Senza bisogno di marchette

30 Marzo 2012 di Stefano Olivari

Siamo fuori da tutti i giri, in particolare da quello della letteratura su vampiri e dintorni. Per questo conosciamo Amanda Hocking solo per sentito dire e per genuina invidia, visto che la giovane (davvero, non come i cinquantenni europei) scrittrice del Minnesota è diventata famosa per avere venduto più di un milione di ebook in meno di un anno ma soprattutto per essere diventata un’icona del self-publishing. Sia pure solo a livello ebook, visto che sull’onda del successo web i suoi libri in versione cartacea sono stati pubblicati da un editore tradizionale come St. Martin’s Press. Siccome tutti, noi per primi, abbiamo grandi libri nel cassetto, abbiamo trovato interessante l’intervista concessa dalla Hocking al sito mediabistro.com. Questo il link, inutile copiarla, di nostro aggiungiamo che pur avendo la biografia perfetta per tenere la parte dell’outsider che ce l’ha fatta contro il sistema cattivo, la Hocking non si ritiene un’artista maledetta ma una scrittrice che aveva solo il problema di farsi conoscere.

Soprattutto lei non ritiene disdicevole per uno scrittore (meno che mai per un giornalista, visto che l’orizzonte temporale è più ristretto) pensare al mercato e cioè ai lettori. Si scrive per essere letti, il che non significa scrivere necessariamente schifezze ma scrivere solo di argomenti che interessano. Parliamo della scrittura come professione, perchè il dentista o il panettiere con il famoso romanzo ‘definitivo’ nel cassetto hanno invece tutto il diritto di ritenersi genii incompresi. Per la Hocking l’interazione con i potenziali lettori attraverso i social network non è una sega mentale da marketing 3.0, ma solo il modo più onesto e diretto per capire se si sta andando nella direzione giusta. Diversamente, si può entrare a far parte di una certa conventicola e far dire a Fabio Fazio (o con un po’ più di difficoltà a David Letterman) che siamo di fronte al capolavoro del secolo. 
Twitter @StefanoOlivari

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