Questo è l’Hollywood, gli sfigati stiano a casa

19 Settembre 2003 di Erminio Ottone

di Erminio Ottone
Il nostro inviato nella triste notte milanese questa volta attacca il protagonismo di certi dj, in discoteche dove a volte si sentono più parole che musica.

Amici di Indiscreto, nemici di Milano, rieccomi. Ritorno per raccontarvi di altre serate da archiviare come non memorabili e per rispondere all’amico Unhappy Hour. Nell’immaginario collettivo milanese la domenica sera dell’Hollywood occupa un posto di primo piano: è il momento in cui le donne devono sfoderare trucchi e fascino per fare colpo sui calciatori (tranquille, si accontentano di molto meno!); in cui gli uomini diventano come cani da caccia in cerca di lepri sempre più veloci di loro (ad attaccarsi al portafoglio di qualche fighetto). In cui la persona ‘della strada’ sogna di avvistare o anche soltanto di dire “ciao” alle persone ‘che contano’. La musica? Per il milanese è un optional, anche se il luogo si chiama ‘discoteca’. In realtà, per chi va, come si suol dire, a ballare, la musica dovrebbe contare, e nella sala principale dell’Hollywood bisogna ammettere che la proposta del dj non è male (da dimenticare invece ciò che si è costretti ad ascoltare nel privé). Peccato però che lo stesso dj rovini tutto a cusa di un peccato per noi capitale: la vanità! Crede di essere lui il protagonista della serata, non la musica. Come se la gente andasse in discoteca per sentire le sue esortazioni a ballare, saltare, eccetera. Così, capita che mentre cerchi di gustarti un brano che ti piace, vieni continuamente disturbato dai suoi “su le mani!”. “Saltiamo sotto i cieli di Milano!”. “Siamo I migliori, gli sfigati a casa!”. “La festa è qui!”. “Voglio vedervi saltare!”. Indisponente.
Erminio Ottone
PS: Caro Unhappy Hour. Mai venduto la mia anima per un free drink. E ricorda che sono io che ti ho creato.

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