Nonostante i russi

19 Agosto 2008 di Stefano Olivari

1. Non abbiamo ben chiari i motivi, probabilmente si è trattato di una somma di ottime confluenze astrali per cui a Milano è entrato Giorgio Armani, Roma conserva le solite ambizioni degli ultimi anni, Siena è Siena, la Virtus Bologna deve riscattare una stagione tragica e mettere in campo una squadra all’altezza dell’impianto rilevato e rimodellato dal suo proprietario Claudio Sabatini, la Fortitudo non poteva che rispondere all’assalto virtussino: fatto sta che c’è stata una vivacità sul mercato da anno-boom. Considerate le difficoltà del mercato rappresentate da squadre russe che arrivano, spendono il triplo del valore di mercato di qualunque giocatore e lo portano a casa, i nostri club si sono battuti egregiamente. Ad eccezione di Danilo Gallinari abbiamo perso un solo giocatore del primo livello, Erazem Lorbek. Sono state dolorose le perdite di Marques Green e Devin Smith più ancora di quella di Bootsy Thornton, molto bravo ma non di quella fascia di giocatori che se non ci sono ne avverti la mancanza. In compenso sono arrivate diverse stelle che forse la Lega farebbe bene a presentare alla sua presentazione navale (nel senso che verrà effettuata a bordo di una lussuosa nave da crociera a Venezia) di fine settembre: Earl Boykins, Primoz Brezec e Dan Dickau vengono direttamente dalla NBA, Henry Domercant, Jamie Arnold, Qyntel Woods, Andre Hutson, se vogliamo anche Gary Neal e Chris Warren sono giocatori importanti in Europa. Le rivelazioni dell’ultimo campionato – a parte Green appunto – continuano a giocare da noi: Sharrod Ford, DaShaun Wood, BJ Elder, Morris Finley, Keith Langford, Pape Sow, CJ Wallace. Avremo un campionato che merita di essere seguito.
Abbiamo omesso tra tutti i nomi quello che ci incuriosisce più di tutti: Shawn Kemp. La notizia del suo arrivo a Montegranaro ha scosso alle fondamenta tutto il mondo del basket mondiale. Il giovane coach dei marchigiani, Alex Finelli, appare sul sito della ESPN chiamato a commentare l’arrivo del giocatore alternativamente ribattezzato “Reign Man”, il regnante, o “Rain Man”, l’uomo della pioggia, tanto la pronuncia è la stessa. Era un secolo che un giocatore come Kemp non arrivava in Italia. Negli anni ’80 abbiamo importato giocatori che avevano fatto l’All-Star Game, vinto classifiche marcatori, titoli NBA e addirittura Mvp stagionali. Bob McAdoo, George Gervin, Marques Johnson, Alex English, Adrian Dantley, George Gilmore, Micheal Ray Richardson, Jim McMillian. Ma probabilmente non è mai venuto in Italia un giocatore che in una Finale NBA in sostanza è stato – pur perdente – il migliore in campo nell’arco di sei partite. Successe nel 1996. Era l’anno dei Bulls dei record. Seattle riuscì nell’impresa di battere due volte i Bulls in una stagione che, senza loro, sarebbe stata mostruosa, 64 vittorie in tutta la regular season. Michael Jordan fu nominato ovviamente Mvp ma nell’arco delle sei gare forse Kemp fu addirittura superiore. In quel momento nessuna ala forte NBA era migliore di Kemp. Nella finale di conference eliminò i Jazz di Karl Malone, che la stagione seguente sarebbe stato nominato Mvp della regular season. In quella stagione nei playoff Kemp chiuse con 20.9 punti e 10.4 rimbalzi in 20 partite.
2. Purtroppo tutto questo succedeva 12 anni fa. E purtroppo fu l’apice della sua carriera. Dopo, ebbe altre quattro grandi stagioni, una a Seattle e tre a Cleveland dove però cominciò il suo declino. Le sue ultime tre stagioni NBA a Portland e Orlando non fanno testo. I problemi fuori del campo presero il sopravvento: Kemp ha combattuto di sicuro contro l’alcool, forse contro la droga e contro i soldi. Quelli che gli servivano per pagare gli alimenti per mantenere i troppi figli sparsi in tutti gli Stati Uniti. Per far fronte a quegli impegni finanziari Kemp forzò la mano ai Sonics per ottenere la cessione a Cleveland dove gli diedero il contratto pluriennale da oltre 100 milioni di dollari cui aspirava. Non è bello dirlo ma ipotizzare che sia tornato a giocare per il vile denaro non è da escludere, anzi. Specie ricordando che dal 2003 non gioca e da allora i tentativi di tornare in campo sono stati tutti aborti spontanei. In altre parole, Kemp è un giocatore che viene dal passato e non si sa cosa potrà fare adesso. Le condizioni atletiche e l’età (quasi 39 anni) sono eccellenti motivi di preoccupazione. Ma la curiosità è tanta. A proposito di Shawn Kemp: nel 1989 fu scelto da Seattle al primo giro e cominciò la sua carriera NBA. Tecnicamente risulta proveniente dal Trinity Valley Community College ma la realtà è che non ha mai giocato un minuto a livello universitario. In altre parole può essere considerato uno di quei giocatori saltati direttamente dall’high school alla NBA. L’ha fatto sei anni prima di Kevin Garnett. Anche in questo è speciale.
3. Potrebbe essere la stupidaggine dell’estate, ma dopo aver visto Jannero Pargo negli ultimi playoff con la maglia degli Hornets ci siamo convinti che il suo arrivo alla Dinamo Mosca sia il vero colpo americano del mercato europeo. Più di Earl Boykins alla Virtus Bologna, di Carlos Arroyo al Maccabi, degli europei tornati al di qua dell’oceano tra i quali includiamo Carlos Delfino. Pargo gioca due ruoli, ha fisico, atletismo, tiro e uno contro uno. E’ stato per anni un journeyman, ma adesso è decisamente un’altra cosa. Tira dalla media, va dentro, gioca due ruoli, ha personalità. Sarà una perdita importante per gli Hornets e una grande addizione per la Dinamo Mosca. In ogni caso alcune squadre russe fanno spavento. Per dire: il Khimki Mosca ha Milt Palacio, Carlos Delfino e Jorge Garbajosa; il Triumph ha preso Goree e Krstic e adesso sembra contendere Gordan Giricek al Fenerbahce; la Dinamo Mosca ha un quintetto con Hollis Price, Jannero Pargo, Boki Nachbar, Darius Lavrinovic e Robertas Javtokas senza dimenticare dalla panchina Sergei Monya, Arriel McDonald e Travis Hansen. E lasciando per ultimo il CSKA Mosca, ovvero la squadra più forte. Sicuri che sia quella spagnola la lega migliore? Nella sua globalità forse sì ma al top e come numero di stelle?

Claudio Limardi
claudio.limardi@gmail.com

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