Pop 84

23 Dicembre 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Ultimo post del 2011, prima di una settimana di profonda riflessione fra inizio della NBA e varie altre cose importanti come la lettura del sicuro, nel senso che Robert Harris non ha mai tradito, L’indice della paura, ma soprattutto del geniale Player One di Ernest Cline: dopo i primi tre capitoli abbiamo deciso di metterlo via e di riprenderlo in un periodo che ci consentisse una lettura religiosa per cogliere ogni riferimento ai troppi videogiochi d’epoca di cui conosciamo ogni schermo (Dungeons & Dragons, per dirne uno).
Oltre agli auguri a tutti voi-noi, che valgono sempre, due parole (cioè duemila) sul futuro di Indiscreto e cioè di un giochino che con tutti i suoi limiti prende un tempo importante delle nostre vite: mai provato a leggere a fine giornata, mettiamo il lunedì, tutti i post del Muro del Calcio? Parliamo di leggere perché negli ultimi mesi lo scrivere su Indiscreto ci è stato precluso non tanto dal tempo quanto da contratti firmati con altri siti-giornali: in italiano significa che quando qualcuno ti paga si può anche arrabbiare quando legge la stessa cosa su un altro mezzo di informazione dello stesso tipo.
L’intenzione 2012 è quella di raggruppare quasi tutto quello che facciamo per l’esterno e riportarlo qui dentro, dando finalmente una forma professionale (non vogliamo dire professionistica, perché occorrerebbero almeno 5 milioni di pagine viste al mese e quindi siamo a un venticinquesimo dell’opera) a tutti i contenuti raggruppati qui dentro in forma discutibile. Un’intenzione da finanziare all’inizio (start up, in cialtronese) con pochi libri mirati, senza velleità da poeti maledetti o da storici formato Wikipedia (anche per questo non abbiamo pubblicato il libro su Uruguay 1930, già strafinito, rispondendo onestamente alla domanda ‘Ma a chi frega?’), in attesa di una pubblicità web che potrebbe non essere modesta come in passato.
Una parentesi la meritano i nostri libri 2011, proprio perché c’entrano pochissimo con Indiscreto pur avendo lo stesso marchio.  Da Football & Texas a E via… verso una nuova avventura! passando per la Giovane Italia, ci hanno dato tutti enormi soddisfazioni, che in un caso (Il Teppista) sono state anche finanziarie. Alcuni meccanismi della distribuzione impediscono di fare grandissimi numeri se non si è collegati a uno dei tre grandi del settore, ma evitando il vittimismo i conti possono comunque tornare. Ci riproveremo, anche se in questo momento prevale la voglia di tornare al sito.
Più che della forma (che migliorerà) e della quantità (che aumenterà) ci interessa però parlare dei contenuti. Che non saranno limitati allo sport, ma andranno in varie direzioni: quasi tutte pop, con argomenti che sorprenderanno e che magari non piaceranno a chi era abituato al vecchio Indiscreto. Divideremo gli articoli degni di rimanere in evidenza dalla massa di notizie e segnalazioni interessanti ma che possono tranquillamente essere sviluppate in un tweet: cercheremo insomma di fare un passo avanti autofinanziandoci e rimanendo indipendenti (che non significa bravi, ma solo… indipendenti) sia da editori, visto che in teoria gli editori saremmo noi, che dai lettori. In questo modo riusciremo a farci leggere anche da chi ci detesta, complice il fatto che sul web tutti copiano tutti gli altri e tutti insieme copiano le notizie di agenzia (fate caso alla qualità di giornali e siti nei giorni che seguono uno sciopero dell’Ansa). Economia, basket, tecnologia, cucina, politica, animali, medicina, eccetera: non diciamo che tratteremo tutti questi temi (facendo scrivere persone competenti, eviteremo nostri editoriali sul duodeno o sullo sformato di spinaci), ma solo che potenzialmente potremmo farlo.
E questo ci porta all’ultimo punto, fra quelli che volevamo condividere prima di eclissarci. Il nuovo Indiscreto avrà un’identità giornalistica più forte, nel senso che a prescindere dai soldi guadagnati ci sentiremo responsabili non solo penalmente (già è così da sempre, come provano le querele per fortuna tutte archiviate e le diffide stracciate in tempo reale) ma anche ideologicamente di tutto quello che viene pubblicato nella forma ‘articolo’.  Diverso invece il discorso sui commenti, dove l’iscrizione a Google rende chi commenta responsabile. Questo non significa che rinunceremo alla cancellazione di interventi a nostro avviso volgari (e non per questioni di parole).
L’ultimo punto non era in realtà l’ultimo, perché dobbiamo annunciare che fra poco Indiscreto diventerà meno respingente come tecnica e come grafica (è la solita promessa a vuoto…), permettendo (incredibile!) di condividere link ed effettuare segnalazioni senza dover essere un programmatore. Da quando siamo nel lugubre mondo del web, quindi dal 1997, sentiamo manager che ci spiegano che la chiave del successo è la cosiddetta verticalità. Essere un cretino specializzato, in altre parole, per attirare altri maniaci e poter così ambire ad essere federato all’interno di un grande portale dove poter arrivare un giorno, se proprio saremo bravi, alla para-subordinazione. Invece adesso ci va di essere cretini non specializzati, recuperando la superficiale curiosità verso tutto il mondo che avevamo nel 1984, quando ci mettemmo in testa di fare i giornalisti. Non ci interessa fare i Rain Man della situazione su un argomento solo, un giornalista non è un ‘esperto’ anche se questa teoria è molto in voga. Soprattutto presso chi ha pochi interessi… Il giornalista deve secondo noi giusto capire di cosa parla o scrive, ma non è che chi segue il calcio debba saperne come un allenatore o chi segue la medicina debba essere un medico: se no dovrebbe fare direttamente l’allenatore o il medico, con maggiori soddisfazioni. Tutta questa pippa, decisamente Middleton, per dire che abbiamo tante cose in mente.

Popolari con lo spirito del 1984, quindi forzando un po’ per arrivare al titolo potremmo dire Pop 84. L’obbiettivo è la Jugoplastika di Kukoc, ma firmeremmo già adesso per diventare come l’Ascoli di Trevisanello.


Twitter @StefanoOlivari

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