Piove sul bagnato

29 Settembre 2008 di Stefano Olivari

1. La caduta di Fausto Maifredi e del governo federale era nell’aria. Diciamo che si poteva trovare un accordo tra le parti, anticipare le elezioni che ci sarebbero state comunque ed evitare il commissariamento che comunque bloccherà un po’ di attività. Ha rischiato di cadere il governo di Lega a causa dell’ostinazione di Francesco Corrado di mandare in onda la presentazione di Venezia a a dispetto del momento. Ma diciamo pure che Corrado è un presidente voluto dai club per governare collegialmente, quindi lui o un altro non sarebbe cambiato molto. E comunque sotto la sua ala qualcosa di positivo è successo: i club si sono compattati, almeno sui grandi temi sembrerebbero sulla medesima lunghezza d’onda. Ora se in queste ore verrà confermata l’esclusione dal campionato sia di Napoli che di Capo d’Orlando, bisognerà tenere buoni i piccoli club che vorrebbero cogliere la palla al balzo per bloccare le retrocessioni. Sarebbe una follia, non perché amiamo particolarmente le retrocessioni ma perché sono l’unico strumento con il quale obbligare i club a darci dentro fino alla fine. Senza retrocessioni, partirebbe subito il processo di snellimento del monte salari, cessioni, transazioni, rinunce eccetera. Cantù ha proposto una retrocessione e 12 squadre ai playoff, evidentemente un’idea self-service. Lasciamo perdere: serve credibilità e in questo caso servono anche le retrocessioni. E’ vero che andranno in Legadue due club che probabilmente avevano fatto abbastanza in fase di costruzione del roster per evitare che succedesse.
2. Siccome piove sul bagnato, è finito in una bolla di sapone anche l’esperimento Shawn Kemp di Montegranaro. Aveva avuto il merito di far parlare positivamente di basket durante l’estate poi tutte le perplessità tecniche e di opportunità sull’operazione si sono concretizzate ed è stata una fortuna per tutti che Kemp non abbia cominciato la stagione. Qui ci preme ribadire per l’ultima volta che la nostra idea era che si trattasse del miglior giocatore NBA mai venuto in Italia ma il riferimento era alla sua carriera americana non al momento del suo approdo da noi. Ovviamente. Per chiarire ancora: se Larry Bird domani firmasse per Milano sarebbe il miglior giocatore NBA mai venuto in Italia, non il miglior giocatore mai venuto in Italia e basta. Bob McAdoo non era una vecchia gloria appassita quando è venuto a Milano ed è stato uno dei più grandi giocatori del campionato italiano. La nostra idea era che al top del rendimento Kemp sia stato nella NBA più importante di McAdoo al suo top. Kemp non ha mai vinto niente nella NBA ma ha giocato una Finale e l’ha persa contro i Bulls. Neanche Karl Malone è andato oltre, neanche John Stockton, neanche Patrick Ewing. McAdoo ha vinto due titoli ma veniva dalla panchina dei Lakers, era importante, non fondamentale. Quello era il concetto. Ma farsi capire è davvero difficile, alle volte, poi ognuno legge quello che vuole ed è libero ovviamente di non essere d’accordo.
3. Siamo abbastanza convinti che la crisi odierna del basket italiano sembrerebbe più tollerabile se la nazionale non avesse fatto il disastro che ha fatto nelle qualificazioni europee. Purtroppo non è la prima volta che un club perde il posto in A, è successo per questioni più o meno economiche e in tempi recenti persino a Virtus Bologna e Pesaro. Ma stavolta è successo a coronamento di un periodo in cui i giocatori italiani hanno minacciato di scioperare e poi sono andati in campo e hanno fatto “abbastanza” male tanto che se avessero davvero rinunciato all’azzurro oggi avremmo almeno l’illusione che – giocando – si sarebbero facilmente qualificati come pensavamo tutti. Insomma il disastro azzurro ha fatto sembrare tutto più brutto e intollerabile. E intanto nella ridda di interviste, commenti, opinioni su quanto è successo e deve succedere nessuno ha mai osato dire la sua su un altro tema: davvero anche così questa nazionale non poteva fare meglio? A questa domanda nessuno ha ancora dato una risposta. Si passa per censori di Carlo Recalcati che per inciso passerà comunque alla storia come uno degli allenatori più vincenti nella storia della nazionale oltre che una persona seria, appassionata, che sta dando tutto alla causa e non ha mai trattato nessuno in modo maleducato. Nella sua posizione qualche volta avrebbe potuto farlo. Suoi illustri colleghi, meno vincenti, l’hanno fatto. Lui no. Per questo è umanamente difficilissimo criticarlo. Ma stiamo parlando di basket e di allenatori. Se si pensa che la sua modesta nazionale settembrina abbia reso al di sotto dei suoi mezzi – noi ne siamo certi – si può anche dirlo.
4. Intanto si sono messi a litigare anche Eurolega e lega spagnola sul nuovo format della massima competizione internazionale. L’Eurolega intesa come organismo ha varato un progetto che rende le partecipazioni sempre più blindate, la lega spagnola – la più forte – si è ribellata e ha ipotizzato una competizione stile vecchia Coppa dei Campioni in pratica aperta solo a chi vince i titoli nazionali. Sarebbe un tuffo nel passato che tecnicamente e sentimentalmente può apparire attraente ma l’Eurolega era stata inventata per uscire da questa logica, per creare una struttura tecnica e organizzativa che fosse più simile al modello NBA che a quello europeo degli anni ’60. La proposta della lega spagnola può riscuotere consensi alla base ma i grandi club europei non la accetteranno mai. Una cosa si può dire: in questi anni l’Eurolega ha acquisito un prestigio enorme, che probabilmente non ha ancora trovato il successo economico cui ambirebbe, ma credibilità sì. Presso i giocatori, gli sponsor, la NBA. Indietro non si torna, anche se l’operazione nostalgia un suo fascino ce l’ha.

Claudio Limardi
claudio.limardi@gmail.com

Share this article