Segno di grandezza

27 Marzo 2008 di Stefano Olivari


Fra le tante cose che si sono dette del contratto di Donadoni dopo l’Europeo ci sembra ne manchi solo una: non è uno scandalo che un allenatore, un giocatore, un dirigente, partecipino ad una manifestazione sapendo che la propria epoca è terminata, anzi, spesso è una motivazione in più. Senza allargarci oltre i confini della Nazionale basti pensare a Marcello Lippi che al Mondiale 2006 già prima dell’ottavo contro l’Australia aveva comunicato al vituperato Guido Rossi (giustamente Lanese sarà candidato alle prossime Politiche con l’Udc già vicina al suo amico Moggi) ed agli intimi l’intenzione di abbandonare, o a Dino Zoff ad Euro 2000 solo alla caccia di un pretesto (poi arrivato grazie alla sparata di Berlusconi, complice un sondaggio da bar, su Zidane da marcare a uomo) per tornare alla Lazio ed al golf. Viceversa il commissario tecnico troppo garantito non ha mai reso più un saldo un gruppo al capolinea o costruito male. Trapattoni 2002, Sacchi 1996, Bearzot 1986: contratti già rinnovati e fallimenti rovinosi, nel secondo caso con qualche rimpianto (l’esagerato turnover con la Repubblica Ceca) e nel terzo con l’attenuante della riconoscenza dovuta ai campioni del mondo. Insomma, basta trattare Donadoni come una povera vittima. Ha fatto bene, mettendosi con intelligenza ed umiltà nelle mani degli eroi di Germania, rischia di fare benissimo potendo anche vincere l’Europeo nonostante il difficile girone iniziale, ma l’Italia la possono guidare con successo almeno altri dieci allenatori. Vietato ammorbare con l’inutile analisi tattica dell’inutile Spagna-Italia di Elche, con immagini di produzione Rai degne del socialismo reale: la presenza di Manolo e del suo tamburo, piuttosto, che dei militari in poco libera uscita, ci ha però fatto capire di essere nel 2008. Colori ed inquadrature scacciapubblico, per chi è abituato a Sky o anche solo a Mediaset-LaSette, che però non hanno nascosto lo spirito di una Nazionale orgogliosamente uguale a se stessa tanto da imporre il recupero in grande stile di Fabio Grosso, uomo-copertina del 2006 e non a caso il migliore in campo, senza nessun problema di intesa con Materazzi, l’anno scorso causa primaria della sua fuga dall’Inter (liti da spogliatoio e dintorni). Saremo fissati, ma un Mondiale supera tutto il resto messo insieme. Tre difensori su quattro hanno trentacinque anni? Poco male, la vita è adesso. Anche negli altri reparti l’età media è altissima: fra i titolari sotto i trent’anni ci sono solo un Pirlo a scartamento ridotto, che fino a giugno si gestirà da kicker o poco più, ed un De Rossi splendente. Fra dieci anni, storicizzando simpatie ed antipatie, capiremo cosa vale questa squadra. Secondo noi tanto: forse è la prima grande della storia del calcio senza un fenomeno dalla tre quarti in su. Un segno di ulteriore grandezza.

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