Sudafrica

10 Giugno 2010 di Stefano Olivari

Due o tre cose che pensiamo di ognuna delle trentadue finaliste mondiali, in ordine di apparizione sul campo. Senza retroscena, del resto ne conosciamo pochi anche di Inter e Milan che giocano sotto casa nostra, e senza la completezza degli ‘Speciale Mondiali’ che anche ‘Donna Moderna’ e ‘Conoscere i funghi’ questa settimana vendono in allegato. Partiamo ovviamente dal Sudafrica, in campo domani alle 16 contro il Messico, il cui girone (Francia, Uruguay e appunto Messico) è uguale a quello dell’Inghilterra 1966.
Ecco, le analogie finiscono qui perchè anche il semplice passaggio del turno della squadra di Parreira rappresenterebbe una enorme sorpresa nonostante le banalità standard tipo il pubblico del Soccer City che trascina, gli arbitraggi, eccetera. Più probabile il record negativo, cioè quello di diventare la prima nazionale del paese ospitante a non passare al turno successivo. Stando alle interviste il c.t. campione del mondo 1994 ha onorato i suoi inizi di preparatore atletico, centrando la preparazione proprio sull’aspetto fisico e programmando (con molto realismo, come gli allenatori che si devono salvare e vogliono partire sparati) la fase di scarico proprio per le partite del girone. L’idea di base sembra essere quella di un 4-5-1 (questo si è visto nelle amichevoli con Guatemala e Danimarca), dopo qualche mese di 4-4-2: ci fosse stato McCarthy (rimane una sorpresa la sua esclusione, al di là delle condizioni fisiche precarie) le due punte avrebbero avuto un senso, ma senza di lui no. Uomini chiave Pienaar e soprattutto il creativo Modise, spesso messo dai media in alternativa a Tshabalala. Una specie di situazione Mazzola-Rivera,  con Modise stella degli Orlando Pirates e Tshabalala dei Kaizer Chiefs. Lo streaming dello scommettitore, oltre che la Confederations Cup dell’anno scorso (nessuna indicazione dalla recente Coppa d’Africa, qualificazione fallita), permettono di dire che dal primo possono venire più assist e dal secondo qualche invenzione quando si sposta all’esterno: comunque, per la cronaca, Parreira li sta facendo giocare insieme. Per il resto occhio al portiere Khune, una storia interessante che l’inviato dal ritaglio facile vi proporrà senz’altro (nostra sintesi: grande promessa del cricket, idolatrava un campione bianco ma poi i vicini di casa gli hanno fatto cambiare idea), e fama di para-rigori che non significa essere un grande portiere ma che è meglio di niente, mentre fra le punte una vale l’altra: l’ex Udinese Nomvethe ora gioca in patria, ma il c.t. ha una predilezione per Katlego Mphela. A centrocampo vediamo Sibaya in tutte le formazioni degli ‘speciali’, ma in realtà l’impiego della colonna del Rubin Kazan è incerto. Guardando la difesa Mokoena è dato in buona forma e l’uomo marketing Booth (unica prova nei ventitre che nel calcio non vige l’apartheid al contrario) molto meno, ma la possibilità di fare una buona figura dipende principalmente da questo reparto. Il 2,80 come quota per la qualificazione agli ottavi è di sicuro troppo basso.

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