Quelli di Bryant al Pianella

19 Settembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni

Il sistema Ilizarov, l’Europeo di Mascolo-Michelini, l’anima della Macedonia, gli impianti ridicoli, le maledizioni serbe, la scelta di Zancanella, la rielezione di Meneghin e le differenze fra giocatori NBA. Voti a Scariolo, McCalebb, Collet, Blatt, Sabonis, Fercioni e Buffa.


 

Oscar Eleni tenuto lontano da Kaunas per manifesta povertà, ma ospitato a Filettino, frusinate, fra Canistro e Vallepietra, fra la sagra della trota e quella della patata, portabandiera delle piccole comunità che fanno grandi sogni, quasi il contrario delle grandi società che sognano sempre una vita di elemosine come dimostra la caccia al giocatore NBA messo in cassa integrazione dalla serrata pontificia dei padroni NBA. Meglio le ciambellette e il vino, ascoltando il coro di Monte Viglio, delle litanie suburbane del basket italiano che invece di raccogliere le povere vittime del suo sistema bagordo e balordo; meglio ridersi addosso alla fontana Caraffa piuttosto che piangersi nelle braghe come fanno quelli del basket asfissiato, asfittico, malaticcio, nato con le gambe storte, un nanismo che non potrebbe curare neppure un valente chirurgo ortopedico come il bergamasco Verdoni che dai russi ha imparato l’arte per il sistema Ilizarov che molti anni fa salvò il grande saltatore in alto Valeri Brumel che si era maciullato le gambe cadendo in moto.
Insomma volevamo goderci l’Europeo servito così bene dalla Rai, tanto bene che ora viviamo nell’incubo: quando la regia sarà nostra cosa succederà? Quando il capo turno preferirà il tambu beach con ragazzine in tanga al basket come ci regoleremo? E’ quasi successo nelle semifinali europee, ma poi qualcuno deve avere avvisato e spento i motori che ruggivano per servizi che non avrebbero sofferto se trasmessi a qualsiasi ora, senza sacrificare una diretta. Come ce la caveremo se LA7 dovesse seguire il metodo SKY proponendoci urlatori, gente che pensa sempre di vendere il basket come il Marcorè della pubblicità tradito dalla sua calzamaglia, dagli specchietti e le perline? Difficile dirlo ora che abbiamo ritrovato nella coppia Mascolo-Michelini quello che ci mancava da tempo: sobrietà, ironia, competenza. Si tranquillizzino in giro: non siamo amici di Mascolo perché neppure lo conosciamo, ma ci piaceva già quando nella femminile valorizzava e non portava al parossismo palabratico Alice Pedrazzi; non siamo sempre stati in sintonia con Michelini perché ci sembrava un salmone alla ricerca del controcorrente secondo la scuola bolognese, ma poi, quando si è liberato della toga, ci ha dato quello che volevamo dal lunghissimo, troppo lungo, europeo lituano.
Già, torneo europeo esagerato, 11 partite in 2 settimane per le migliori. Un crimine psico-motorio, un rischio fisico e mentale. Per fortuna il campo ha premiato i migliori: la Spagna che aveva soltanto il problema di mettere una sveglia per ogni gallo, la Francia che ha avuto il problema di far andare alle armi anche giovanotti che non capivano il messaggio sublime di Parker e Diaw. Ci ha stregato la Macedonia e, naturalmente, Bo Bolt Blake Mc Calebb che ora è come i due mostri giamaicani quando decide che la partita diventa sua. Domanda alla competenza, senza domandarsi più come Bo abbia avuto il passaporto macedone: perché una squadra che noi a Bormio prendevamo quasi in giro ha potuto fare un viaggio così esaltante sfiorando persino il bronzo? Forse il creatore della prosa macedone, lo Stefanov che fece vibrare Siena ai tempi del primo raccolto, ha visto l’anima della gente da mettere insieme e, molto più spesso di quello che pensano i malati di lavgnetta e statistiche, la cosa funziona.
Ci è piaciuto l’Europeo perché ha portato tante belle facce nuove, purtroppo non nell’Italietta che ora si consola facendo suonare l’organetto davanti alla sede NBA nella speranza che vengano da noi a fare shopping per Natale i grandi califfi. Capite dove siamo? Questa è gente da terza classe sul Titanic, ma vorrebbe ballare in prima, pazienza se poi tutti, la NBA perché si sta tagliando le palline e noi perché le palline ce le siamo già sgonfiate da tempo, andranno a fondo. Portare Bryant per fargli vedere quali arene? Assago e i suoi miasmi, il tabellone da paleolitico? Il glorioso Pianella che non si può aprire per l’Eurolega? Masnago che non regge più? Forse Teramo, Cremona o, magari, Sassari cone i loro campetti che nell’Europa importante neppure omologherebbero? Certo ci sono Pesaro, Ancona, Bologna con arene che riempirebbero una finale dei licei nell’Indiana, ma poi come spiegheremmo che il campo della squadra campione d’Italia da 5 anni non è a norma della super Europa che dovrebbe nascere? Roma? Figurarsi se il Toti, che avrà certo visto come il Traorè non poteva stare in competizione con il Crosariol, appena sbarcato gloriosamente in viale Tiziano, confondendo la piccola arena per l’America del Testaccio testone, riaprirà l’Eur troppo costoso per chi ha buttato via fior di professionisti andando dietro sempre ai soliti Pasquino della setta allenatori mai nati.
Bella Europa se una Serbia affamata resta senza denti per aver pagato tutte le maledizioni possibili, una vendetta degli dei contro la vitalità del quasi settantenne Ivkovic che ci ha ammaliato. Certo ce la siamo vista brutta noi del basket italiano e loro del basket serbo, quando alla finale europea della pallavolo si sono presentate proprio azzurra e i ragazzoni del plavismo magico, perché sappiamo bene dove vanno a cercare i loro talenti quelli del volley, e vederli festeggiare mentre i baskettari se la piangevano sotto il salice ci faceva un gran male, ma intanto qui gli uomini col putipù dicono in giro che i titoli sul giornale non si guadagnano con le Nazionali, ma con le canne. Forse hanno ragione. Certo noi stiamo dalla parte dell‘organizzazione come la vedono gli spagnoli, come ce l’hanno regalata i lituani, un segreto custodito gelosamente dai pochi inviati italiani e celato persino ai loro candidi lettori, come la stanno mettendo in piedi i tedeschi da quando il Bayern ha deciso che Berlino doveva essere combattuta e non bruciata come si canta beceramente sulle nostre tribune dove gli abbonamenti sono venduti in salsa ultrà. Anche la Francia sta facendo molto di più, ma sono tutti paesi dove i ragazzi fanno sport scolastico e non devono pagarsi le ore supplementari nella sala di aromaterapia dove la madri aspettano ansiose di vedere se i figli hanno sudato troppo.
Bella Europa anche adesso che i mercanti la mettono in pericolo. Non s’illudano nella colonia italiana di aver pagato lo stesso debito di Germania, Serbia, Slovenia, perché quelli hanno nel serbatoio scorte per la carestia. Noi no. Il piano quinquennale per i nuovi raccolti ancora non parte. Si parla, ci si balocca con il tre contro tre, ma poi si resta nel pollaio, divertendosi per capire se il sindacato arbitri diventerà più potente dell’organizzazione diretta dallo Zancanella che dovrà ammettere di essersi sentito fiero per la finale affidata a Lamonica come capo arbitro e per la semifinale diretta da Facchini in chiusura di una stupenda carriera. Ora caro Zancanea se non ti appoggi a questi due e lasci fare ai commissari frustrati allora è meglio se torni a sfornare tramezzini con fantasia.
Aspettiamo che Meneghin batta uno, due, cento colpi, perché non c’importa molto del solito tavolone dove tutti sparano e cazzeggiano, pronti a tornare m

ufloni appena liberati. Servono decisioni rapide, impopolari. La rielezione non è sicura perché nel dopo Londra i nani e le ballerine, i burocrati e i cortigiani se ne impippano se devono abbattere un monumento, a loro interessano i bomboloni. Allora meglio lasciare una traccia per chi verrà domani e, magari, vedrà finalmente nascere nuove arene, nuovi giocatori, avrà modo di scoprire che la scuola italiana può produrre tanto se nel mondo vanno a vincere i Messina e gli Scariolo, se le basi per molti paesi, cominciando dalla Finlandia, le hanno messe maestri come il grande friulano blasonato multilingue che non nomino per far incazzare un Enrico Campana che nei suoi speciali europei ha dato piste e punti a tutti noi. Certo lasciare fuori dalla porta gente che, come ha dimostrato Ivkovic, può fare meraviglie se gli dai materiale nuovo da plasmare e non ti fidi di quelli che sostengono e sostenevano che tira più un canestro da tre di una difesa ben fatta. Forse non era proprio così, ma ci piace lo stesso. Portate davanti alle scuole i reclutatori e non soltanto i memorabilia, mandate sui campi di atletica chi vede un talento e non si ferma all’apparenza del peloso già cresciuto a 16 anni. Non ci serve villa Arzilla, ne un gerontocomio per assicurare una dolce vecchiaia ad anziani campioni, ma ci serve una casa dove si possa valutare il valore della gente prima di farla affondare da queste mafioserie da piccolo naviglio.
Al lavoro gente e non diteci che ha un senso costruire squadre per l’Eurolega ingaggiando con contratti di tre mesi i viandanti NBA. Come abbiamo visto in Lituania giocare per il circo Stern non basta, ci vuole anche altro. Ora avrete notato la grande differenza fra campioni veri e gente che fa finta di non capire che non è tutto oro quello che luccica da Portland a San Antonio. Il carisma, il talento, la pazienza, la disponibilità. Insomma confondere i Nowitzki, i Kirilenko, i Parker, i Diaw, i Batum, i Gasol, con il resto della compagnia è sacrilego e confonde le idee: a voi che guardate, a loro che giocano e pensano di essere davvero arrivati. Pagelle europee prima che la campanella ci chiami nel giardino di Forlì dove la supercoppa dovrebbe dare il primo brivido televisivo, prima che il campionato bussi alla nostra porta, felici che parta prima la serie A2 dove Marco Bonamico è uno che fa le cose e non parla soltanto bevendoci sopra, dove ci sartebbe spazio ed affetto per allevare gente che poi non si confonde quando deve fare aria e quindi non si sporca la mutanda firmata.  
10 A Sergio SCARIOLO perché guidare una Ferrari non è sempre la cosa più facile se intorno ci sono dei tori rossi mai soddisfatti. Milano, adesso, ha un allenatore bicampeon europeo, non può più lamentarsi e forse avrà anche i giocatori per sfidare i migliori, anche se aspettiamo Bouroussis e Fotsis alla prova finestra della difesa intensa.  
10 bis a Bo MC CALEBB per come ha vissuto la sua esperienza, per come si è comportato al di fuori del ring. Una dolcezza e una forza straordinarie. I campioni si vedono anche da questo e allora, cara gente, la NBA ha davvero tutti i migliori del mondo, italiani compresi?  
9 A COLLET allenatore francese per come portato la Francia parkerizzata verso l’Olimpiade. Per lui la fortuna di avere dietro un serbaoio ricco anche se noi pensiamo di essere più avanti per quell’argento avuto dopo la sconbfitta netta con la Spagna che potrebbe ingannare perché Pianigiani avrà al massimo tre giocatori da infilare in prima squadra mentre l’iberofrance ne avrà almeno otto.  
8 A David BLATT il testone che ha portato nella Russia dei talentissimi, primo fra tutti il quasi Belov Shved, una disciplina che poi servirà ai successori. Si è sacrificato per ridare grandezza ad un paese che, come dimostra la pallavolo, fa litri di latte, ma poi, come diceva il professor Nikolic, prende a calci il secchio.  
7 Al PRINCIPE DELLE ASTURIE che premiando NAVARRO gli ha lasciato la corona perché nell’arena sportiva il re era proprio quel catalano ribelle che alla NBA ha detto molto presto: fatevi fottere. Voi e tutti i vostri tenori che spesso appaiono come i castrati dell’opera romana dei tempi in cui al marchese del Grillo piacevano più le cantanti con seno al vento.  
6 Ad Arvidas SABONIS che nel cerimoniale di chiusura sembrava davvero un principe a cui la vita aveva dato tutto, anche se la sua sete sembra sempre inesauribile.  
5 A ZANCANELLA se non si inventa un formula per tenere al massimo livello i due arbitri italiani che hanno onorato la nostra scuola in Lituania. Ripetere giova.  
4 Alle SOCIETA’ ITALIANE interessate ai contratti part time con i giocatori NBA senza casa e senza lavoro. Non si possono dilapidare quattrini per avere poi la stessa gente in tribuna, per pagare gli allenatori dei giovani con una pizza e la birra senza schiuma.  
3 Al grande regista televisivo FERCIONI, vero pilastro SKY, vero appassionato di basket, se continuerà a terrorizzare i colleghi di Rai e della LA7 o, peggio ancora, dell’autoprodotto Legaiolo, perché sotto pressione quelli danno il peggio e noi già ci aspettiamo poco.  
2 Al BUFFA che ha lasciato il salotto calcistico SKY dopo aver scoperto che nel mercato chi urla di più si porta a casa la vacca. Ora si ricordano tutti che era la voce del basket NBA, ora lo prendono in giro. Eh no. Tornare in trincea e raccontargliela, a questi che non sanno davvero se i fratelli Coen sono meglio dei Baresi.  
1 Alla FIBA Europa se insistendo sulle 24 squadre all’Europeo pretenderà poi che si portino soltanto 12 giocatori. Il caro Scariolo che ha stravinto e che, parlandoci del “povero” Melli, non voleva passare per minchione, dovrebbe fare una campagna per avere questa garanzia.  
0 A MENEGHIN se ci lascia così insoddisfatti mentre canta l’allodola e stiamo andando verso l’esilio della prostata ingovernabile. CI faccia sentire la sua voce, ci assicuri che ha chiesto ai grandi saggi di riuninrsi e non soltanto per votare i nuovi ammessi alla Casa della Gloria di cui, fra l’altro, siamo sempre sprovvisti come sede permanente, ci garantisca che appoggerà Pianigiani quando chiederà la rivoluzione nel modo di insegnare, di mangiare, di vivere, di allenarsi come urlava ai Titani il Denzel Washington che doiveva allenare neri e bianchi divisi dall’odio razziale, proprio come da noi è il razzismo culturale a divedere le fazioni farlocche.

Oscar Eleni
(19 settembre 2011)

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