Prandelli senza discussioni

27 Maggio 2010 di Stefano Olivari

Pronti ad ammazzarci per l’interpretazione ‘autentica’ dell’ultima frase smozzicata da Mourinho salendo in macchina, riteniamo perfettamente normale che alla vigilia del Mondiale in pratica si annunci la sostituzione di un allenatore campione del mondo con un altro che è reduce dalla peggiore stagione (in rapporto al materiale umano a disposizione) della sua carriera.
Tutto molto morbido e tutti amiconi, visto che è stato Lippi stesso a comunicare ad Abete la sua intenzione di mollare e che a Firenze nessuno tranne qualche tifoso viola ha cercato di incatenare Prandelli. Nella storia azzurra i commissari tecnici che hanno fatto bene sono stati o di estrazione federale (da Pozzo a Bearzot) o con un passato glorioso  a livello di club (Sacchi e lo stesso Lippi). Fra i federali non ci viene in mente nell’era moderna (quella post-commissioni, per intenderci) una gestione veramente fallimentare, nemmeno quella di Cesare Maldini lo fu, fra i santoni ha deluso solo Trapattoni. Sono invece andati male tutti gli allenatori medio cabotaggio, più o meno emergenti, venuti da fuori la Figc: Czeizler, Giovanni Ferrari, Mondino Fabbri, Donadoni. Vuol dire qualcosa? Forse no, ma di sicuro l’antipatia per Lippi non dovrebbe arrivare al punto di far considerare chiunque meglio di lui. Anche perchè fra la tristezza di Dunga e la scarsezza di Maradona si rischia davvero, infortuni della Spagna permettendo, di fare cinque.

Share this article