Socialismo da Illinois

9 Gennaio 2012 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Peterson che deglutisce, gli operai di Scavolini, l’offensiva contro Meneghin, le poltrone di Petrucci, i segreti di Scariolo, la diseguaglianza competitiva. Voti a Ramagli, Lardo, Caja, Basile, Marconato, Markovski e Djordjevic.

Oscar Eleni dalla navicella Capricorno 1 dove Valter Scavolini, 8 gennaio 1942, il giorno di Elvis Presley e del big bang, e Daniel Lowell Peterson, 9 gennaio 1936, giorno dell’ambizione come dicevano Nixon e Domenico Modugno, hanno brindato al compleanno cantando insieme un ritornello che dovrebbe aiutare i grandi e piccini che sono stati testimoni della loro straordinaria storia sportiva in Italia: “Essere maturi non significa dimettersi dal saper giocare; chi si perde nel mito di se stesso può anche fare bella figura, ma in genere si rivela persona mediocre”. Grandi. Auguri e un grazie. A Peterson li facciamo sempre quando lo vediamo deglutire davanti allo scariolismo imperante, quello dove la squadra miliardaria dice ai poveri cristi che incontra di non essere preoccupata se dovesse perdere perché ha avuto l’autorizzazione a farlo. A me lo dici? Sacramenta l’avversario di turno.
A Scavolini glieli faremo appena uscirà dall’ospedale dove lo hanno ricoverato dopo una caduta in bici provocata da un sasso sulle sterrato delle sue acrobazie, molto simili a quelle che gli costarono la milza quando sciava sulle piste nere. Davanti a questi giganti ci sentiamo davvero lieti e allora facciamo scendere Capricorne One nella Cook county di Evanston perché ci incuriosisce sapere che a 12 miglia dal centro di Chicago, molto dopo il dominio degli indiani Potawatomi, degli esploratori francesi, un secolo oltre la prima finale NCAA, gli anni del rigore morale, c’è stato anche un periodo, certo non vissuto dal nano ghiacciato, dove quella città veniva considerata un piccola repubblica popolare. Sarebbe piaciuta al Valter Scavolini che vive con i suoi operai, che ha fatto della fabbrica una famiglia, delle squadre sportive che ha costruito una cosa speciale. Caro premier Monti, signora Marcegaglia, presidenti di Lega e società, del Coni, andate a trovarlo il Valter e fatevi spiegare perché alla gente devi dare tanto se vuoi ricevere, che al mondo non possono esistere i troppo ricchi e i troppo poveri.
Bere in compagnia di questi omoni ci ha rilassato come una doccia con il melograno e ne avevamo bisogno perché l’offensiva del Tet contro Dino Meneghin, uno studiato accerchiamento, ha fatto sobbalzare molta gente sulla sedia. Non perché la presidenza Meneghin sia priva di zone miste dove regna l’indecisione e la confusione, ma per questa carica che parte dalla felice intuizione del Barocci del Corsport che ha saputo far uscire dalla tana tutti i protagonisti della stagnazione basket. Prima ha proposto al presidente del Coni, che si preparava ad inseguire queste finte volpi, un tavolo tipo quello bruciato dal furore di Della Valle mentre Juventus e Inter valutavano il loro sangue, poi ha dato, ovviamente, la parola a Meneghin e al Renzi che la Lega vorrebbe sostituire alla presidenza di una organizzazione senza visioni e volontà comuni da realizzare, poi, come un grande capo caccia ha finalmente scatenato il Gianni Petrucci che non vedeva l’ora di far sapere le cose più importanti da qui alla alezione del presidente federale per il basket dopo i Giochi e, ovviamente alla Lega che se cerca un vero commisioner alla Stern potrebbe contare su di lui: caro Dino, è vero che io ti ho fatto diventare presidente, che ti ho pregato di farlo anche se eri scettico, ma adesso ho bisogno di poltrone e di spazi.
Perché il Petrucci si è scatenato così presto? Beh, potrebbe aver capito che Meneghin, davanti a diarie che consentiranno le presidenze federali solo ai veri ricchi, si tirerà fuori dalla mischia. Oppure si è proprio irritato davanti alla dichiarazione del Dino non sauro sulla necessità di ricorrere al Coni soltanto dopo aver tentato una concertazione con la Lega, o almeno con i due o tre che la comandano davanti all’impotenza degli altri che essendo tutti reduci da uno sbarco in terra sconosciuta stanno ancora lì a farsi fotografare dando l’illusione di aver capito la musica anche se poi stonano nella gestione semplice delle loro società, alcune vicine alla bancarotta, altre con molti soldi da buttare nella bocca vorace di chi non si presenta per vincere, ma soltanto per partecipare. Una cosa da brivido. Petrucci che chiuderà a Londra una splendida gestione del Comitato Olimpico Italiano sa benissimo che di Roma olimpica faranno strage alla prima chiamata, sa per certo che fidarsi di promesse per posti in parlamento potrebbe diventare un gioco rischioso e allora si rimette in cammino da dove in pratica era venuto, cioè dalla federbasket che ha gestito benissimo, quella dove, come tutti gli unti dal signore, lui ci crede tanto, ha provato anche a creare qualcuno a sua immagine e somiglianza, ma siamo sicuri che nel consiglio federale che c’è adesso e nelle segreteria FIP di oggi non c’è davvero uno che abbia anche una piccola parte delle sue qualità.
Certo sembra strano occuparsi di Federazione, di basket italiano e della sua Lega, dove pure le arene sembrano ribollire di fede buona, di tanta gente anche se, magari, per un numero di spettatori quasi uguale, diciamo vicino ai 5.000, si incassano cifre completamente diverse: 40 mila euro a Treviso e Pesaro, oltre 60 mila a Sassari, ma, visto il turno ravvicinato siamo rimasti un po’ sul vago seguendo il filone di Gazzastore dove è la NBA,”eh sì, piace ai ragazzi” ti dicono con il tono che serve a Buffa e Tranquillo per raccontarci storie russe e storie turche della grande meretrice di Stern, ha certo più spazio delle cosucce di casa nostra anche se abbiamo sentito uno starnuto dopo l’ennesima dichiarazione di Sergio Scariolo sulla stagione Armani di pura costruzione del trampolino del giudizio, una novità mai vista nella Milano dove qualche squadra è stata ricostruita senza perdere troppo denaro e molto tempo. Lo capiamo don Sergio e adesso ci siamo fatti una ragione davanti al divieto di entrare nella sua palestra per vedere allenamenti, per capire che tipo di gatti sta cercando di educare. Uno perfido, dopo averlo visto naufragare in trasferte dove le ha prese subendo pressing, buttando all’aria vantaggi importanti, quello anche in casa, per la verità, mangiando fieno bagnato dal primo secondo, ha detto che le porte dovevano restare chiuse perché c’era poco da vedere se certi attacchi sono il frutto di un lavoro senza soste fra palestra, sala cinema, sedute con preparatori mentali. Noi, invece, dobbiamo confessare, che non riusciremo mai a chiedere l’accredito per entrare in una secondaria e questo è un risultato raggiunto da chi ci ha promesso che il domani Olimpia farà dimenticare un passato che, al momento, sembra emozionare soltanto il Pascucci strappato, accidenti, agli artigli di Houston.
Giornata campale per il grande Luca Foresti che in Lega deve preparare tutte le combinazioni per darci le 4 finaliste di coppa Italia che si uniranno a Siena, Milano, Cantù e Bologna già qualificate. Dietro c’è una ressa con rissa consentita perché molti stanno anche dalla parte del fiume dove il capolavoro di Teramo contro Milano potrebbe creare un gorgo dove rischia di cadere anche la Benetton proprio nella stagione dove, invece, per richiamare gente che abbia passione, tipo la signora Cremascoli con Cantù, servirebbero risultati importanti. Certo se fai squadre dove poi devi cambiare tutto, perché le finestre sono aperte anche su una NBA che garantisce a quegli ominicchi panchine lussuose, poi non puoi lamentarti se le cose girano anche male. Lo sanno bene a Caserta che adesso si trova nella stessa palude e con i problemi economici che diventeranno presto una delle cause della non eguaglianza competitiva di un torneo che dovrebbe soddisfare gli eterni scontenti, anche se, lo capiamo, si fa fatica a capire chi andrà davvero a sfidare Siena che resiste in testa

nello stesso momento in cui ha guai fisici che condizioneranno tutta la primavera, nei giorni in cui gli avversari, a parte il giustificatissimo Scariolo, si capisce, dovrebbero urlare tutti insieme: “ Se non ora, quando”.
Pagelle dalla repubblica popolare di Evanston che preferiamo alla Heaventon del periodo in cui faceva ardere il fuoco un rigore morale da calvinismo, dove sicuramente non assisteremmo al doppio salto mortale sul trapezio senza rete dove il presidente del Coni uscente ha scoperto che l’unico posto dove potrebbe stare davvero bene, buttali via 200 mila euro all’anno, avendo burattini da muovere, potrebbe essere la Lega che al presidente paga un buonissimo stipendio e che, come ci ha detto lo stesso Petrucci, è piena di gente di grande qualità, gente certo superiore a chi la dovrebbe dirigere, salvo che il nuovo presidente per bosco legaiolo e riviera federale non sia il Gianni dei miracoli.
10 A RAMAGLI voce della speranza di Teramo perché resistere tre tempi davanti all’Emporio senza farsi prendere dalla smania di rubare almeno una canotta, aspettando l’ora del vespro per scoprire che nel negozio di Sergio avevano lasciato tutto aperto senza allarmi difensivi ed era il momento di fare razzia, vuol dire conoscere certi polli di batteria.
9 A Dan PETERSON e Valter SCAVOLINI giganti in un mondo di piccole persone che provano ad imitarle. Milano paga il primo per usarlo come guardia al mausoleo Olimpia dove presto non sapranno più chi è Lenin Rubini, il secondo deve intervenire spesso per far cambiare rotta a chi saltella troppo volentieri davanti ad una telecamera baciando tutti e minacciando chi lavora davvero bene.
8 A Lino LARDO perché è riuscito a convincere il genio distruttore del progetto Roma che fu di Pesic, di Repesa, di Bodiroga, di Tanjevic, salvando almeno Djedovic che è di gran lunga l’unico talento vero in un gruppo dove credi più al cuore dei Tonolli che al talento mascherato degli altri.
7 Ai popoli di TREVISO e REYER VENEZIA, PESARO e VIRTUS BOLOGNA, per averci ridato un’atmosfera da derby che mancava, che manca, che è il sale di un mondo sportivo dove odiare gli avversari, come facevano Bird e Johnson, come succedeva sempre fra Boston e Lakers, Milano e Varese, Effe e Vu nere, vuol dire alimentare interesse, creare per avere gente che non balla soltanto il rap in arene dove credono di essere all’avanguardia perchè impediscono una bella conversazione.
6 Ad Artiglio CAJA che riesce sempre a cambiare la faccia di una squadra almeno nella difesa. Ora un tipo del genere è rimasto libero tanto tempo, è rimasto a spasso dopo eccellenti risultati ed è stupefacente che Pianigiani non lo abbia coinvolto da subito nel progetto salva Italia.
5 A BASILE e MARCONATO perché la loro dedizione, bravura, fa venire il nervoso, porta troppo facilmente a paragonarli con le belle gioie di oggi, scatena sentimenti di devastazione per quelle finte scuole da pizzarra elettronica, da videocamera anche nella borsa, che hanno rubato la fantasia ad uno sport che era atletica in movimento e non aveva bisogno del rollatore furioso.
4 A Zare MARKOVSKI perché abbiamo fatto davvero il tifo per lui e quel progetto di simil Fortitudo, ma adesso siamo in ansia perché lo vediamo arrancare in fondo alla classifica di A2, oggetto di scherno per il Sabatini che, più di tutti i tifosi Virtus, giura di non avere cugini in piazza Azzarita.
3 A Sale DJORDJEVIC che fin troppo paziente con questa dirigenza che gli aveva promesso il mare della gioventù con talento e anche la montagna di giocatori con esperienza e ora lo lascia nel Sile aspettando i miracoli impossibili del Goree che dovrà salvare più i cavoli della capra verde abbandonata dai Benetton con crudeltà tipica dei tempi che viviamo, dove non si distribuisce più niente e si alzano soltanto i pedaggi autostradali.
2 All’UFFICIO TESSERAMENTI se è vero che molte squadre non hanno potuto avere i nuovi giocatori per le ferie natalizie di un apparato che speravamo fosse sintonizzato con una Lega che ha spremuto la rema delle feste per far giocare tantissimo. Possibile che manchi sempre qualcosa in questo inferno dell’italbasket, proprio con nella barzelletta dove una volta non ci sono i diavoli e l’altra lo sterco.
1 Ai diaconi de “La7” che nell’imprevisto finale di Teramo si sono trovati costretti alla radiocronaca visto che era sparita l’immagine. Se riuscissero a riascoltare le due parti del loro lavoro, forse, arriveremmo al giusto compromesso e saremmo tutti più felici: lo spettatore nuovo perché così scoprirebbe che il gioco non è poi così confuso se resti su Tizio e noi va a parlare di Caio, tutti gli altri viziati da SKY perché godrebbero di un racconto meno paludato e fatto cadere dal mondo dove gli dei dei canestri facevano sputare palloni e riempire di colori una modesta area di 3 secondi. Le ripetizioni stancano, ma anche fingere di avere fantasia da Goncourt è un non senso.
0 A Gianni PETRUCCI perché ribaltando la storia di Cesare e Bruto ha fatto davvero un fallo intenzionale sul Meneghin che ci terremo come testimonial per il campionato DNA come sta facendo adesso su Sport Italia, altra isola preziosa per il basket che andrebbe difesa, potenziata e non abbandonata.

Oscar Eleni, 9 gennaio 2012

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