Non ci poniamo limiti

22 Settembre 2010 di Libeccio

di Libeccio
Le nuove ambizioni di Delneri, lo scudetto del 2006, gli inizi di Mourinho, il perché di Balotelli, Barbara in campo, la fine di Totti e Del Piero, la Roma di transizione.

1. Qualcuno del vertice Juventus deve aver tirato le orecchie a Delneri per le rinunciatarie dichiarazioni di qualche giorno fa in base alle quali i bianconeri non potevano avere grandi ambizioni. “Non ci poniamo limiti”, sono le ultime rilasciate sotto l’invito garbato di correggere oppure togliersi di mezzo. E infatti la Juve subito largheggia a Udine dimostrando almeno un impegno e una concentrazione figlia dei tempi migliori. Basta così poco?
2. A proposito di Juve, leggiamo di 80 telefonate che i suoi legali avrebbero isolato dal contesto delle intercettazioni di calciopoli per offrirle ai magistrati ai fini di togliere all’Inter lo scudetto 2006 (quello assegnato manu militari). L’impressione che tale iniziativa suscita, al di là degli aspetti processuali, è che il management della Juventus, non sapendo più che fare relativamente alla parte sportiva, voglia lanciare un po’ di fumo negli occhi dei suoi tifosi per rendere più sopportabile la sua uscita di scena dal calcio che conta. Con il piccolo dettaglio che in nessun caso quel titolo tornerebbe bianconero: se c’è un taroccatore lo scudetto va al secondo classificato, se ce ne sono quaranta dovrebbe andare al quarantunesimo.
3. Così come l’interista medio si era invaghito di Josè Mourinho come mai gli era successo nella storia non proprio breve degli allenatori dell’Inter, il medesimo (e forse inesistente) interista medio ora fatica ad entrare in sintonia con Rafa Benitez. Nonostante la situazione di classifica sia tutt’altro che negativa, il tifoso nerazzurro stenta a riconoscere la squadra dopo la scorsa pirotecnica stagione. Con Mou il tifoso dell’Inter cominciava a vincere attraverso il sistema mediatico prima ancora che la gara si giocasse, durante la gara per come la squadra seguiva l’allenatore e per come l’allenatore era una presenza travolgente a sostegno della squadra, dopo la gara per come catalizzava ogni attenzione e per i giorni successivi in cui venivano forniti al tifoso un corredo di spunti da “rovesciare” sugli avversari storici o del momento in termini di battute e sfottò. Un tripudio insistito che comincia a mancare moltissimo a tutto il popolo interista. E Rafa Benitez certo non aiuta: Benitez sta in panca come un impiegato della Asl sta dietro uno sportello: in modo (almeno apparentemente) del tutto disinteressato. Sembra che quello che accade in campo non lo riguardi e che i giocatori possano fare da soli senza che lui debba interessarsene troppo. Alla stampa poi dice il minimo, proprio se non può farne a meno. Eppure occorre prendere atto che il mite spagnolo è il presente e Mou il passato per quanto travolgente. E ricordare gli inizi di Mourinho all’Inter, con il gioco che sembrava la brutta copia di quello di Mancini.
4. Mario Balotelli è una testa calda, un combina guai, un immaturo, uno sfasciamacchine, un provocatore. Ma Mario Balotelli è anche un grande attaccante, di cui in Italia sentiremo la mancanza per quello che riusciva sempre a far vedere in campo. Mario Balotelli piegava le partite a vantaggio dell’Inter quasi ogni volta che veniva messo in campo, al di là dei gol segnati: nella peggiore delle ipotesi allargava il campo e costringeva gli avversari a preoccuparsi. Dopo la sua partenza, non sarebbe stato opportuno per Moratti prendere almeno una punta importante che potesse giocare come apriscatole? In Italia ne sentiremo comunque sì la mancanza, ma fino a giugno quando a Mancini esonerato dal Manchester City potrà andare al Milan. Sceicco permettendo. 
5. Barbara Berlusconi si è detta pronta a scendere in campo per il Milan. “Non mi tiro indietro neanche per le cose più difficili”, ha aggiunto. La discesa in campo in genere viene minacciata qualora lo scenario che si ha davanti si prefiguri come apocalittico. Nulla del genere ci pare avvenga nel Milan dove l’arrivo di Ibra ha riaperto vecchi appetiti e lanciato antiche sfide per il primato. Quale dunque il senso di una dichiarazione del genere? Altra cosa: quanti di noi avrebbero lo stesso strabiliante coraggio? Insomma, beghe interne di famiglia con i giornalisti sportivi usati al solito come ottusi megafoni. 
6. Totti e Del Piero uniti nella capacità di condizionare le rispettive scelte societarie nonostante una brillantezza e una capacità di incidere nei risultati delle due squadre da tempo esaurite? Sembra proprio che le cose stiano andando così. La cessione di Diego e i ‘sintomi influenzali’ comparsi dopo le sostituzioni di Ranieri dicono che due epoche stanno finendo, nella Roma il discorso vale in tutti i sensi (anzi, Sensi).
7. Nella Roma è in atto un passaggio epocale che in pochi hanno rilevato. E’ finita l’epoca della famiglia Sensi e di una conduzione della squadra di tipo appunto familiare, diversa da quella di Berlusconi e Moratti solo per i soldi a disposizione. Unicredit in attesa di definire il quadro della cessione della società intende entrare nella gestione in modo sempre più marcato, di fatto esautorando Rosella Sensi che diventa sempre più residuale insieme al management di sua lontana e recente emanazione. Bisogna distinguere l’asse Conti-Pradè-Ranieri, storicamente vicino alla vecchia proprietà, da Montali che invece ritiene di potersi ritagliare un ruolo anche con i nuovi entranti ed in tal senso sta lavorando. Anche Totti sembra in procinto di essere messo da parte se la cessione della Roma dovesse prendere corpo, almeno stando ai pettegolezzi bancari (poi vogliamo vedere chi nella realtà metterà la faccia per l’accantonamento del capitano). Il risultato è che è altissimo il nervosismo nella squadra e che i risultati ne stanno risentendo nonostante l’assetto tecnico sia rimasto lo stesso dell’anno scorso arricchito dagli acquisti di Simplicio, Adriano e Borriello. In passato tali situazioni erano servite per fare muro contro tutti. Ora, al volgere di una nuova era, sono invece scosse telluriche che dividono e disorientano perché in vacanza di autorità ognuno perde gli stimoli, i riferimenti e le motivazioni.
Libeccio
(in esclusiva per Indiscreto)

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