Suicidio assistito (Filucchi non è da Inter)

6 Marzo 2017 di Stefano Olivari

Il giorno dopo Cagliari-Inter è un lunedì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. L’aumento delle spese militari americane, i gemelli trentini che per legge hanno due padri, Trump che accusa Obama di averlo fatto spiare, le nascite in Italia al minimo storico, il primo personaggio gay della Disney, Tiziano Renzi nel mirino dei magistrati, il vescovo di Mostar che fa capire che Medjgorie è una truffa, l’Iva che presto salirà al 24% sono notiziole, buone giusto per riempire un Tg di provincia con in coda un servizio sulla morte di Leone di Lernia e un altro sulla nuova fiction con Beppe Fiorello nella parte di Alessandro Magno (o di De Gasperi, è lo stesso). Tutto ovviamente scompare di fronte al cinque a uno con cui in nerazzurri hanno battuto la squadra di Rastelli, dando un po’ di senso alla domenica e forse anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito la partita proprio lì al bar grazie all’abbonamento tarocco venduto da Ping, con il Max che scriveva la diretta live per SuperMegaInter.com, perdendosi tutte le azioni principali perché troppo occupato a chattare con la Fede. L’inviata di punta di Nerazzurrecontaccododici.net credeva che la partita fosse di sera e per il pomeriggio aveva quindi preso un impegno con uno youtuber da 57 milioni di visualizzazioni al giorno, un berlinese influencer nel settore tech (in realtà un trentaduenne disoccupato di Rho con 23 amici su Facebook e 21 giorni di lavoro in totale in vita sua, come web developer interinale), conosciuto venerdì su Tinder. Così anche oggi, mentre il mondo brucia e la civiltà occidentale scompare a un ritmo che avrebbe impressionato Spengler, nella periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga attaccati alla vita insieme agli sconti 30% del Simply, al videopoker, al centro massaggi Tuina, al Nails Paradise, a piccole eredità e soprattutto a Gabigol.

Sono le due del pomeriggio e gli impiegati della Tuboplast, gente che non meriterebbe nemmeno un terzo del reddito di cittadinanza proposto dai Cinquestelle, stanno sorseggiando un caffè che Paolo-Wang assicura essere brasiliano, anche se Ping gli ha detto chiaramente che è al 100% Made in China: proviene da una società partecipata da Yonghong Li, che di Ping sarebbe un lontano cugino (non è una cosa di cui vantarsi e quindi magari è vero, anche se il grossista cinese ha il gusto per la menzogna fine a se stessa). Comunque quelle nullità di mezza età, capaci soltanto di dare fastidio alle neo-assunte (cioè le amiche del Get Fit di Mariella) e parlare di calcio per sentito dire, potrebbero bere gasolio senza nemmeno accorgersene. Per puro servilismo prestano però attenzione al loro amministratore delegato, che sta parlando di ripresa della manifattura in Italia mentre tiene la mano sinistra bene posizionata fra le cosce di Mariella, ma in maniera non volgare e sempre nell’ottica del team building. Il problema non è il rapporto di Tosoni con la sua segretaria, ma proprio la manifattura: la nuova Tuboplast nemmeno più finge di produrre qualcosa, è diventata una scatola vuota con 40 ectoplasmi (più le 5 neoassunte in varie forme, dagli stage ai voucher) da lasciare a casa il prima possibile. Certo qualcuno potrebbe pensare di andarsene prima, se Tosoni darà un seguito alla sua intenzione di pagare parte degli stipendi in bitcoin (“Avrete senz’altro letto che il bitcoin ha raggiunto i suoi massimi storici, superando le quotazioni dell’oro, è la nuova moneta rifugio e la nostra azienda vuole come al solito essere in anticipo sui tempi, pensando outside the box”). Intanto Cogodi ha alzato il contributo di solidarietà per ogni pisciata da 5 a 10 euro, con trattenuta automatica in busta paga. L’astuto José Luis, dopo anni nella giungla con i Contras, non è uno che si formalizza e ha pisciato direttamente in strada, senza peggiorare di troppo via Novara (che lui chiama ‘La calle’) o turbare i suoi frequentatori. Il suo volto segnato e vissuto turba Mariella, che però è in quella fase della vita in cui si ha bisogno di certezze: il portinaio somozista di un’azienda sull’orlo del fallimento, per giunta sposato (con la proverbiale nana centro-sudamericana di nazionalità indefinita) e con quattro figli, non sembra a prima vista dargliele.

Per protesta contro Paolo-Wang che gli ha elencato a memoria i price earning di 200 titoli della Borsa di Francoforte, Zhou stamattina si è rifiutato di preparare panini, risolvendo tutto con sciatte insalatone che i soliti pomodorini insapori e duri come biglie (“Ma non menatecela con le verdure che in Terronia sono più buone”, ha detto l’italo-cinese a Franco) non riescono a nobilitare, così come un tonno che ha visto gli anni di piombo e forse anche il ’68. Vorrebbe vivere in una Milano piena di progetti concreti, ma la gente che vede ogni giorno di progetti non ne ha e quella che non vede pensa che la soluzione di tutto sia una start-up che proponga cazzate di cui nessuno sente il bisogno. Ha tanta rabbia dentro, Zhou, e pur odiando i cinesi è dentro di sé consapevole che solo loro possono salvare quel che rimane di Milano e forse dell’intera Italia (senz’altro di Prato). Rabbia che va canalizzata. Ieri è andato su Grindr e ha conosciuto un influencer di Garbagnate, ovviamente omosessuale, al quale piacciono i ragazzi orientali. Uno che ha pose da intellettuale e che per qualche minuto ha quasi impietosito Zhou parlandogli dei suoi sogni imprenditoriali: quando però ha visto spuntare dal suo zainetto un libro di Gramellini ha capito che quell’essere merita di morire, al di là della start-up che ha in mente (un sito di e-commerce dedicato a prodotti per drag queen di fascia alta). Lo ha risparmiato soltanto perché Gagliardini è stato il primo gol interista nelle ultime sedici stagioni segnato da un giocatore nato in Lombardia: Zhou, che è di Milano, non segue il calcio ma l’informazione datagli da un Budrieri che citava a memoria (del resto non ha nemmeno uno smartphone e l’unico libro sull’Inter che possiede, quello di Sarugia, non arriva ai giorni nostri) lo ha un po’ tirato su.

Max è disperato, al punto di invidiare il finto youtuber tech della Fede. Suo padre, impiegato da scatti di anzianità della SuperMegaBanca, si è iscritto a una loggia massonica minore (‘Fratellanza laica’ o qualcosa del genere) con l’unico scopo di trovare un lavoro a Max, che di puro orgoglio dice di guadagnare 600 euro al mese, quando ne guadagna 200 (peraltro tutti come cameraman di Luana, adesso inserita in un giro di scambisti in Lomellina). Quella passata sarebbe dovuta essere la settimana del closing del Milan e Vincenzo gli ha ordinato di dare una mano anche a SuperMegaCalcio, dove l’unico redattore è uno stagista di Sellia Marina, un 38enne laureando in scienze politiche che ha frequentato due workshop di Criscitiello. Il problema non è ovviamente la Sino Europe, a cui comunque Max ha mandato il curriculum sperando almeno di avere un colloquio con Fassone, ma le giornate spaccate in due fra la merda dichiarata di SuperMegaInter.com e la pseudopoesia di Hidegkuti, che Pier Luca, stizzito per le mancate risposte di Arpe e Artom, vorrebbe proporre a Jeff Bezos (“Distribuiti da Amazon Prime potremmo anche valere 10 milioni di copie, soltanto in Italia”). Certo chi sui siti dei grandi giornali la sfanga con titoli come ‘Chiara Ferragni e Fedez, la prova d’amore è il tatuaggio a forma di raviolo‘ e una photogallery di Giulia Calcaterra, con link al fidanzato che la lascia mentre è all’Isola dei Famosi, è mille volte più fortunato di lui che deve correggere i pezzi sgrammaticati di Ridge Bettazzi.

L’icona della società civile di Pinarella di Cervia la scorsa settimana è stata invitata ad uscire di casa dalla sorella Brooke, cinica e disinibita diciannovenne ancora indecisa su cosa fare da grande, la youtuber o la ragazza immagine. Brooke non si è mai immischiata nella vita privata del fratello, ma l’altra sera quando lo ha visto masturbarsi di fronte alle immagini di Sampaoli dopo Siviglia-Atletico Madrid ha deciso di fare qualcosa e ha combinato un’uscita con la sua amica Zaira, niente di che ma proprio per questo potenzialmente interessata a uno come Ridge. Gli aveva combinato un appuntamento per venerdì sera, ma il coglione doveva guardarsi al computer alle undici e mezza la diretta di Rosario Central-Godoy Cruz e ha dato buca. Purtroppo sull’onda dell’entusiasmo per le uscite di Reina in Roma-Napoli ha anche trovato il tempo di mandare un pezzo sui migliori 18 sweeper-keeper nella storia della serie B, dall’accattivante titolo ‘Il sogno spezzato di Marco Ambrosio’. Nel godibile pezzo, scritto in stile Buffa del periodo di Omaha, i soliti resuscitati Happel e Michels vanno al mare a Marina di Pisa e dopo qualche difficoltà di ambientamento (“Qui è una merda, a saperlo prima me ne rimanevo a Zandvoort”, si è subito lamentato Michels) si sono messi a parlare del Pisa 1993-94, specialmente di quello del girone di ritorno con Eugenio Bersellini in panchina e Ambrosio che era la riserva di Antonioli. “Bersellini ha inventato lo sweeper-keeper – afferma con sicurezza l’austriaco -, ma ha sempre goduto di cattiva stampa. Qualsiasi cazzata facessimo noi in Olanda o in Austria veniva presa come una genialata da quelle capre dei giornalisti italiani, ma la realtà è che andavamo per tentativi. Invece Bersellini, che studiava e spiegava calcio, veniva trattato come uno dei tanti”. Michels ha da sempre il gusto per la provocazione: “Al di là del fatto che non so cosa cazzo sia lo sweeper-keeper, ho letto su un magazine italiano di approfondimento che uno dei migliori sweeper-keeper della storia è stato Jongbloed”. Ricevuto l’assist Happel non si fa pregare: “Allora forse sweeper-keeper vuol dire portiere scarso e sopravvalutato che fa tutto tranne che il portiere’. Alla fine recuperano un rapporto con il paese, dopo il quarto piatto di spaghetti con le arselle e il secondo di stoccafisso alla pisana, ma soprattutto dopo la ventesima bottiglia di San Torpé, e intonano cori osceni contro Jongbloed.

Chiusura dell’articolo con citazione del solito Senad Gutierrez, che sul sempre antifranchista Explotadores y Explotados di questa settimana (in allegato un dvd sulla tifoseria dell’Athletic Bilbao che espone striscioni contro il liberalismo e un altro con Rampini che spiega, traducendo in via del tutto eccezionale il New York Times, che Trump non ha legittimità perché è stato votato soltanto dai tifosi bianchi dei Denver Broncos) ha scritto proprio di quel Pisa 1993/94 che univa la passione calcistica a quella politica: ‘L’Arena Garibaldi era la terra promessa di tutti gli ultimi del mondo, merito di un uomo come Anconetani che si è sempre battuto per un calcio pulito e senza fine di lucro. Quando Pasquale Rocco entrava in campo Pisa diventava una piccola Rosario e l’antifascismo si poteva quasi toccare con mano. Soltanto la sfortuna e le multinazionali impedirono a Lorenzini di segnare 40 gol, mentre in ogni intervento di Susic e Bosco c’era la dignità operaia che rende Pisa superiore addirittura a Livorno. Antonioli era un ottimo sweeper-keeper, ma in quelle poche partite che giocò Ambrosio proiettò il ruolo avanti di 40 anni. Poi è chiaro che l’Italia conformista che aveva appena portato Berlusconi al potere applaudì la retrocessione in C di quel meraviogliso laboratorio culturale”.

In casa Budrieri si è discusso molto del suicidio assistito di DJ Fabo, nel senso che l’Erminia si è informata presso la clinica di Zurigo su come procedere per il marito. Sabato sera a cena (cena: 25 bastoncini di pesce per D.J. John, 5 per Marilena, 5 per Budrieri e uno per lei, che vuole partire in anticipo per la prova costume, più contorno di songino scaduto) l’Erminia ha affrontato il discorso prendendola alla lontana: “Sai Budrieri che quel colesterolo a 201 non mi piace mica tanto? L’LDL, poi… Io e Marilena ti amiamo e pensiamo che dovresti morire con la stessa dignità con cui hai vissuto. Un uomo come te, grintoso e cazzuto, non merita di finire come un vegetale”. Budrieri non ha afferrato il senso del discorso, aveva soltanto voglia di finire in fretta per correre giù a vedere Milan-Chievo, allora l’Erminia ha cercato di spiegargli la situazione con tatto: “Con i tagli alla sanità oggi non possiamo più ammalarci e tu, amore della mia vita, sei molto malato. Vuoi pesare sulla tua famiglia ancora magari per vent’anni?”. Budrieri è di solito sensibile ai temi etici, ma stava pensando alla possibile scelta di Maran di tenere Gamberini in panchina. E sarebbe rimasto tranquillo se un rutto di D.J. John (reduce da una giornata devastante a Cartoomics, dove è stato ingaggiato come cosplayer: ma sempre meglio che farsi pisciare addosso dai figli degli ex paninari) non avesse fatto scattare in lui qualcosa. Per un attimo ha messo da parte il suo riformismo equilibrato e attento alle istanze di tutti e ha urlato in faccia alla moglie parole durissime: “Scusate, voglio vedere le facce di Inglese e Meggiorini durante il riscaldamento”. L’Erminia ci riproverà, intanto ieri con Yannick e la signora Minghetti è andata a manifestare a favore dello ius soli.

Mentre Lifen con un occhio nero (uno dei vecchi Tong, quasi certamente il nonno, le ha tirato un pugno dopo averla sentita ironizzare sulla Sino Europe) spiega ai pochi avventori che lo scontrino è un servizio immateriale e non un bene, Budrieri cerca di leggere la Gazzetta sul bancone della Sammontana ascoltando in sottofondo il Gianni, il Walter e il Franco analizzare la vittoria sul Cagliari, mentre Ibrahim, Nabil e gli altri spacciatori maghrebini dal passaporto variabile cercano di tirare sera facendo battute sulle conduttrici di Mediaset Premium e sul momento in cui uccideranno i pochi italiani di quel bar. Che del resto nemmeno se ne accorgerebbero, presi come sono a discutere di quanto gol potrà segnare Belotti nel finale di un campionato finito. Budrieri non è mai stato sensibile alle sirene del populismo, ma quando sente frasi copiate pari pari dagli agonizzanti giornali come ‘Per il salto di qualità ci vorrebbe Conte’, ‘Icardi è un vero leader’ e ‘Banega si è sbloccato’ getta per terra la Gazzetta spiegazzata e piena di macchie di ketchup scaduto che titola ‘Inter Euro 5’ e di puro carisma affronta le migliori menti del Champions Pub, gente acuta che passa le giornate a discutere della giusta collocazione di Rog ma strutturebbe un piano operativo di uscita dall’euro in venti minuti, se soltanto Padoan si degnasse di chiamare. Anche se lui che in nerazzurro ha visto giocare Carini e Choutos non dovrebbe scendere sullo stesso piano di chi crede che l’Inter sia stata inventata da Pinamonti o di chi come il Franco rimpiange tutti gli ex, addirittura anche i dirigenti come Filucchi.

“Quando ho visto la formazione, con la difesa a quattro, ero già ben disposto perché ero sicuro che Candreva e Perisic avrebbero fatto discretamente Candreva e Perisic e non male i laterali difensivi. Poi se Medel non si fosse esibito in quel salvataggio sulla linea si sarebbe messa male, contro una squadra modesta come il Cagliari che aveva già preso più di un’imbarcata. A ritmo lento si vedono le giocate di Banega, ieri decisivo, che però in un altro tipo di partita scompare: da fermo quelle giocate le può fare anche Totti a 57 anni. Per il resto tutto incommentabile, i giornalisti devono vendere merda ed esaltano la volata per l’Europa League, ma a noi cosa importa? Quanto a Filucchi, non mi sembra che nel calcio abbia inciso né nel bene né nel male: un bravo poliziotto che sarebbe stato più utile al mondo continuando a fare il poliziotto. Per scoprire che la Juve rubava e Vieri scopava mica ci voleva Maigret. Non so nemmeno se Filucchi sia un buon vicepresidente del Cagliari, forse sì. Di sicuro non è da Inter”.

(Continua. La versione riveduta e corretta di questa puntata sarà pubblicata a giugno 2017 con il nuovo libro che conterrà tutti gli episodi della stagione pubblicati su Indiscreto insieme a quelli delle giornate finali, che invece non saranno messi online).

Avvertenza per i nuovi lettori: Non è da Inter trae ispirazione dalla realtà, ma non è la realtà. Chi lo ritiene volgare o si ritiene offeso può semplicemente non leggerlo.

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