Si implora di pagare il biglietto

1 Settembre 2008 di Stefano Olivari

Per sminuire le potenzialità rivoluzionarie dei compagni tedeschi Lenin diceva che ‘prima di occupare una stazione ferroviaria comprerebbero il biglietto del treno’. Una frase che ci è venuta in mente dopo i soliti fatti e le solite reazioni della domenica, anche se il poco affabile Vladimir Ilic Ulianov non pensava di sicuro a trasferte calcistiche. Poche cose come un comunicato di Trenitalia due giorni prima (e sottolineiamo prima) del viaggio dei tifosi napoletani a Roma spiegano perché l’Italia sia diventata la terra promessa dei delinquenti di mezzo mondo: abbastanza ricca per poter vivere dei suoi avanzi, ma in larga parte priva di ideali che vadano al di là dell’arrivare a fine mese fregando il prossimo o meglio ancora lo Stato (cioé sempre il prossimo). In questo comunicato le Ferrovie dello Stato parlavano proprio dei viaggiatori per motivi calcistici e si lanciavano in un annuncio a queste latitudini temerario: ”Saranno ammessi sui treni esclusivamente passeggeri muniti di regolare titolo di viaggio”. Capito? Un annuncio ufficiale per dire che chi vuole prendere un treno deve pagare un biglietto. Con queste premesse non è una sopresa che i viaggiatori ‘normali’ del Napoli-Roma siano stati fatti scendere con le cattive per far posto a gentaglia che non solo non aveva il biglietto del treno ma in buona parte non aveva nemmeno quello per entrare all’Olimpico. Ma sotto silenzio è passato anche l’annuncio di sabato di Trenitalia, in cui si invitavano i tifosi napoletani a prendere mezzi diversi dal treno per recarsi a Roma, essendo il 31 agosto un giorno da bollino rosso per i viaggi. Come agitare un drappo rosso davanti ad un toro non ancora sedato dai criminali delle corride: quello che è successo l’hanno visto o sentito tutti, inutile partecipare al campionato del ‘bisogna fermare il campionato’ o a quello del ‘Pochi violenti, che le società devono isolare’. Il vituperato calcio italiano non ha un’etica peggiore rispetto ad altri settori, ma è rimasto uno degli ultimi catalizzatori di attenzione in una società che, direbbe il Bignami di sociologia, è sempre più frammentata e senza percorsi comuni. Per questo uno come Francesco Caruso, per fortuna non più deputato (grazie alla scomparsa di Rifondazione Comunista dai radar della politica italiana), può tranquillamente affermare che la colpa in fondo è di Trenitalia che ”si ostina a negare il diritto di viaggiare in modo collettivo”. Capito? I 250 napoletani che erano sul treno con il loro biglietto pagato non viaggiavano in modo ‘collettivo’, la feccia che non è riuscita nemmeno a vedersi la partita (solo una parte del secondo tempo, ovviamente sfondando i cancelli) invece sì. Non ci sono tornelli, non ci sono steward, non ci sono card del tifoso, purtroppo non ci sono nemmeno manganelli (anche se nel breve periodo darebbero soddisfazione) in grado di sostituire la coscienza del bene collettivo.

Stefano Olivari
stefano@indiscreto.it

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