Natale da Pizza Hut

5 Gennaio 2012 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Racconto di Natale, che potrebbe essere sponsorizzato da Pizza Hut se la strepitosa catena texana fondata nel Kansas avesse locali anche in Italia. Di questo tipo di pizza siamo devoti, rispettando ovviamente anche la concorrenza: da Domino’s a un Papa John’s geniale nel marketing visto che ragiona in termini di Super Bowl già dalle pubblicità di agosto. Ma dicevamo del Natale. Lo scorso 25 dicembre è servito a cacciare molta della negatività e del vittimismo che si stavano impadronendo della nostra vita, grazie a un quasi perfect day al quale è mancata solo la colonna sonora di Lou Reed. Va detto che secondo molti reedologi, con cui si possono avere discussioni degne di Calciopoli (ma vale anche per i fan di Zucchero o dei Tipinifini), il fondatore dei Velvet Underground aveva dedicato la canzone all’eroina, nel senso proprio della droga, ma siccome ogni canzone è di chi la ascolta (basti pensare all’uso demenziale che si fa di We Are The Champions in molti paesi, come se fosse un tronfio inno di vittoria) la interpretiamo liberamente  al suo primo e banale livello di lettura. Ma non divaghiamo.  
Quasi perfect day iniziato passeggiando con la donna amata al freddo, ma nemmeno tanto, arrivando al Madison Square Garden per l’opening game della stagione Nba a mezzogiorno, esibendoci in qualche colpo di classe (il più dignitoso è stato la foto a fianco del poster di Carmelo Anthony a grandezza naturale) e poi assistendo a Knicks-Celtics: Rondo di lusso, il nostro post-fatore D’Antoni sfiduciato mentre assisteva a una pallacanestro troppo lontana dalla sua ma New York vincente grazie all’individualismo nell’occasione positivo di Melo nel quarto quarto. Tutte cose visibili anche in televisione, ma pur vivendo di solito attraverso uno schermo abbiamo ancora un’ossessione che potremmo definire ‘essere lì’.
Veniamo al cuore del nostro racconto natalizio, il pranzo. Verso le quattro del pomeriggio, quando in altri Natali (anche nostri, conosciamo la materia e purtroppo non per sentito dire) qualcuno con il cardigan avrebbe iniziato a tirare fuori tombola e frutta secca dopo quindici portate. Localizzazione di uno dei pochi Pizza Hut esistenti a New York, troppo città e forse non abbastanza americana per gradire davvero la pizza americana: quella alta e gonfia, a volte con il bordo ripieno, con ingredienti a piacimento o con struttura fissa (la migliore è la versione Pepperoni, ma da vegetariani abbiamo scelto la Veggie Lover’s e la Ultimate Cheese). Trovato: un po’ più fetido del Pizza Hut solito (quello gestito da Chuck Jura a Columbus, Nebraska, era senz’altro meglio) e senza servizio al tavolo, ma comunque accettabile. Clientela americana di ceto medio tendente al basso, probabile target delle pubblicità che Charles Barkley sta facendo per la Weight Watchers, ambiente tranquillo, pizze buonissime e ben lontane da quelle basse alla egiziana che sono purtroppo ormai la norma anche a Napoli.
Da italiani nessuna sorpresa per l’enorme numero di mendicanti, qualcuno anche fra i tavoli, per i quali abbiamo fatto valere la solita regola: sostegno, compatibilmente con i soldi in tasca, per chi è indipendente (ha avuto in mano cattive carte oppure buone ma le ha giocate male) o ha un animale (sarebbe meritevole della morte, ma siccome il cane gli serve per lavorare è costretto a trattarlo bene), indifferenza per chi palesemente fa parte di un racket (di solito disabili e bambini). Per farla breve, abbiamo dato qualche dollaro a un anziano alcolizzato: inutile fare grandi discorsi motivazionali, non è che rimanendo sobrio il giorno di Natale poi a Santo Stefano si sarebbe iscritto alla John Hopkins diventando dopo qualche anno Nobel per la medicina. Soldi che sono serviti a lui per bere, ma soprattutto a noi per tacitare la cattiva coscienza: tenendoci in tasca i dollari non avremmo risolto né i suoi né i nostri problemi.
Una scelta utilitaristica, non certo bontà (anche quella è poi utilitaristica, in ultima analisi). Legittima come la scelta di non dargli niente, effettuata da due americani di origine ispanica seduti al tavolo vicino. Che però hanno voluto strafare, offrendogli al posto dei soldi due pezzi di pizza avanzati e gelidi. Senza cattiveria, ci sono sembrati anzi convinti di fargli un favore. Con la stessa tensione di Nanni Moretti durante la visione del Dottor Zivago in Palombella Rossa, quando gridava a Omar Sharif di girarsi per vedere Lara, abbiamo pregato perché il vecchio non accettasse. Signore, se esisti fa che si allontani sdegnato, raccatti altri soldi e vada a bere o eventualmente anche mangiare una pizza calda pagandola alla cassa. Il Signore ci ha accontentato. E’ stato un bellissimo Natale, non ha risolto problemi ma almeno è passato.
Twitter @StefanoOlivari

Share this article