Ponte dei sospiri

8 Dicembre 2008 di Stefano Olivari

Oscar Eleni con un biglietto per viaggi a basso prezzo regalatogli dalla comunità Armani che pensa di aver finalmente fondato la nuova Ilio delle scarpette rosse mandando Ettore Messina al bar, al capolinea, dove insomma lo vogliono i ragazzi del cielo rimasti senza parole davanti al corridoio riservato al volo del falco Hawkins. Volo rapido come quello per passare da Auckland dopo aver saputo che David Beckham si è buttato dal ponte appeso ad un elastico, prova generale, dicono, per quello che poi farà a Milanello aspettando che anche il ponte sullo Stretto vada largo ai bilanci dello Stato e del suo nuovo mecenate. Sosta senza toccare cibo, il maiale irlandese alla diossina gira senza passaporto per il mondo, ma forse non è soltanto il maiale irlandese ad avere via libera, perché dalla capanna solitaria di Lorenzo Sani, uno che ama nascondere il talento nell’ironia, tifoso poco appariscente da quando ha capito che con le tre carte non si va lontano, arriva un messaggio per andare anche in Lapponia. Ne ha scritto parlando dei quesiti assurdi e ridicoli che devi risolvere se vuoi un posto all’ombra. Cosa si pratica in Lapponia? Questo chiede lo Stato a chi vuole fare il funzionario amministrativo. Visto che non si sa cosa scegliere fra renne, fiori,manghi,patate, ghiaccioli, chiediamo di poter tornare in fretta verso casa.
Il basket impazza anche se il padrone di questo sito, come tanti altri, è convinto che non si tira avanti. Certo che le spese sono alte e le entrate sono piccole, ma se guarda bene le presenze si accorgerà che almeno la B del calcio la si può contrastare e che a qualcuno è venuto il dubbio che il campionato non sia poi così brutto, pur ammettendo che qualcosa non quadra fra le prediche di chi vorrebbe più italiani e gli urli di chi avendo in mano un lenzuolo con sopra le macchie degli stipendi assurdi per i ragazzi della scuola italiana maledice chi non ha bloccato le retrocessioni. Incoerenze di chi sventola bandierine da fissare su montagne di tapioca. Se volevano dare un incentivo alle società per andare fino in fondo con la gente di casa allora sarebbe stato meglio non far girare questo spiedo che ora coinvolge tanta gente con la paura di finire in A2. Guardate cosa spendono per salvarsi quelle che stanno in fondo, guardate come si litiga per avere un azzurro in leasing, da pagare metà per uno. Bastava questo per capirsi un po’ meglio. Non è stato fatto. Colpa nostra che non amiamo tutti questi ometti dalla schiena dritta. A proposito prima di tuffarsi sul campionato tormentato da qualche fallimento importante, estasiato da resurrezioni della carne e della mente che ci fanno felici, vorremmo chiedere alla nostra hostess Belen di decodificare il pensiero del commissario Meneghin quando ci dice che Recalcati resterà allenatore della nazionale fino al 2009 e anche oltre, se dipendesse da lui. Qualcuno aveva avuto dei dubbi? Chi urlava per portare Messina alla fonte del piacere azzurro. Ne abbiamo letto, sappiamo che esistono sogni e progetti, ma poi ci è venuto in mente che qualcosa non quadra sul sentiero che porta alle elezioni: qualcuno forse teme che Recalcati chieda ed ottenga anche un posto come consigliere federale, passando dal ruolo del dipendente a quello del datore di lavoro. Certo devono stare attenti a costruire le nuove liste, troppa gente pensa di avere consensi che ha trovato soltanto perché non ci vuole niente a fare la rivoluzione contro chi combatte usando i fiori di Bach. Vengano allo scoperto, dicano cosa vogliono fare e poi si conteranno davvero. Lo chiede Bianchini che è stanco di far la guardia ai monumenti e agli arbitri dell’Uleb che sono peggiorati in poco tempo, tornando agli usi e costumi dei giorni in cui per politica internazionale si favorivano le nefandezze vestite da capolavoro tattico. Lo chiediamo tutti. E’ l’ora, caro Dino, di farci sapere come si andrà avanti se tutti resteranno uniti. Avanti considerando tutti tutti o soltanto i giocatori pastorelli?
Restando ancora un po’ nel borgo di Azzurra scherzi a parte vorremmo dire che se proprio l’ultima spiaggia è la qualificazione europea allora sarebbe meglio dare un ‘occhiata a chi serve davvero, senza illudersi di avere il cuore dei ragazzi NBA, pensate che Belinelli, mentre dà del bugiardo a Nelson, spiega anche che per la Nazionale non ha ancora avuto tempo per decidere. Insomma fate un po’ come a Bologna dove sembra che Chiacig e Fucka non siano poi gli ultimi della pista: il primo ha trovato la coppia dei visionari perduti Boniciolli-Zorzi, quelli che credono che si possa sempre migliorare lavorandoci un po’ sopra, pallone e anima; il secondo che Repesa chiamava ormai il “ mio adorato fossìle”, approfittando del periodo passato a lavorare ancora come ai tempi di Trieste, lavoro da disoccupato nell’inferno Fortitudo dove si bruciavano mani come castagne, è tornato fuori alla grande. Ora non diciamo di passare al vintage medagliato, ma insomma se Basile e Galanda ce la fanno, se tutti stanno dalla parte di Azzurra allora perché fidarsi di questi conigli bagnati che girano adesso in serie A, gente che non sorride mai per davvero, gente che fa paura soltanto quando manda gli agenti in sede a discutere compensi assurdi, garantiti dall’associazione giocatori, ora e per molto tempo, la stessa che si farà un sacco di risate dopo aver scoperto che persino la Gazza degli orgasmi si è accorta che mettere regole di presenze sul campo per giocatori con passaporto e scuola italiana porta l’allenatore in manicomio, porta a dei venti a zero che gridano vendetta. Voi pensate che qualcuno ci rifletta su tutto questo? No di certo. Allora andate in Lapponia e se non state bravi vi tolgo l’audio dalla radio Virtus dove Nino Pellacani ha deliziato la gente nei giorni mai uguali per arrivare al derby del grande freddo fortitudino, lui che adesso si compiace di avere un occhio di riguardo per gli amici veri, da Willy al commissario Pi, dall’avvocatone Porelli che abbiamo visto in prima fila alla Futurstation, battagliero come sempre, da Lori che in alcuno casi è molto lontano da tutti noi e confessa gente instabile.
Dunque il campionato. Troppe teste che rotolano, troppe teste che fingono di pensare. Milano voleva e doveva cambiare, ma dopo il filotto al caldo, 4 vittorie in casa, ci sta ripensando e sarebbe un peccato perché non è il caso di esagerare anche dopo aver saltato a Cheronea sulla testa dei persiani del CSKA. Bucchi che non sfata la leggenda dei Bruto allevati troppo bene, degli allievi che, prima o poi, prendono a calci i maestri. Peccato non aver tenuto la registrazione del peana sul gioco CSKA al Forum semideserto nei primi 20 minuti, peccato non poterlo confrontare con quella rimonta che ha steso i campioni imbattuti. Per il Bucchi beffato dalla zona Virtus ci fu il rogo. Per Messina soltanto i tortellini di casa. Cosa vuol dire essere padrone della materia, degli uomini, padroni di se stessi. Lo capirebbero persino i ragazzi della televisione lecca lecca, quelli del coro, quelli dell’eco, che non è sulle lavagne che costruisci davvero una vittoria. Era il dubbio che prendeva spesso Bariviera quando guardava gelosamente l’Ignis intorno a Nikolic, mentre lui doveva sorbirsi il minuto intorno al Cesare Rubini che leggeva così bene nella sua anima. Certo che esiste l’evoluzione tecnica della specie, certo che servono tracce, ma prima di tutto bisogna arrivare alla testa dei giocatori. Repesa non ci è riuscito e adesso si è trovato addirittura quattro ammutinati quattro, tutti americani. Sakota non poteva riuscirci perché ogni settimana ha dovuto sistemare qualcosa e il fatto di avere come migliori in campo gli ultimi arrivati spiega tutto della Fortitudo che ha perso la sua v
ena goliardica come diceva giustamente Angelino sul Resto del Giorno. Bucchi ci sta riuscendo, ma non può credere che sia tutto oro quello che luccica e le prossime settimane ci diranno se dovrà tornare al salto del Qua qua. Dalmonte è lontano dalla felicità, come del resto Udine dove non hanno nemmeno fortuna, come sicuramente il povero Lino Lardo che a dicembre potrebbe trovarsi ancora con meno punti in classifica se non troveranno i soldi per pagare il pregresso. Pagelle adesso che viene freddo:
10 A Mykal RILEY, il giustiziere di Roma nell’ultima partita giocata con Ferrara. Lo sostituiscono con uno più alto e più grosso. Questi ragazzi che vivono alla giornata e si baciano con l’allenatore che li deve cambiare sono personaggi che la gente ricorderà comunque, diciamo come certi stranieri che sono stati “eroi” di una stagione, di un giorno, perché avevano qualcosa da trasmettere. Di sicuro non capiterà mai questo a gente tipo gli scafisti NBA che ci mandano qui per toglierseli di torno, per fingere di credere che impareranno qualcosa.
9 A Keith LANGFORD il drago della Virtus che ha mangiato le fragole Fortitudo, che ha completato il giro di chiglia del sesto uomo dove il più applaudito nel ruolo era diventato Kaukenas. Un tipo strano dicevano, ma uno che accetta il ruolo, che vuole contare, che si arrabbia pure se lo sfidano.
8 A Giuseppe POETA perché questa Teramo che vola gli deve tantissimo, perché ci fa sperare che possa essere lui una delle salvezze azzurre, certo miscelato con i veterani sparsi per il mondo, un po’ come i matti dicevano al manicomio di San Colombano quando giuravano che tutti i malati non stavano dentro le mura tristi.
7 A Terrell McINTYRE che è diventato così carismatico, maturo, da farsi applaudire anche quando mette la sua stoccata soltanto alla fine di una partita, dopo aver preso tante cornate, dopo essere stato seduto a lungo. Con Siena, ormai, è così: ne vedi una debolezza mentre ti assale l’onda della sua forza che si chiama collettivo e con questo comprendi tutto: la società che gli altri non riescono a fare, il pubblico che non riescono a fidelizzare, i giocatori che non riescono ad educare alla nuova terra. Terra aspra, ma terra.
6 A TREVISO e PESARO perché nell’anticipo del sabato ci siamo quasi commossi vedendo tanta passione, tanta dedizione, tanto buon lavoro, anche se sul campo c’erano i soliti noti che forzavano la ragione e il buon sentimento. Abbiamo bisogno della Benetton e della Scavolini con quella faccia, con quella fede. Il resto verrà.
5 Alla FEDERAZIONE sostenuta dai ragazzi con la schiena quasi dritta per aver bocciato la candidatura di Torino che voleva la prima festa internazionale per gli under 17. Pensiamo che la spinta a farsi più in là sia venuta per non intasare la strada che porta al mondiale del 2014 dove, abbiamo scoperto, più della Cina comanda la Spagna.
4 A SKY e non perché aumenterà il canone per i poveri abbonati al suo basket, non per averci ormai obbligato a non sentire, ma per la risposta che ha dato a Pesaro giustamente preoccupata di spostare alle 17 il derby con Montegranaro nella serata di Juventus-Milan. Sono stati gentili, persino educati, ma quelle scuse ci hanno detto che ogni sospetto su quei cuori e quei convitati di pietra alle nostre feste non arriverà mai la primavera per ammettere: sì, scusate, avete ragione. Con gli orari e certe scelte toppiamo alla grande.
3 Ad Alex RIGHETTI se non spiega bene al colto e all’inclita cosa gli succede quando entra in contatto con la voce di certi allenatori: a Rimini era dolcissimo per Bucchi e si vedeva, a Roma, con Caja, era bravissimo e si vedeva, poi ha cominciato a non sopportare la parlata slava e si è visto, poi ci ha detto che con la Nazionale ha chiuso, e si è capito, poi è risorto con il pazzo Boni Ci e il Paron Merlino e possiamo anche spiegarci il motivo. Però è lui che deve raccontarsi.
2 Alla LEGA femminile che non trova il modo per cambiare le sanzioni davanti ad errori banali che portano ad assurdi 20-0, che mandano in rovina allenatori senza assistenti pronti con il pallottoliere, che non trova una bottiglia per avvisare i naviganti sull’assurdità di certe regole. Ribellarsi subito per evitare che altri cadano nella stessa stupida palude alla russa.
1 Al ragazzo JENNINGS che non illumina Roma, che non fa vendere biglietti come si diceva, se non si fa prendere per mano da chi vorrebbe che lui diventasse davvero un giocatore importante, ma senza saltare le stazioni dell’apprendimento e tutti dobbiamo ammettere la nostra malafede quando sosteniamo che a fallire, in questo caso, è l’allenatore dopo aver detto che il livello del gioco europeo era già difficile per chi usciva da 4 anni di università. Si, vero, ma Lebron. Ma andate a quel paese.
0 Ad ERCOLINO, il simpatico e vulcanico presidente di Avellino che dopo la sconfitta con Siena ha tirato in ballo l’arbitraggio, prendendosela con Taurino, Sardella e Capurro. Certo qualche fischio sarà andato storto, ma sentirselo dire da lui, che l’anno scorso ammetteva candidamente di non sapere nulla di basket, di non sapere neppure se la palla era più grande o più piccola di quella usata per il calcio, ci fa venire un po’ di paura. Lo diciamo per la tutela dal troppo entusiasmo di allenatori e giocatori che prima o poi finiscono nella graticola e pagano la nuova competenza, per non parlare delle polveriere che si possono far saltare anche prima che arrivi il caldo, il play off, prima che si debba camminare sul ponte dei sospiri chiedendo allo specchio perché altri sono i più belli del reame.
Oscar Eleni
(per gentile concessione dell’autore)
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