Piani scordati

12 Dicembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
La leggenda di Bloy Kee Dunlop, gli arbitri di Bertomeu, la frutta di Scariolo, la setta contro Lardo, l’onda di Dalmonte, l’acqua di Sacripanti, la dimensione di Gentile e l’entusiasmo da esibizione. Voti a Cancellieri, Pianigiani, Johnson, Diener, Basile, Cavaliero, Hackett, Marconato, Mordente, Dell’Agnello, Moretti e Gasol.

Oscar Eleni da un ospizio nel Delaware, il primo Stato nella storia americana, fra legumi, frutta e pescatori cercando di scoprire come Bloy Kee Dunlop, classe 1926, stella dei jazz club finito a mangiare pappine fra i derelitti della terra, sia riuscito a tirare fuori armonie da un piano scordato, come faceva da bambiano a Buffalo quando imparò l’arte, come ha trovato in un fotografo che cercava immagini sulla desolazione l’uomo della provvidenza che gli ha fatto incidiere il suo primo CD e che lo ha riportato su un palcoscenico.
Una storia interessante per poter parlare, poi, con i troppi allenatori che adesso hanno per le mani piani scordati e non riescono più a trovare il suono dei giorni in cui il vino e le rose rendevano migliore la loro vita che è anche peggiore di quella degli arbitri perché spesso devono dipendere proprio dai tipi come il Taurino o il Capurro della situazione. Caro Zancanella può essere resa più chiara la regola sull’uso dell’avambraccio nella difesa contro il centro avversario? Qui la si usa alla cazzo di cane, decidendo possessi che diventano decisivi. Certo che lo chiediamo a Zancanea e non ai puffi dell’ULEB perché quando Bertomeu viene a darci lezioni sulla grande Europa del basket, facendo magari una conferenza stampa nello stesso giorno, e a pochi chilometri di distanza dalla sede di gara di un’altra italiana, dovrebbe pure spiegare cosa ci facevano i tre arbitri sul campo di Bilbao dove Cantù, alla faccia sua e di chi non ama la devotion alla tradition, ha fatto un capolavoro che poteva anche vederla vincente nelle trasferte più dure affrontate fra Istanbul e la Spagna se, appunto, non ci fossero stati ordini cosmici per guidare certe frecce.
Dicevamo di allenatori che si trovano con il piano scordato. SCARIOLO a Milano si accontenta di frutta e verdura, sulla ciccia è ancora titubante, non starebbe bene per l’hidalgo perdere la linea calvinista della casa, ma potrebbe anche andargli bene se a Madrid non facessero una maialata tipo Zagabria con il Lione nel calcio. Il problema, però, resta. Insistere per avere Alessandro Gentile è anche più pericoloso e poi se vuoi scambiarlo con Radosevic e Viggiano allora devi farli almeno giocare, pur ammettendo che il croato in 4’ ha fatto abbastanza porcate da orientare la desolata Benetton su Oertner che resta un dilemma per la Cantù in ansia non soltanto per il bisturi che inciderà ginocchia, ma anche prostate come quelle del Bruno Arrigoni che soffrirà meno stando lontano che su una panchina dove sembra diventato invisibile, perché la riconoscenza è una malattia più che una necessità in questo secolo. Dicono anche che Fotsis si è finalmente svegliato perché è andato via Gallinari. Sarebbe davvero comico. No, il greco è sempre stato così, ha bisogno di sentirsi importante, questo è vero, ma a prescindere dai compagni. A Don Sergio una domanda senza autorizzazione: perché l’Armani che vive da separata in una città che certo non la disturba, in un mondo basket senza critici che vadano oltre la cipria, è una squadra fragile nell’anima?
LARDO a Roma sta conoscendo la stessa setta degli allenatori inesistenti che ha fatto scappare Pesic, tormentato Bodiroga, avvelenato la vita di Repesa e Filipovski, rubato la fede persino a Mosè Tanjevic che pure aveva portato nel Bagaglino capitale le tavole sull’unica religione che salva le società quando spendono tanto e buttano il quattrino nel pozzo delle cose inutili. Dicono che rischi il posto. Be’, succede da tempo se ti tieni certa gente e non la metti nello sgabuzzino.
DALMONTE a Pesaro si è fatto prendere dall’onda anomala dell’euforia fuori tempo. Lo si capiva che ci sarebbero stati tradimenti alla prima carezza del sole di vittorie importanti. E’ nella storia cittadina, almeno fino dai giorni in cui Scavolini decise che serviva il sacro muro fra passione e razionalità tecnica, un muro abbattuto appena lui è diventato nuovamente soltanto sponsor, non è davvero una novità. Non chiedeteci perché Cavaliero o Hackett siano andati in fondo alla cantina a bersi un po’ di melograno mischiato all’idromele, non sapremmo rispondere anche se ce lo sentivamo sulla pelle e lo avevamo pure detto alla radio pesarese dell’ultimo dei mohicani in un mondo dove gli addetti stampa stanno diventando aziendalisti per la pagnotta e non per la passione con risultati che si misurano poi sulle pagine dei giornali.
SACRIPANTI a Caserta è andato oltre il deserto per trovare acqua e ci è riuscito, adesso anche il grande attore Servillo ha deciso che era ora di aiutare la società che lo affascinava ai tempi di Tanjevic, ma, soprattutto, del professor Marcelletti. Dategli una mano, diamogliela tutti insieme e se manca un milione per finire la stagione intervenga subito la Lega senza avere remore visto che ci sono anche squadre con lo stesso sponsor.
DJORDJEVIC che ha fatto benissimo a cavalcare il Ronzinante offertogli da Treviso, ma adesso andrebbe sostenuto da una città che sta perdendo quasi tutto, che non porta più di 5.000 persone a Monigo per una prestigiosa vittoria sul Biarritz della multietnica rugbistica, che lascia spazi vuoti al Palaverde dove invece s’infilano volentieri gli esiliati da Venezia. Ora deve rifare la squadra e ha il suo purosangue scalpitante perché Gentile si sente da piano superiore senza ancora essere pronto. E’ successo con le chimere della NBA, succede ancora. I ragazzi devono giocare e sbagliare. Gentile può farlo a Treviso, molto meno a Milano o in Nazionale maggiore. Lo stesso discorso che si doveva fare per Melli. Se non ci fossero catene regolamentari non saremmo davanti ad allenatori che fingendo di credere nell’italiano novo poi lo nascondono.
Pagelle dopo aver cercato inutilmente un accordatore di piano che possa salvare capra e cavoli nella stessa terra dove i cantori della fatica ci riportano nel mare morto che fa galleggiare tutto, lo stesso mare dove una esibizione porta più pubblico di una partita lacrime e sangue. A certa gente viene da ridere e noi, invece, continuiamo a piangere su questa necessità impellente di dare lezioni a chi ne ha già ascoltate troppe, a chi ha camminato per strade dissestate molto prima di questi Al Capponcini che ci propongono formule da tramandare ai posteri una vita dopo le intuizioni di un vero grande come Parisini, di un vero genio come l’avvocato Coccia, di un vero imperatore come Gianluigi Porelli.
10 A Massimo CANCELLIERI, allenatore di Biella che respira vivo al secondo posto in classifica, per aver fatto sapere a tutti, persino all’Atripaldi che ci danno senza quota come sostituto di Renzi in Lega, che l’Angelico il suo paradiso non lo troverà in coppa Italia, non lo dovrà cercare lontano dai 24 punti che vorrebbero dire salvezza. Lui ha vissuto da vicino e da lontano le stagioni del vino che poi prendeva sapore di tappo.
9 A Simone PIANIGIANI che non ha cercato scuse mentre la casa tricolore perdeva pezzi dal cornicione. Si è messo a fare quello che gli riesce meglio: lavorare più duro, valorizzando il giocatore che gli hanno dato, aspettando con pazienza quello o quelli per il salto di qualità.
8 Al JOHNSON di Avellino che è la scoperta più bella nella st

agione irpina. Uno così avrebbe cambiato la vita delle tre squadre italiane in Eurolega: perché è bravo, perché conosce i propri limiti, perché non ha la vocazione del traditore come i fuggitivi dell’ultimo mercato.
7 Ai cugini DIENER che danno felicità al popolo cestistico di Sassari seguendo Toro Seduto Sacchetti, il nostro caro Nureyev che suda davvero come se giocasse perché lui ama il gioco, i suoi campioni e sa benissimo di non dover incantare con lavagne luminose chi valuta la gente in base ai carati dell’orologio e al taglio del vestito.
6 A Gianluca BASILE, un voto da capovolgere, alzare fino alla lode, perché la sua vita nell’arena ce lo fa amare come espada, ma anche come toro allevato bene da chi sapeva riconoscere i talenti e Giordano Consolini, sicuramente, è uno di questi, nella speranza che nessuno tocchi questa colomba bianca che dovrebbe costare molto di più.
5 A CREMONA che congeda il veterano Kakiouzis il giorno dopo aver ricevuto dalla sua mano i punti per battere Caserta. Lo sostituirà Tusek e a Caja andrà bene lo stesso, ma, accidenti, cosa bisogna fare per accontentare chi a Cremona ama più la mostarda del torrone, lasciando perdere la terza Ti legata al latte materno.
4 A CAVALIERO ed HACKETT che sono spariti dal cielo di Pesaro quando già pensavamo che la Nazionale potesse contare su questi due ballerini che amano l’Oceano.
3 A Denis MARCONATO perché le sue prestazioni in Eurolega, certe partite in campionato, dovrebbero far pentire chi lo ha scartato prima a Siena e poi in Nazionale. Caro Pianigiani, Azzurra tenera dopo l’ottavo giocatore ha bisogno di gente come Baso e il nostro Sutherland della Marca.
2 A MORDENTE che ci aveva fatto alzare dalla sedia all’esordio con Roma e poi è sparito nella terra dove coltiva vino. Lui non è un Vitali qualsiasi, sempre in ritardo per colpa di qualcuno come ci ripete fino alla noia il Poz che può anche voler bene a tutti quelli che più o meno gli assomigliano, come carattere, si capisce, come giocatore era quasi inimitabile in attacco e assolutamente da non imitare in difesa e in allenamento, ma poi deve anche prendersi la responsabilità di valutare un giocatore senza trovare un sigaro a cui attaccarsi.
1 A Sandro DELL’AGNELLO, a MORETTI, a gente che abbiamo amato davvero se adesso, nella seconda vita come allenatori a Brescia e Pistoia, andranno per la tangente come è accaduto in un recente passato.
0 A Pau GASOL se non farà come Lamar ODOM indignandosi con chi tratta i giocatori con la stessa delicatezza della merce avariata, anche se c’è un passato, anche se qualcosa hanno dato. Succede nel professioinismo, ma è giusto anche mandare a farsi fottere il mondo Bryant.

Oscar Eleni (12 dicembre 2011)

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