La lega del milanocentrismo

3 Ottobre 2016 di Oscar Eleni

Oscar Eleni dalla sala del tesoro del Castello Sforzesco di Milano dove si celebra il centenario dell’architetto genovese Renzo Mongiardino che arredava le ville dei miliardari, ma rendeva anche armoniche le litigate fra Burton e Liz Taylor sul set della Bisbetica domata di Zeffirelli. Pensando a lui, al suo genio, ci è venuto in mente che una visita al salone avrebbe anche potuto aiutare lo Zurleni hipster alla ricerca dell’interiorità in una Lega che si divide ancora prima di sapere se potrà camminare da sola. Eh sì, senza sponsor per il campionato, si sta indagando (dove? Be’, dove c’è fronda e non pane appena sfornato) sul pasticcio della perdita del contatto KIA e sul nuovo matrimonio con UBI, mancheranno parecchi quattrini. Siamo al liscio e busso come dice viperignu Costa sul Carlino affibbiando al nuovo direttore generale il nome di battaglia più scomodo e forse azzeccato: Il mago Zurleni.

Malumori sparsi per la presentazione al Forum, per il basket che ruota tutto intorno a Milano dove hanno già un ufficio marketing, con l’idea che Bologna non è più al centro del reame: un grave errore, una mancanza di sensibilità e rispetto storico influenzato a torto dalla fine del regno di una città che al basket ha dato tutto, tanto, la nostra storia dalle origini. Vero che le sue due grandi società sono adesso in A2, ma attenti a sottovalutare il secondo campionato nazionale, quello veramente fatto per gli italiani, un mondo dove le idee circolano, dove, come fa Abodi per la B del calcio, si cerca una strada per non finire sulle curve vuote della serie A da cui la gente sembra fuggire.

A proposito, in un recente sondaggio sulle curve in fuga è venuto fuori quello che si temeva e dovrebbe stimolare una certa reazione: federale e legaiola. Alla domanda di Repubblica su cosa tifano gli italiani ecco la impietosa graduatoria: Calcio 38%, va be’, moto 35 e Rossi conta accidenti, Formula 1 34, qui siamo al boh, pallavolo e nuoto 32 e i Giochi Olimpici dovrebbero contare, atletica 30 che resiste nonostante Rio e la brutta gestione, ciclismo 25, basket, come il tennis, 21, rugby 11 e sotto inchiesta, boxe 10. Ora se uno degli sport più televisti è a questo punto si capisce anche perché le società siano così disattente nel farci sapere cosa spendono in stipendi e cosa incassano davvero. Alla stampa scritta, ma anche ai televisivi che almeno avrebbero qualcosa di certo da dire evitando i loro giro sull’aia dove ballano tutti la mazurka, quel cortile dove ci tengono a far sapere che se imbrocchi due tiri da 3 sei un grande prospetto, pazienza se prima hai fatto disastri, dove insistono a giocare con l’ipocrisia e su certe vicende ci garantiscono che gli interessati, soprattutto se giocatori, usciranno alla grande perché sono intelligenti, a prescindere dalle scelte di vita dentro e fuori dal campo, in sala tatuaggio, sul tavolo dei massaggi.

Questo Milanocentrismo, meglio Armanicentrismo dovrebbe preoccupare anche la nobil casa che comprende benissimo la frustrazione dei sottomessi: va bene correre per il secondo posto, ma dare tutto a chi ha già di più sembra davvero piaggeria. Ora come si spiega che l’Emporio, sicuro di andare 30 volte in diretta per l’Eurolega, appaia per 4 volte nella programmazione RAI-SKY nelle prime 4 giornate? La cosa potrebbe dare fastidio anche a Gelsomino Repesa che nelle sperimentazioni, tipo Capo d’Orlando, vorrebbe spazio non visto per mangiare qualche faccino da schiaffi, qualche muscolo turgido che riporta il discorso squadra ai giorni in cui si faceva tutto per accontentare i presunti indispensabili, anche quelli che sono in rosso nel bilancio tiri che contano al momento importante, difese che valgono nell’attimo fuggente di una partita. Una fase delicata adesso che comincia l’ottobre rosso, 8 partite dal giorno 9, 4 di eurolega, due in trasferta a casa di Blatt in Turchia e ad Atene con l’Olympiakos, sapendo che l’esordio casalingo col Maccabi e poi il Real diranno tante verità e, magari faranno uscire dalla sala rieducazione chi ci mette tanto a recuperare.

Siamo felici che la Federazione abbia pianificato una grande tavola aperta al dissenso, pensiamo dopo la rielezione di Petrucci, per ascoltare chi non ne può più di periferie saccheggiate con le tasse, di un basket dove in troppi fingono di sapere dove stanno andando pur vedendo sotto i piedi il burrone. Ma veniamo al basket giocato che è partito con due verità: Venezia c’è, è stata costruita bene; Reggio Emilia deve ripensare subito a come è strutturata se Menetti può dire che ha perduto a Caserta pagando la fisicità di un’avversaria che è stata messa insieme quando neppure si sapeva se avrebbe potuto partire.

L’hombre del giorno sembra Stefano Tonut e ci viene freddo, pensando a quello che ha scritto Guerini sul Tuttosport urlando in faccia ai detrattori (quali, caro Piero?) che le scelte di Messina erano giuste visto che ha tenuto nel gruppo Tonut e, fra i registi ha preferito Poeta a Della Valle. Ora siamo tutti irritati con il Peter Pan e il Polonara che hanno sbagliato partita la settimana dopo essere stati riavvistati nelle zone dove stanno i giocatori veri e in progresso, ma Messina non era in discussione, né gli uomini che aveva scelto, l’errore grave è stato credere che quella fosse una squadra dove tutti si volevano bene e si trovavano simpatici. Ora lo stesso Messina, che sta meditando a San Antonio, ci ha detto attraverso Walter Fuochi che le cose non andavano bene in quel Mulino bianco vestito di Azzurro, una situazione così complessa che ne parlerà soltanto ai diretti interessati se dovesse ritrovarli tutti per l’Europeo 2017.

Diciamo che Messina con Fuochi e Cappellari e Campana per il sito Sportal hanno detto bene, in maniera chiara quello che Petrucci dovrebbe utilizzare come bozza per la famosa tavola aperta al basket che pensa, il vecchio sogno di Parisini, che una Lega meno spocchiosa e con la coda impigliata all’albero dell’adulazione per la ricchezza, potrebbe considerare come mappa per sbagliare un po’ meno. Figurarsi, diranno alla Fiat dove certo sono rimasti sbalorditi per come li hanno trattati in quella presentazione crepuscolare dove Sardara e Sassari hanno alzato lo stendardo per far sapere che saranno fra i ribelli nella prima riunione della Lega. Campionato e quindi giocatori al centro della scena. Eh si, cari hipster, sono loro gli attori, il resto dovrebbe essere armonizzato. Non veniteci a dire che è moderno chiudere la gente in palazzi dove la musica a palla impedisce persino di sapere come stai di salute. Il contorno ha un senso se i piatti in tavola sono consistenti. Che senso avrebbe cercare la migliore salsa se poi dai da mangiare dei sassi?

Deve essere stato un successo la coppa FIBA a Lisbona: 600 spettatori e a Varese non erano neppure 3000. Speriamo che Andrea Donda, giovane lungo che ha lasciato Trieste e De Pol per andare a scuola nel Bronx di New York, possa crescere senza sfuggire alle attenzioni di una federazione che dovrebbe monitorarli tutti questi viaggiatori viaggianti. Siamo sicuri che Martina Crippa (Lucca), Polonara (Reggio Emilia) e Fantinelli (Treviso) onoreranno al meglio il premio GIBA, un’associazione che deve esistere e andrebbe pure ascoltata anche quando spulciando fra le valutazioni della prima giornata scopri che quasi tutti gli italiani impiegati per più di 5 minuti sono vicini allo zero. Pagelle brindando con le bottiglie che Mongiardino rendeva preziose come ci dicevano una volta i Mura:

10 Al DI CARLO di Capo d’Orlando per la battaglia ingaggiata contro la corazzata Armani che pure mancava dei cannoni più celebrati. Quella era la faccia giusta di uno sfidante, ha guidato bene pur perdendo subito Diener, sapendo che alla lunga avrebbe pagato. Loro, però, hanno onorato quello che per l’Emporio è sembrato davvero un allenamento.

9 A VIRTUS e FORTITUDO
Bologna che cominciano bene il loro viaggio verso un derby che televisioni sensibili avrebbero già messo in calendario. Sarà quello l’evento della stagione per due squadre che sanno di dover finire nell’imbuto dell’unica promozione possibile.

8 Ad Abele FERRARINI che Repesa ha ritrovato come fisioterapista alla Galleani, sussurratore per cavalli bizzarri, sulla panchina di Capo d’Orlando dove era andato seguendo Basile o Pozzecco, non sappiamo. Teniamoli cari questi personaggi, perché la bravura accertata dei nuovi deve superare la verifica fondamentale: amate davvero i vostri giocatori?

7 A MESSINA che ci fa sapere di aver smaltito l’arrabbiatura e dice a Fuochi che avrebbe voglia di tornare con Azzurra. Non ne dubitavamo, conoscendo la sua teoria sull’odio per la sconfitta superiore al desiderio di vittoria celebrata da Pitt nell “Arte di vincere“.

6 A Marco GIURI protagonista con Caserta del colpo nella prima giornata, perché battere Reggio Emilia, seppure senza chiocce lituane, è sempre un’impresa. Da dividere, ovviamente, con quel leone di allenatore che si ritrova.

5 A Tony CAPPELLARI perché uno che vede le cose con tale lucidità, come è stato ben chiaro nell’intervista a CAMPANA su SPORTAL, non può rimanere ai margini del sistema. Già, dimenticavamo, come li batti i burosauri del sistema?

4 Al PRIMO che si metterà a squittire dicendo che Stefano TONUT è da NBA anche se siamo contenti del suo gioco, felici che Claudio Pea, quando era sul cartaceo, lo avesse scelto come figlioccio dopo aver tormentato per anni il padre Alberto e non soltanto dopo il finale rocambolesco di Livorno. Teniamo il profilo basso, aiutiamoli a crescere facendo capire che la critica aiuta e non distrugge, che certe discussioni aprono la mente e certi allenamenti supplementari servono più della bevuta notturna.

3 A RAI e SKY se non alzeranno il livello d’attenzione sul nostro basket con le nuove rubriche settimanali. A Basketroom ci siamo avvicinati, ma non abituati. Per Overtime speriamo che il Michelini illuminato dall’esperienza olimpica lo possa far decollare.

2 Al SANDERS mvp delle ultime finali scudetto, con Sassari e Milano, per come reagisce alla nuova struttura europea dell’Emporio Armani che ha bisogno di tutti, ma non vorrebbe dipendere da nessuno. Lo abbiamo detto da sempre, l’unico pericolo per Milano viene dall’interno: presunzione, gelosia. Vedremo nell’ottobre rosso.

1 Agli ARBITRI che fanno considerare ingenui i giocatori in trasferta quando li puniscono dopo aver tollerato le stesse scene dai giocatori di casa. Una malattia che sfiora la sudditanza, il vero pericolo per rifondare una scuola che la Fiba ha sbertucciato escludendola dalle Olimpiadi senza che nessuno sapesse difenderla.

0 A Romeo SACCHETTI che ha messo in difficoltà Marino, come presidente di Brindisi, ed ex numero uno di Lega, scrivendo un libro dal titolo “Il mio basket è di chi lo gioca” che ha messo in imbarazzo una Lega hipster ossessionata dalla “conquista” delle tribune.

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