Paolo Rossi al Perugia

13 Dicembre 2020 di Indiscreto

Dopo Vicenza anche Perugia ha onorato Paolo Rossi, con una sobria cerimonia al Curi. Un giro d’Italia su espressa volontà lasciata dal campione, che era rimasto molto legato a Perugia nonostante ci abbia giocato poco e nemmeno tanto bene, senza contare il fatto che quei pochi mesi hanno rischiato di fargli terminare la carriera per il calcioscommesse. Ma come aveva fatto Paolo Rossi, il calciatore più forte dell’Italia dell’epoca, a finire nel 1979 al Perugia? Che veniva sì da uno storico secondo posto, da imbattuto (impresa riuscita solo al Milan di Capello e alla Juventus di Conte), alle spalle del Milan dell’ultimo Rivera giocante, ma aveva pur sempre potenzialità finanziarie inferiori rispetto a quelle di almeno mezza Serie A.

Il Vicenza era finito in serie B insieme ad Atalanta e Verona, Rossi non poteva scendere di categoria e del resto nemmeno a Farina conveniva tenerlo, con il rischio che si deprezzasse. Insomma, tutta Italia sapeva che Rossi sarebbe partito e risparmiamo tutti gli scenari di mercato che furono scritti: qualsiasi squadra o cifra andava bene. Ma il Perugia? A parte Speggiorin, che tornò al Napoli, il presidente D’Attoma confermò in blocco la squadra che l’anno prima Castagner aveva guidato ad un quasi miracolo: Malizia, Ceccarini, Della Martira, Frosio, Dal Fiume, Bagni, Casarsa, eccetera. Occorreva un colpo per l’attacco, ma nessuno in Italia poteva pensare a Rossi al Perugia. Anche perché su di lui, fra i tanti, c’erano il Milan campione d’Italia che doveva far digerire l’addio di Rivera, e soprattutto il Napoli che voleva chiudere l’era Savoldi con un colpo a sensazione. E quasi ci riuscì, perché a fine giugno Ferlaino e Farina si incontrarono in un autogrill concordando un prestito biennale, garantito da una stretta di mano.

Il problema fu Rossi. Che a inizio luglio, in vacanza in Grecia, disse a Farina che non voleva andare al Napoli. Il problema non era Napoli, come fu scritto (fra l’altro contro Ferlaino si scatenò la politica locale, con in testa il sindaco comunista Valenzi), ma la Juventus che Rossi stava aspettando da ormai un anno. Il presidente del Vicenza, disperato perché in qualche modo doveva far tornare alla base i due miliardi e mezzo di lire spesi l’anno prima per battere Boniperti alle buste, cercò allora di imbastire un’asta, sperando che qualcuno si avvicinasse ai famosi 5 miliardi e 200 milioni di valutazione dati a Rossi l’anno prima. Lui per primo sapeva che il giocatore aspettava la Juventus, di cui era tifoso e da cui sentiva di essere stato scaricato: un ritorno con tutti gli onori avrebbe significato per lui tantissimo. Fra l’altro tutti i compagni di Nazionale juventini gli dicevano di aspettare, di non prendere impegni con nessuno, e del resto la Juventus doveva ancora ricevere da Farina più di un miliardo: insomma, per Rossi di nuovo alla Juventus mancava pochissimo, secondo logica.

Tutti furono quindi sorpresi nel sapere che a metà luglio il Perugia era l’unica squadra rimasta in lizza, che ingaggiò Rossi pagando il prestito mezzo miliardo e facendosi pagare l’operazione, ingaggio compreso, da uno sponsor (il Pastificio Ponte) che non poteva essere uno sponsor perché all’epoca erano vietati, anche se tutti davano per certo che nelle successive settimane ci sarebbe stata un’apertura. Alla fine il centravanti della Nazionale fu il rinforzo, con Egidio Calloni come riserva, di una squadra che l’anno prima era andata vicina allo scudetto. Il piccolo Perugia di D’Attoma, Ramaccioni, Castagner, eccetera, aveva messo a segno un colpo pazzesco e del tutto paragonabile allo Zico all’Udinese di quattro anni dopo.

Ma tutte le grandi rifiutate, dalla Juventus al Napoli, si coalizzarono contro questa realtà emergente e pochi giorni dopo la firma di Rossi fecero slittare di un anno l’atteso ingresso degli sponsor nel calcio, che loro stesse avevano chiesto per anni. Il pastificio si trasformò in ditta di abbigliamento per poter mettere il marchio, ma la FIGC dopo qualche settimana bloccò l’escamotage: così, tanto per chiarire il concetto. Impossibile contare le tante sliding doors di questa storia, che al Perugia e a Rossi avrebbe portato solo guai: ci piace pensare che un Rossi soddisfatto in un grande club non avrebbe avuto la rabbia giusta per fare quello che avrebbe fatto in Spagna, ma in realtà contro il Perugia fu fatta una porcata. Nessuno aveva interesse nell’aggiungere un posto a tavola.

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