Pista turca

31 Ottobre 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Cosa può importare del Besiktas a chi ha giocato 14 anni, di cui 10 da protagonista, nella NBA dopo essere stato prima scelta assoluta al draft 1996? La domanda sorge lubranamente spontanea, rivedendo la conferenza stampa newyorkese con cui The Answer ha annunciato di avere firmato per due anni (2 milioni lordi di dollari a stagione) con i turchi. Poco entusiasmo (sarebbe andato bene anche l’entusiasmo finto), zero conoscenza della realtà in cui dovrà andare, ancora meno voglia di abbandonare una NBA che invece ha abbandonato lui.

La sensazione netta è che il problema non sia stato finanziario (per dire, un altro fenomeno logoro come Tracy McGrady gioca nei Pistons per quasi metà dell’ingaggio di A.I. al Besiktas) e meno che mai tecnico, nonostante si parli di un giocatore che condiziona i compagni, ma comportamentale: intorno ad Iverson e alla sua ‘posse’ è stata fatta terra bruciata da parte di una lega che ha intrapreso la strada della tolleranza zero contro ogni comportamento fuori dai suoi schemi (vedere il fallo tecnico che viene fischiato in automatico anche dopo proteste anti-arbitri espresso solo con l’espressione del viso). Dentro e fuori dal campo.

”La cosa che mi importava di più era quella di far parte di una squadra di basket”, ha spiegato con onestà l’11 volte All Star. Che sarebbe stato un testimonial straordinario per riportare l’attenzione sul basket in qualsiasi paese, al prezzo (come si è visto) di tre mezzi giocatori da top club italiano. In definitiva, mentre è chiaro che nessuna squadra NBA ha nemmeno dato una chance a quella che rimane uno dei giocatori più popolari del pianeta, non è per niente spiegabile il motivo per cui nessuna squadra da media Eurolega abbia pensato ad un colpo del genere quando già da sei mesi si sapeva che l’Mvp del 2001 era sul mercato.

Cercheremo in ogni modo immagini del Besiktas, con la facile previsione che non tutti i due anni di contratto saranno onorati. In squadra c’è un solo altro americano, Mire Chatman, e queste cose per chi ha sempre sentito il bisogno di circondarsi di amici (più o meno scrocconi o pregiudicati) hanno il loro peso. Al di là poi del dibattito su chi terrà la palla in mano fra l’ex Georgetown e l’ex giocatore di Roma. Il problema non è evidentemente il basket turco, fra i migliori d’Europa come livello tecnico e seguito di pubblico (con dimensioni europee, visto che l’impianto del Besiktas ha una capienza di poco più di 4.000 posti), ma lo spirito con cui il 35enne Iverson emigrerà dopo 4 anni da sopportato speciale: ai Nuggets, dove comunque c’erano ambizioni, ai Pistons e ai Grizzlies prima di un grigio ritorno a Philadelphia. Larry Brown, suo coach nei giorni di gloria ai Sixers, non ha usato sfumature: ”E’ triste che un campione di questo livello finisca la carriera in questo modo”.

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