rifiutato il doping: il suo sogno è essere allenato dal professor Donati, per dimostrare che si può vincere anche da puliti. Per fortuna ad un certo punto è arrivata Samantha: hanno lasciato sul posto il docente e sono andate a mangiare un hamburger al Wave, pieno di giornalisti Mediaset, dove sono state tampinate con un certo stile dall’Antropiovra. Stile comunque ben lontano da quello di Malagò o anche soltanto di Pancalli: che bello deve essere farsi corteggiare nel giardino dell’Aniene, parlando di Bach che vuole a tutti i costi Roma 2024 o dei romani all’85% pro Giochi secondo gli ultimi sondaggi commissionati dal CONI. Per Ylenia è in ogni caso una serata senza Danny, quindi i soldi sono in ogni caso ben spesi. Lei a volte si sente ridicola dicendo di ammirare la Bonafé e la Moretti, però Danny è l’unico culturista al mondo che apprezza Zagrebelski e dice di voler difendere il bicameralismo.

linus_albertino_infophoto-ksnc-1280x960produzioneIn casa Budrieri tutto tranquillo. L’Erminia ha iniziato la settimana con una seduta piuttosto lunga presso il podologo senegalese, che le racconta spesso di come abbia dovuto abbandonare tutto per fuggire dalla guerra (poco importa che in Senegal non ci siano guerre da decenni, lui solidarizza con altri popoli africani). Come podologo è bravissimo, dice lei, ma ha un solo difetto: non gli funziona mai il POS, una volta perché manca la carta e un’altra perché non c’è linea ma fatto sta che non gli funziona (il POS) davvero mai. Così l’Erminia ha spesso bisogno di contante, che preleva direttamente dal portafogli di Budrieri estraendo le banconote da quel caos di scontrini del Champions Pub (uno ogni dieci caffè, in media) e di carte fedeltà: Simply, Pam, SpesAmica Payback, Fidaty. Ecco, la Fidaty: Budrieri è rimasto molto colpito dalla morte di Bernardo Caprotti, per quanto a 90 anni sia abbastanza probabile e perfino giusto morire. Ha annusato la ciabatta della zingara, pensando a quante volte quella ragazza libera e bella (non tanto, ma Budrieri ha l’Erminia come benchmark e in ogni caso ha avuto il suo ultimo rapporto sessuale quando l’Inter la allenava Bersellini) deve avere rubato nei vari Esselunga. Magari in viale Papiniano, quello dei single. In segno di cordoglio questa mattina Budrieri ha così deciso di fare acquisti all’Esselunga di via Novara, poco prima del sottopassaggio di via San Giusto fatto per Italia Novanta, da casa sono poche centinaia di metri. Peccato che l’Esselunga fosse chiuso in segno di lutto per la morte del fondatore. D.J. John, rimasto solo in casa a guardare Deejay chiama Italia, si è imbestialito quando Linus ha raccontato dei suoi allenamenti in bici sul Ghisallo: “Sì, domani ci racconta che fa parapendio e mercoledì che è campione di muay thai!”. Un attacco di rabbia che è stato legittimato dalla comparsa di Aldo Cazzullo, a smarchettare per il suo ultimo libro: l’entertainer pugliese di certo non lo comprerà perché dopo aver letto quello di Linus, ormai cinque anni fa, ha giurato a se stesso che non sarebbe più entrato in una libreria. L’unica promessa mantenuta della sua vita. Questa volta dalla sua furia si sono salvate le brocche di Budrieri, ma non i piatti: scheggiato quello con scritto ‘Che la piasa, che la tasa e che la staga in casa’, acquistato nel 1979 in un autogrill vicino a Padova mentre la piccola Marilena piangeva e l’Erminia faceva l’occhiolino all’addetto ai cessi. D.J. John è sempre più convinto che i Linus stiano rovinando l’Italia, mentre le grandi università americane ci rubano gli Albertino e gli Alex Farolfi, che si sono formati qui da noi ma hanno avuto la carriera stoppata dai baroni.

ansaldi-cristianMentre i dipendenti della Tuboplast pagano il conto e Lifen nemmeno fa finta di battere gli scontrini, Budrieri dopo il caffè ristretto di Paolo-Wang è costretto ad ascoltare l’analisi di Roma-Inter fatta dal Gianni, dal Walter e dagli spacciatori maghrebini, quasi tutti juventini moderati che hanno grande stima per Massimo Giletti: niente a che vedere con la passione divorante di Hossam, lui se avesse visto il Pipita in bianconero forse per la gioia avrebbe smesso di picchiare Hadiya. Che adesso, priva del controllo paterno, ha smesso di studiare e si è messa con un tatuatore bisex di Rho: vuole entrare nel mondo dello spettacolo ma non sa come, pensa di iniziare facendo la giornalista a Sportitalia. Comunque le orecchie di Budrieri, pur tappate dal cerume, devono ascoltare che l’Inter deve soltanto registrare la difesa, che Handanovic è il miglior portiere del mondo, che Banega è stato il colpo dell’anno, che Joao Mario è un facilitatore (questa devono averla sentita da Adani, fra una palla scoperta e un tempo di gioco perso) e che Ansaldi deve soltanto ritrovare la condizione. Qui Budrieri non ce la fa più e con un moto di stizza spazza via dal bancone Sammontana la Gazzetta. Lui che ha visto giocare Fedele e Verdelli non può mettersi a discutere con chi pensa che l’Inter l’abbia inventata Trustfull: “Ansaldi imbarazzante, per il tempo che è stato in campo: non vinceva un contrasto, perdeva ogni pallone e poi cercava di riconquistarlo buttandosi per terra, ha giusto dei buoni tempi di inserimento ma è troppo poco. Ma chi è il genio che l’ha preso? Sei milioni buttati via per un trentenne che si è infortunato crossando… ma chi cazzo è che si infortuna crossando? Potrà essere appena discreto per il Genoa, ma di sicuro Ansaldi non è da Inter”.

NonèdaInter (Copertina eBook)‘Non è da Inter – Alla periferia della vita’ contiene le puntate pubblicate fino al giugno 2015 ed è disponibile per Kindle di AmazoniPad-iPhone-Mac , ma anche per tutti i gli altri tipi di eReader attraverso la piattaforma di Bookrepublic. Prodotto da Indiscreto, ma giusto perché non lo abbiamo voluto dare a Mondadori e Feltrinelli, costa 4,99 euro. Il cialtronismo della cifra non è nostro, in periferia sappiamo benissimo che si tratta di 5 euro, ma dei poteri forti dell’e-commerce che pretendono che un prezzo termini in questo modo. 

Avvertenza per i nuovi lettori: Non è da Inter trae ispirazione dalla realtà, ma non è la realtà. Chi lo ritiene volgare o si ritiene offeso può semplicemente non leggerlo. 

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