Nessuno ci può giudicare

27 Marzo 2012 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Il giornalista professionista può scrivere impunemente cazzate, il resto del mondo no. Buono a sapersi, visto che siamo assediati da cialtroni con l’avvocato pagato dall’oggetto dei nostri articoli (querele sempre archiviate su richiesta dei pm, ma i giorni persi non ce li restituisce nessuno) e troppo tempo libero. Sarà che sono tutti imprenditori, con orari flessibili… Traducendola in italiano è davvero notevole la morale della recente sentenza del Tar de Lazio, che ha confermato la multa di 100mila euro per l’autore di un articolo (Gianfilippo Bonanno) sulla vendita della Roma da parte dei Sensi al gruppo Fioranelli-Flick. Parliamo del giugno 2009 e di un sito web (www.forza-roma.net). Era l’epoca in cui molti giornali scrivevano dell’interesse delle cordate più fantasiose per la partecipazione di Italpetroli (cioè dei Sensi) nella Roma, provocando forti movimenti del titolo in Borsa.
Il sito in questione si sbilanciò più di altri: “Ufficiale: la As Roma è stata venduta al gruppo Fioranelli-Flick”. Tanto ufficiale la cosa non era, perchè la notizia fu smentita da Italpetroli su richiesta della Consob. Ovviamente tra l’orario di pubblicazione del pezzo e la diffusione della smentita il prezzo delle azioni As Roma registrò prima un incremento, poi (quando il cosiddetto mercato aveva capito che si trattava di una bufala) una lieve flessione, fino alla sospensione delle negoziazioni. Bonanno è ricorso al Tar contro la sanzione, ma il ricorso è stato respinto con motivazioni che hanno risvegliato il nostro interesse (ormai risvegliato quasi solo dalle photo gallery dei grandi portali di informazione o dai backstage dei calendari). Citando qua e là:  “L’illecito amministrativo non richiede affatto che la condotta sia ascrivibile a titolo di dolo… La contestazione risulta integrata dalla diffusione di notizie che siano anche solo potenzialmente suscettibili di fornire indicazioni false o fuorvianti”. Quindi l’autore dell’articolo può anche essere stato in buona fede, il punto è che la sua bufala ha creato un danno economico. Chiaro, anzi chiarissimo. Ma il bello è che secondo il Tar ”Per i giornalisti che operano nello svolgimento della loro attività professionale, la diffusione delle informazioni va valutata tenendo conto delle norme di autoregolamentazione proprie della professione, salvo che tali soggetti traggano, direttamente o indirettamente, un vantaggio o un profitto dalla diffusione delle informazioni”. Quindi, non essendo Bonanno un giornalista professionista le bufale che hanno creato danni economici rientrano nella giurisdizione dello stato italiano. Se lo fosse stato sarebbe stato invece giudicato dall’Ordine dei giornalisti. Una delle tante corporazioni (medici, avvocati, gli stessi magistrati) che nessun governo dei tecnici riuscirà a mettere sullo stesso piano del privato cittadino, figurarsi un governo bisognoso di consenso come quello che purtroppo tornerà dal 2013. Monti può far aprire qualche farmacia in più (non sia mai che si rimanga all’improvviso senza Voltaren, Cialis o Zigulì) ma per toccare gli interessi veri come ‘tecnico’ ci vorrebbe Stalin, come minimo.


Twitter @StefanoOlivari

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