Steve Jobs nel ricordo di Jony Ive

5 Ottobre 2021 di Indiscreto

Impossibile non parlare di Steve Jobs nel decennale della sua morte, avvenuta il 5 ottobre del 2011: quel giorno la Juventus era allenata da Conte, il Milan da Allegri, l’Inter da Ranieri, la Nazionale da Prandelli. Ed infatti ne abbiamo parlato in tanti, spinti dalla passione per il mondo Apple più che dalla simpatia per un uomo spesso anche sgradevole. Nella massa è però emerso il ricordo di Jony Ive, forse la persona che ha conosciuto meglio Jobs nella sua seconda vita imprenditoriale (anzi la terza, dopo la prima fase Apple e l’era NeXT-Pixar).

Ive è stato il capo dello design di Apple dal 1997, cioè da quando Jobs tornò al comando, a due anni fa. Da poche settimane collabora con la Ferrari e ha voluto ricordare a modo suo, sulla pagine del Wall Street Journal,  un genio dell’imprenditoria, che non era un designer e meno che mai un tecnico. Di seguito alcune frasi che ci hanno colpito, invitando a leggere l’originale (è un testo bellissimo, molto meditato) sul WSJ. Da ricordare che Ive non è Fantozzi in adorazione postuma del capo ma un uomo non meno geniale di Jobs. La perfezione dell’iPad secondo noi la sua vetta, quasi commovente.

“...Da quando ho fatto l’elogio funebre di Steve non ho più parlato pubblicamente della nostra amicizia, delle nostre avventure o della nostra collaborazione. Non ho mai letto la raffica di storie di copertina, i necrologi o le bizzarre descrizioni errate che sono scivolate nel folklore. Ma penso a Steve ogni giorno…. Pranzavamo insieme quasi tutti i giorni e passavamo i nostri pomeriggi nel santuario dello studio di design…. Era senza dubbio l’uomo più curioso che abbia mai incontrato. La sua insaziabile curiosità non era limitata o distratta dalla sua conoscenza o esperienza, né era casuale o passiva. Era feroce, energica e inquieta. La sua curiosità era praticata con intenzione e rigore. Molti di noi hanno una predisposizione innata ad essere curiosi. Credo che dopo un’educazione tradizionale, o lavorando in un ambiente con molte persone, la curiosità sia una decisione che richiede intenzione e disciplina. In gruppi più grandi le nostre conversazioni gravitano verso il tangibile, il misurabile. È più comodo, molto più facile e socialmente più accettabile parlare di ciò che è noto. Essere curiosi ed esplorare idee provvisorie era molto più importante per Steve che essere socialmente accettabile. La nostra curiosità ci impone di imparare. E per Steve, voler imparare era molto più importante che voler avere ragione…. Credeva veramente che facendo qualcosa di utile e bello, esprimiamo il nostro amore per l’umanità”. 

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