Premio Peter Fleming

10 Maggio 2008 di Stefano Olivari


Rino Tommasi sostiene con ragione che la migliore qualità per un doppista sia quella di scegliersi un compagno forte. Rapportando tutto al calcio, uno dei più famosi candidati al premio Peter Fleming è senz’altro Giovanni Trapattoni. Che però ogni tanto sbaglia i calcoli, come fu con il Cagliari, o riesce a far giocare male anche il McEnroe della situazione, diciamo l’Italia 2002 e 2004. Chissà se ha sopravvalutato anche l’Irlanda, anche se per sua fortuna insieme a Tardelli (letta una sua lunga intervista, fatta dal Corsport, sul futuro della squadra, nella quale riesce nell’impresa di non citare nemmeno un giocatore: forse li deve ancora visionare…) nello staff ha anche Liam Brady, ma solo il tempo e la Bulgaria diranno se ha avuto ragione. I margini per fare bene ci sono, considerando i punti fermi della squadra: Given in porta, Dunne, Kilbane e O’Shea in difesa, Carsley ed Andy Reid a centrocampo, Robbie Keane (a proposito di giocatori che Tardelli dovrebbe conoscere) in attacco, oltre al talento parzialmente inespresso di Damien Duff. Considerando la nota propensione del Trap a lanciare giovani, in prospettiva non stupirebbe un rientro in nazionale dei vari Finnan, Harte e Carr…Rimanendo nel presente, bisogna dire che per i media non solo italiani Trapattoni è condannato ad essere la macchietta di se stesso, fra storpiature in ogni lingua e detti popolari liberamente interpretati, con gaffe studiate a tavolino quasi alla Mike Bongiorno. La settimana scorsa la sua presentazione si è trasformata nel solito show in stile Strunz, ma di indicazioni sul futuro della squadra se ne sono avute poche se non che le prossime due amichevoli (contro la Serbia a Croke Park e contro la Colombia al Craven Cottage di Londra, lo stadio del Fulham) gli serviranno per vedere all’opera più giocatori possibile, in modo da arrivare ad una rosa di 28, non chiedeteci perché non 27 o 29, elementi per iniziare con le idee più chiare le qualificazioni mondiali. Rosa allungata, quindi, anche per quanto riguarda uno staff dove viene un tuffo al cuore nel ritrovare come scout Frank Stapleton (che per i quarantenni ex ‘intraveditori’ di calcio britannico significa Arsenal e Man U, sorvolando sui mille altri posti dove ha giocato) e come allenatore dei portieri Alan Kelly, l’Alessandrelli prima di Bonner e poi di Given.

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