Questione di maturità

26 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari 
La tessera di de Rossi, il diploma di Moratti, la demagogia finanziaria e l’addio di Ronaldo.

1. Un giornalista della Gazzetta dello Sport, Alessandro Catapano, è nel mirino di qualche ultrà della Roma che non ha gradito i suoi articoli (di cronaca, peraltro). Uno dei quali, volto notissimo e amico dei soliti noti, è stato giustamente denunciato. Però secondo Daniele De Rossi, in attesa di andare al Real Madrid, ci vorrebbe la tessera del poliziotto e non quella del tifoso. Messa così, decontestualizzata, sembrerebbe la frase di un cretino. Invece il ragionamento di Capitan Futuro (futuro con Mourinho, però) non è banale, visto che distingue fra schedatura preventiva e reale punizione dei delinquenti dopo aver commesso un crimine. Insomma, la discussione sulla tessera del tifoso sembra una discussione da…tifosi (noi lo saremmo dei poliziotti, eventualmente) che prescinde dall’effettiva utilità di questo strumento. La realtà dice che pur con tutti gli osservatori anti-violenza del mondo nell’ultima giornata di campionato a Siena e a Verona sono stati fatti entrare migliaia di interisti e di romanisti arrivati lì senza biglietto. Cosa schediamo a fare?
2. La Champions League fa scoprire amici dimenticati, come quelli che (forse) Massimo Moratti ha a San Demetrio Corone. Il locale Inter Club ha infatti invitato il presidente nerazzurro a festeggiare la conquista della Champions. Ricordando che presso il locale liceo classico Moratti, che all’epoca stava facendo il servizio militare a Cosenza, nel 1967 sostenne e superò gli esami di maturità classica (a 22 anni, tipo Chicco Lazzaretti). Ma perchè un milanese benestante va a prendersi il diploma di maturità in Calabria? Da ricordare che Moratti si è poi laureato in scienze politiche alla Luiss di Roma. Tutti attestati che valgono meno di Madrid. A proposito di viaggi, ma chi sono i proprietari della Jakala?
3. Domani a Nyon l’esecutivo Uefa (13 membri, nessuno italiano) comincerà la discussione che porterà all’assegnazione dell’Europeo 2016, per la gioia di chi non solo in Italia sogna lo stadio sì di proprietà ma costruito con finanziamenti pubblici. Il teorema Fiat e di tutte quelle aziende che professori a gettone e politici che vogliuono fare i moderni definiscono ‘risorsa per il paese’ (D’Alema arrivò a dirlo anche di Mediaset): privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. In attesa di sapere se avremo qualche altra Termini Imerese del calcio (venerdì alle 13 l’annuncio), ci sembra interessante anche la discussione su quel fair play finanziario che dei programmi di Platini è sempre stato un’architrave. Troppo morbida la sua entrata in vigore (dalla stagione 2012-2013, quindi avremo ancora due mercati no limits), troppo vaghe le sanzioni per chi non rispetta i parametri, un po’ semplicistico il dogma secondo cui i costi non devono superare i ricavi. Prima di tutto perchè i ricavi possono essere gonfiati con la connivenza di aziende terze in qualche modo collegate al club (basta una sponsorizzazione farlocca, senza grandi trovate finanziarie) e poi perchè si tenderebbe così a cristallizzare per l’eternità la situazione attuale. La Dinamo Zagabria non arriverà mai ai livelli di fatturato di Real Madrid, Manchester United o anche solo Inter. Più onesto sarebbe un salary cap durissimo e purissimo, del tipo ‘il monte salari lordo dei giocatori non può superare i 100 milioni annui’: in questo modo un Abramovich dell’Albinoleffe potrebbe realisticamente pensare in grande. Il resto è demagogia, al di là delle differenze fiscali fra vari paesi che vengono sottolineate dagli ex scienziati del nero.
4. Ronaldo sta per smettere, a quasi 34 anni, lo ha in pratica annunciato durante una comparsata commerciale a Rio. ”Il mio corpo vuole che mi fermi’, ha detto il Fenomeno che sente di non potere essere utile al Corinthians e tantomeno ad un Brasile che non lo ha convocato per il Mondiale. Per fare la riserva di Luis Fabiano meglio Grafite, deve avere pensato Dunga. A volere essere buoni, perchè poi i mediocri ma anche i medi sono sempre invidiosi di chi ha o ha avuto talento. Certo è che Ronaldo meritava un’altra uscita di scena, anche se molti dei suoi guai fisici non sono dipesi solo dalla sfortuna. Una realtà che per i calciatori troppo spesso si nega, schiavi della retorica del ‘se non ci avessero penalizzato gli infortuni’. Pensando ai trattamenti per così dire ‘medici’ di Eindhoven, causa primaria dei suoi problemi tendinei, alla scarsa propensione alla fatica in allenamento tranne che nei periodi drammatici delle varie rieducazioni, alla vita fuori dal campo, si può dire che solo Ronaldo sia riuscito a limitare Ronaldo.

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