Stecca di Bilardo

3 Luglio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Gli antipatizzanti di Maradona sarebbero stati contenti in ogni caso, perchè con un’Argentina campione del mondo avrebbero dato ogni merito a Carlos Bilardo. Proprio l’ex c.t. campione 1986 e vicecampione 1990, direttore tecnico della nazionale e secondo molti unica mente tattica di quello che si è poi visto in campo. Di sicuro in rapporto al talento diffuso, nemmeno paragonabile a quello del 1986 o del 1990, questa Argentina sarà ricordata come la peggiore della storia e purtroppo per Maradona la faccia del fallimento sarà solo quella di Maradona.
La difesa bloccata, senza esterni (Otamendi e Heinze sono centrali riciclati), il volante bassissimo (Mascherano), un solo muscolare (Maxi Rodriguez) e poi i quattro tenori. Di Maria nel primo tempo è stato il miglior Di Maria del Mondiale ma ancora troppo timido, Higuain si è mosso bene facendo sempre da punto di riferimento mentre a steccare sono stati Tevez e soprattutto Messi. Ah, ha vinto la Germania quattro a zero e questo non è un dettaglio perchè i tedeschi sono riusciti in questa impresa senza riuscire una sola volta, fino al raddoppio di Klose, ad innescare il loro contropiede. Il fenomenale Muller dopo il gol e l’assist sprecato da Klose ha fatto il terzino su Di Maria, idem Podolski sulla sinistra, Ozil finchè c’è stata partita è stato pessimo, Klose il solito scarso di talento (intanto è a un gol da Ronaldo, mentre noi siamo davanti alla tivù) che in una squadra schiacciata combina poco. Insomma, la peggiore Germania vista finora ha rischiato pochissimo fino al due a zero: parliamo quindi di quasi 70 minuti di partita. Quando poi si è sciolta ed ha trasformato in occasioni da gol ogni ripartenza. Perfetto il quartetto difensivo, sicuro Neuer, straordinaria la partita in contenimento di Schweinsteiger e soprattutto di Khedira. Low ha preparato una squadra vera, che anche in una giornata difficile è stata se stessa.
Maradona ha preparato invece più che altro un ambiente, prendendosi la responsabilità di scelte impopolari e togliendo pressione ai suoi campioni: che nel momento decisivo lo hanno però tradito. Siccome la sua gestione non è iniziata un mese fa, va detto che la sua Argentina al Mondiale ha sorpreso chi come noi fedeli di Sportitalia ha guardato anche le partite di qualificazione: oscene, anche considerando un episodio la Bolivia. Una squadra da Bilardo ma senza garra (soprattutto quella del Bilardo giocatore di un’Estudiantes poco amichevole), cioè una squadra schifosa con l’aggravante che giocare male con Tevez è più difficile che farlo con Pepe. I difensori hanno fatto quanto era nelle loro possibilità, cioè il giusto, ma questa debacle non dipende certo da loro. Gli assenti erano pochi e avrebbero cambiato poco: in un’Argentina simile, così allungata, Cambiasso sarebbe scomparso e Lavezzi avrebbe aggiunto confusione, mentre almeno come tipologia di giocatore Zanetti sarebbe stato utile (sacrificato sull’altare di Veron, poi a sua volta escluso). Difficile poi sostenere che Milito avrebbe fatto meglio di Higuain, vista anche la prova di Higuain nel giorno del disastro. In definitiva speriamo però che Maradona rimanga c.t., perchè in fondo non ha allenato peggio dei ‘grandi professionisti’ Lippi, Capello o Eriksson, affrancandosi però da tutori superati. C’è la guida carismatica, ci sono i campioni, c’è il fuoriclasse assoluto, mettere in campo meglio undici giocatori non dovrebbe essere difficile se sei l’Argentina e non San Marino.
Per la Germania, se in semi troverà la Spagna, probabile che sia stato raggiunto il massimo. Muller sarà squalificato, nei ventitre non ci sono giocatori che gli si avvicinino come caratteristiche al punto che Low potrebbe per la prima volta cambiare modulo accentrando Podolski e inserendo un mazzolatore di centrocampo. Congetture premature nel momento del trionfo di un’idea di calcio, più che di calciatori. Distrutta l’Inghilterra in contropiede, giochino reso possibile anche dal gol non concesso a Lampard, distrutta l’Argentina chiudendo spazi a campioni poco ispirati. La Germania di chi non si sente tedesco (in metà non hanno cantato l’inno) è diversa da quella che ha fatto la storia del calcio, ma è sempre al suo posto.

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