Parlando del futuro senza Pianigiani

24 Settembre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni su una bella terrazza di Bologna, stupito di dover parlare prima con una tartaruga ermafrodita salvata dalla strada e poi, incantato, nel castello dei vecchi sogni. Lo confessavamo al badante più comprensivo, nella sosta premio alla Grattugia, fuori dal casello di Canossa, puntando su Bologna dove, è inutile dirlo, ci mancano l’abbraccio, la litigata, la riflessione con Torquemada Porelli e il Papa Parisini. Per fortuna nella casa che accoglie sempre i viandanti dove, magari, cade dal soffitto la plafoniera del ventilatore, ma senti sempre aria genuina, l’arte nuova di capire le cose come stanno, nella speranza che certe sofferenze, le trappole del mestiere e delle carogne che lo stanno rovinando, diventino presto qualcosa di più di una riflessione sotto cieli tonanti, centellinando acque magiche.

Del Ciccio, l’uomo della sfida a Richardson in “Vale tutto” sapevamo, meraviglioso nella ricerca della verità, quasi sempre, nel mistero dello sport, brutale nell’esposizioni con quella partenza fissa: “Adesso ti spiego”. Però la sua torta di riso è diventata splendore nell’erba dell’ultima portata. Di Pigi e della Ghepard, società bolognese di serie C dove puoi scoprire fino a che punto possono arrivare i mercanti di giocatori, peggio dei mostri che fanno raccogliere pomodori, questi padroncini lasciano ragazzi da 500 dollari al mese, anche con gravi problemi, in mezzo ad una stazione, ad esempio, dal fortitudino dentista, dicevamo, abbiamo imparato cose che non sapevamo, rivedendo in lui molto del Parisini che gli è stato maestro, della vita, non certo per la sua professione. Sosta illuminata, all’improvviso, fra orecchiete e parmigiana di melanzane, dall’arrivo di Ivano Dionigi, rettore dell’Alma Mater, pesarese, tifoso di basket che non ha mai negato di aver superato i limiti quando il Cappellari portava Meneghin verso l’ospedale. Ogni volta che si vedono fra i due c’è la scintilla: amore, odio, rispetto. Dionigi ha permesso alla Fondazione Porelli di assegnare una borsa di studio all’anno, premio per giovani leoni della legge sostenuto dalla federbasket del Gianni Petrucci che in questi giorni di grande nostalgia per Ettore Messina e di faticoso rapporto col Pianigiani che ama nascondersi dopo aver dato la caccia a troppe streghe inesistenti, lasciando a terra anche chi doveva salire sul charter di Azzurra, visita le chiese del suo sport che l’anno prossimo lo rivedrà candidato unico alla presidenza, con il nuovo mantra della contraddizione: ”Ho sognato una medaglia, ma abbiamo comunque vinto perché il basket della Nazionale è entrato in tutte le case. Certo che avrei firmato alla viglia per un posto nel preolimpico”. Ohi ohi. Ma come, ha sempre detto che era la Nazionale migliore di sempre e si sarebbe accontentato di un posto scomodo al preolimpico? Eh sì.

Il posto da conquistare sarà durissimo e nella villa sulle colline bolognesi dove è stato presentato il campionato hanno dovuto dargli del bromuro nella speranza che questa frenesia poi non rimetta sotto schiaffo il Meneghin ministro degli esteri che in Fiba avrà nemici solidi e più ricchi. Certo Gianni del Circeo aveva appena saputo che le società erano molto irritate per la defezione del Pianigiani scontroso, ma, cosa ancora peggiore dato il suo stato d’animo, che la pallavolo, dopo la rivoluzione tecnica, il distacco dal Berruto che ora cammina sempre a fianco di Malagò, ha conquistato il pass per Rio nel cimento più difficile, sfiorando pure la coppa del mondo. Gli ha rubato la idea, come diceva Pesaola, quando doveva difendersi dopo aver dichiarato alla vigilia che sarebbe andato sempre all’attacco, il mai amatissimo Magri. Ora vedremo come si svolgerà questo duello sulla sierra madre dei contratti da sciogliere, non roba per comprare noccioline, siamo fra i 600 e gli 800 mila euro, anche perché i candidati a prendere quel posto al piccolo principe della Lupa aspetteranno certamente di vedere come è strutturato il girone di qualificazione olimpica. Un conto giocarlo a Torino. Un altro sfidare i turchi a casa loro. Senza contare che Francia, Serbia, Grecia e forse Russia qualcosa da dire dovrebbero ancora averla.

Comunque sia dal terrazzo e dalla bella tartaruga come avrebbe cantato Bruno Lauzi, amico vero del Ghighi Parodi che fece nascere con Enrico Crespi i Giganti arruolando giovani sperduti come noi, dell’ex compagno di Dal Pozzo a Genova ancora capace di scatenare il basket che ama con questo referendum sui migliori allenatori per il time out decisivo, dalla Bologna delle scuole fatiscenti e occupate, verso il Resort bellissimo dove certo sarebbe bello passare dei fine settimana, ma che è andato bene anche per una presentazione fuori porta. Usa così nel mondo dove conta chi sa contare. Isole della tranquillità.

Fernando Marino con la sua bella lancia in resta. Aveva tanti sassolini da togliersi perché quando diventò presidente di Lega la maggioranza era con Scotti: Dura minga, dura no. Ha resistito, anche alla fronda interna, no, non è vero che c’erano scintille nel passaggio della coppa per i campioni d’Italia fra l’uomo di Brindisi e quello del Banco di Sardegna, anche se molti sostenevano che a fine mandato gli sarebbe stato detto arrivederci. Adesso con questo bacio fra RAI e SKY, con i nuovi sponsor, con tutta questa luce anche sulle nostre piccole baracchette, come avrebbe detto la signora Simpson nel breve periodo di regno del compagno poi costretto ad abdicare, dove, inutile dirlo, gli abbonamenti sono stati esauriti. Il basket sembra stare benissimo, quasi quasi lo riconoscono persino quelli che hanno fatto delle loro rubriche gustose e interessanti anche una casa per servizi funebri: record di ogni genere. Attenzione, però, migliorare è sempre tanto difficile e se ti porti dietro progetti in divenire (ma quando accidenti?), per i palazzi di Sassari, Reggio Emilia e Venezia-Mestre, può anche succedere che avendo più di 100 partite in diretta qualcuno se ne resti in poltrona. Comunque sia la serie A si è messa in moto anche andando in collisione con la sua più potente associata, cioè l’Emporio Armani costretto dall’ULEB, dalle date strette, a fare il media day per l’Eurolega nel giorno in cui veniva presentato il 94° campionato.

Pagelle della giornata bolognese della Lega dando un premio speciale a quelli della LNP ricevuti nella sala d’onore al Coni persino da Malagò che voleva almeno consolare il suo amico Toti che con la Rometta affidata al coraggioso Saibene parteciperà alla A2 delle grandi declassate dalla crisi e dall’invidia, locale e nazionale: Siena, Treviso, Fortitudo Bologna (a proposito, quanto manca a tutto il movimento questo derby a Basket city?).

10 A COSTA e VILLALTA che sotto i riflettori al palazzo di Varignana hanno risposto alla cantilena Petrucci, il presidente se ne era scappato via costretto, dice lui, dal raduno degli arbitri nella vicina Castel San Pietro dove era stato inviato anche Collina (bene?), ma, sulla nazionale migliore di sempre:” I risultati dicono di no”. Deciso Ario Wimbledon, straordinerio il Renatone che sta diventando davvero quello che Porelli sognava: un eccellente dirigente sportivo. Almeno, la pensavamo così fino alle dimissioni di Crovetti.

9 Al Fernando MARINO che ha superato scogli dove lui stesso aveva portato la barchetta quando all’inizio navigava a vista, senza un portolano e la competenza. Ora sembra sereno e disteso. Ascolta, valuta, sa scegliere collaboratori giusti. Resta l’incompatibilità della carica anche se le società sembrano ora accettare che a dirigerle sia un loro collega presidente a Brindisi. Meglio così. Ha mantenuto la parola. Il basket si vede, si vende, piace. Lo hanno giurato tutti, cominciando dallo sponsor BEKO. Bravo anche nel trovare lo slogan che piace ai media: cavalcare l’entusiasmo creato dalla Nazionale. Pensate voi se ci fosse stata la medaglia che era prendibile, visibile, toccabile.

9 bis: Sempre al presidente della Lega che ci ha fatto conoscere il rap melodico dell’avellinese Ghemon autore di quello che sarà l’inno del basket che, come dice lui, ora apre le porte perché anche i nuovi fedeli catturati dall’Europeo si avvicinino al campionato.

8 Al collega LONGHI, presidente di Trento, che ha ritirato il premio disciplina per l’Aquila che anche quest’anno giocherà una carta importante ad abbonamenti quasi esauriti: l’ anno scorso aprì contro Reggio Emilia che è arrivata alla finale, poi ha testato Milano che invece è andata per aria. Nel 94° la prima avversaria sarà l’Emporio. Fate voi.

7 Al SOLANI addetto agli arbitri dell’OLIMPIA MILANO, l’unico che ha resistito alle purghe proliane: lui c’era nei giorni delle vittorie, lui c’è stato sempre, in ricchezza e povertà, scelto dagli stessi direttori di gara che con questi dirigenti speciali spesso passano ore difficili, vivono nell’ansia.

6 A Tolga SAHIN che alla faccia dei tanti nemici trovati sulla strada dentro la “ famiglia” arbitrale ha ricevuto il premio Martolini dal presidente federale. Sei che vale 9 come per Chiari che si ritira con il trofeo FIBA lo stesso riconoscimento ottenuto da Taurino, voto positivo per Lo Guzzo arrivato a 500 presenze e Aronne (300).

5 A FLACCADORI, TONUT, FONTECCHIO, ABASS, M. VITALI, DELLA VALLE votati dagli allenatori come i giovani più attesi del campionato se ci faranno scrivere, anche una volta sola, che non hanno fatto progressi.

4 A SASSARI e MILANO scelte come grandi favorite dagli allenatori che li sfideranno se dovessero sbagliare il colpo vincente. Anche per noi sembrano le meglio dotate, ma Venezia intriga e Reggio Emilia potrebbe dire qualcosa di meglio rispetto all’anno scorso perché ha trovato unguenti per scottature che durano una vita. Menetti non si è espresso. Viltà concessa. Repesa non ha fatto nomi, ma che Milano debba vincere lo ha dichiarato: onestà vera, non paraculismo.

3 A Carlo RECALCATI l’unico allenatore presente in tuta nella villa. Per questo gli vorremmo dare un abbraccio accademico, ma stonava questa sua genuina passione da settantenne che veste sempre la tuta da lavoro. Speriamo che gli porti più fortuna dei pronostici favorevoli alla sua Reyer dei colleghi che sanno come metterti pressione. Sacchetti, con Valli e Buscaglia hanno scelto questa strada. I 9 voti per Sassari e Milano, i 6 per Venezia e i 3 per Reggio Emilia non vanno oltre la logica.

2 A SKY se dovesse essere ancora così brava da far notare al mondo dello sport teletrasmesso l’abisso con la RAI. La speranza è che ci sia un proficuo scambio di esperienze, migliorando il prodotto di entrambe. Si può, si deve e le altre catene di produzione mucillagine televisiva si fottano, anche se metteranno il basket in fondo ai notiziari.

1 A Simone PIANIGIANI che non ha davvero scuse per aver rifiutato l’invito della Lega alla presentazione del campionato, per non essere stato sulla collina dove certo qualcuno gli avrebbe fatto domande scomode, per non essersi fatto vedere al raduno degli arbitri dove sicuramente la voce del capo dei tecnici in Italia sarebbe stata ascoltata volentieri. Ne prenderà nota Enrico PRANDI l’ex presidente di Lega fortunatamente recuperato al basket e ora a capo del settore arbitrale.

0 A PETRUCCI che insiste con questa recita sulla Nazionale più forte di sempre, che avrebbe bisogno del bromuro per capire che a Berlino e Lilla avevamo buoni giocatori, ma non tutto il meglio che può offrire il nostro basket. Siamo mancati come fantasia strategica, come sfruttamento adeguato del personale. Ci diranno che siamo in contraddizione con il 7 del precedente tormento dato a Pianigiani, ma non è così. Quello che vedevi da lontano aveva bisogno di verifiche e certi episodi, certe tensioni, spiegano che non tutto andava come speravamo. Vedere ombre e nemici non è mai stato utile. Primo cadde nel 1979, Europeo in casa andato male, quando invece di lavorare con Gamba e Rubini pensò che ci fosse stata una congiura contro di lui. Se dirigi e vuoi fare tutto, creando tensioni, allora devi sapere stare al gioco quando non vinci come a Siena.

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