Non siamo mica gli americani

26 Luglio 2011 di Libeccio

di Libeccio
Le recenti dichiarazioni di Franco Baldini su Francesco Totti (è pigro, deve liberarsi di chi usa il suo nome, eccetera) hanno suscitato un giusto clamore e non solo a Roma. Come interpretarle?
Da quando abbiamo iniziato a scrivere su Indiscreto in varie occasioni abbiamo detto le stesse cose di Baldini a proposito di Francesco Totti. Che lo abbia fatto anche colui che a breve dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) diventare il numero uno gestionale della Roma è invece una notizia. Vuol dire (probabilmente) che la storia tra Totti e la Roma è probabilmente destinata a finire se la macchinosa procedura di acquisto sarà portata a termine. Del resto Baldini tornerebbe da vincitore dopo essere uscito da sconfitto (la Sensi ad un certo punto aveva smentito la storica avversione della Roma per la Juventus arrivando ad una atipica alleanza con la medesima pur di trovare un riparo ad una situazione traballante). Chi nella Roma maggiormente è stato vicino alla Sensi? Francesco Totti. Ecco la risposta alle dichiarazioni di Baldini. Il segnale cioè che, dall’avvento degli americani, nella Roma nulla più sarà come prima. Da annotare anche le inconsuete parole spese da Baldini per Facchetti e Oriali il cui significato va oltre lo specifico di Calciopoli e dei passaporti. Questo potrebbe essere il nuovo schema di una alleanza di ferro sulla direttrice Roma/Milano.
Circa la procedura di acquisto della Roma, non ancora perfezionata, occorre anche aggiungere che nulla è scontato, considerato che il famoso closing time continua ad essere rimandato di settimana in settimana senza che vi sia certezza alcuna sulla conclusione. Addirittura spuntano gravi frizioni sull’esistenza di ulteriori debiti della gestione Sensi che gli americani rifiutano di assumere e una pattuglia Usa di “esperti” pare in procinto di sbarcare a Fiumicino per analizzare bene le carte, cosa incredibilmente non ancora fatta in tutto questo tempo e nonostante la procedura di due diligence (procedura investigativa tesa ad appurare valore e condizioni di un’azienda) chiusa mesi fa servisse proprio a tale scopo.
A questo punto sembrano più chiare alcune questioni da noi già poste che proviamo a riepilogare. La prima è che Unicredit non ha brillato nella scelta del miglior interlocutore interessato all’acquisto della Roma (vedi anche recenti dichiarazioni di Al Sawiris sul tema). La seconda è che il soggetto interessato all’acquisto non è una società dai contorni ben definiti, con una forte immagine internazionale e un forte radicamento sul suo mercato di riferimento, bensì un manipolo di soggetti variamente benestanti e dalle incerte prospettive che in concorso tra essi dovrebbero rilevare la Roma. La terza è che le autorità di controllo italiane (sia economiche che sportive) non hanno affatto brillato nella vicenda che, lo ricordiamo, riguarda una importante società quotata in borsa e con una tifoseria tra le più appassionate al mondo. La quarta è la mancanza sostanziale di controllo che la stampa italiana (con pochissime eccezioni) ha di fatto esercitato su tutta la questione, quando sin dall’inizio essa presentava non poche zone d’ombra.
La vicenda del gruppo che fa riferimento a Naguib Al Sawiris oltretutto ha dell’incredibile, perché l’imprenditore egiziano e proprietario di una delle compagnie di telecomunicazioni più importanti al mondo (già sponsor della Roma con Wind) era di quelli con una capacità finanziaria, patrimoniale e di mercato del tutto adeguate a impostare anche un forte discorso sui temi delle strategie commerciali e di marketing, considerato che il suo bacino d’utenza spazia dall’Europa, all’intera Africa al Sud est Asiatico. Meglio un pool di poco conosciuti imprenditori americani, ha deciso la banca. Vai a capire il perché. Cominciano a non capirlo anche i tifosi della Roma, che speravano che il lungo periodo di difficoltà fosse finito.

Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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