Nascite in Italia

14 Luglio 2020 di Stefano Olivari

In Italia nel 2019 le nascite hanno toccato il minimo storico, da quando l’Italia esiste come stato unitario. Lo dice l’ISTAT: 420.170 bambini iscritti all’anagrafe. Lo dice l’osservazione personale di tutti noi: quanti dei nostri conoscenti, di ogni ceto sociale, hanno più di un figlio? In generale nell’arco del 2019 la popolazione residente in Italia, tenendo conto di morti, emigrazione ed immigrazione, è calata di 189.000 unità: come se in un anno fosse sparita la ventesima città del nostro paese.

Significativo è che sia calata l’immigrazione straniera e sia aumentata l’emigrazione di italiani, non necessariamente grandi cervelli, come vuole la retorica giornalistica, ma come minimo gente con voglia di lavorare. E quindi? Non riusciamo a vedere nella diminuzione delle nascite una tragedia, visto che l’anno prossimo gli asili nido perderanno a causa della crisi post-Covid almeno il 10% dei posti a disposizione. La tragedia è che ci sia gente che prende la pensione da quando ha 39 anni o che, senza andare a questi casi limite, pretenda di prenderla da sessantaduenne in buona salute.

Le nascite in Italia continuano a calare, ma la bomba demografica non è questa. È che la parte di vita improduttiva è troppo alta: non parliamo solo di sistema pensionistico, ma di equilibrio sociale. Secondo la stessa ISTAT, la speranza di vita della classe 60-64 anni è di circa 25 anni. Calcolando il tempo necessario per un’educazione decente e per entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro si capisce che il vero squilibrio è questo, non la diminuzione della popolazione.

Certo è che il sistema non può cambiare in maniera democratica, al di là del fatto che il Parlamento ormai sia stato abolito dal dinamico duo PD-5 Stelle: i pensionati non voteranno mai contro se stessi, i loro parenti con lavori precari difficilmente rinunceranno al welfare familiare ed i giovani stanno venendo educati a vivere di sussidi. Rimane l’immortale domanda di Maracaibo: scappare sì, ma dove?

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