Nascita di D’Artagnan

14 Settembre 2015 di Oscar Eleni

Oscar Eleni infilato in una provetta all’università Charles De Gaulle di Villeneuve D’Ascq dove si studia arte, filosofia, ma si fanno anche esperimenti in corpore vili sulla mandria dell’io l’avevo detto, sulle pecore del teniamo i piedi per terra, sui bugiardi che un giorno a tavola ne dicono di tutti i colori sugli stessi che, dopo una partita andata bene, dopo aver capito che esiste anche la fortuna se sai pregare e preparare le partite, diventano beatissimi da santificare anche se all’orizzonte dovesse irrompere la ria giustizia.

Alle porte di Lilla hanno costruito il muro del pianto per chi ha davvero fatto male in questo Europeo che la Francia pensa già di aver vinto perché a vederla, sostenerla, vanno più di 26 mila persone, record per partite di basket nel Vecchio Continente, mentre dovrebbe fare molta attenzione, sia che in semifinale trovi i peccatori spagnoli di don Scariolo o la Grecia del pope Spanoulis.

Per adesso al muretto della nostra frustrazione nel cercare di capire i misteri agonistici dello sport ci vanno gli altri. Che ci fossero gli israeliani, purtroppo nel giorno del loro capodanno, era quasi logico. Nessuno, però, immaginava che avrebbero preso una bastonata del genere da Azzurra senza tenebre, uscita alla grande dall’inferno di Berlino, delle prime due partite in Germania quando le facce truci delle pubblicità varie, quel piglio da giocatori di hockey, avrebbero potuto diventare manifesti per cento puntate della Gialappa’s finalmente restituita al grande pubblico della Rai. Certo dirigere una squadra con il tutor Pini Gershon che si sbraccia alla balaustra non deve essere facile, poi conta anche il talento di chi gioca e di chi prepara.

Parlare con le bocce che corrono è sempre stato molto pericoloso. Vi avevamo detto, eh sì questa dovete passarcela, che l’Italia da rogo sarebbe stata una nazionale da corsa per posti importanti, mentre un’Azzurra intenerita da troppi complimenti, accompagnata in modo paranoico dentro l’arena senza ancora sapere come avrebbe reagito davanti a tori veri, poteva lasciarci la femorale. È andata benissimo e non sapremo mai, purtroppo, come sarebbe andato il viaggio fra Germania e Nord della Francia se Gigi Datome non si fosse fatto male, perché lui era capitano importante, anche se nelle rotazioni poteva diventare un problema per chi aveva tanti manzi e tanti clan da soddisfare. Diceva Brera quando un giorno lo pregammo di venire a vedere Italia-USA di basket a Montreal 1976, perché eravamo convinti di avere la squadra per farli soffrire, cosa di cui non si accorsero i futuri campioni olimpici: ”Mai fidarsi degli italiani…” Già. E il Papa Parisini che ci manca in questo basket abissale? Per lui c’era solo una strada davanti a certi esami: “Dai all’italiano la scusa della prova di eroismo e avrai la sorpresa”.

Pagelle dopo gli ottavi.

10 A PIANIGIANI e alla sua quadriglia, Dalmonte elettrino e Spielberg Fioretti, più Cuzzolin esploratori di muscoli e cervelli, of course, come direbbe lui, perché la partita contro Israele dimostra come sia possibile costruire tutto prima che la palla vada in gioco. Certo serve gente che ascolta, non come i francesi col povero Collet, di sicuro serve il talento, però se chi va in campo conosce ogni rifugio, ogni trappola tutto è più semplice. Ci viene in mente il povero ma grandissimo Riccardo Sales che al lunedì preparava, per ogni giocatore, una cartellina spiegando pregi e difetti del probabile avversario. Restavano sulle panche dello spogliatoio. Qualcuno neppure le apriva.

9 A Ronen GINZBURG che con la sua Repubblica Ceca ha mandato verso terme senza acqua calda la Croazia inguardabile di Perasovic e del Tomic che il nostro caro Grigo, si avvicina il giorno del ricordo ad Amblar, avrebbe messo come capitano nella squadra palle lesse. Questo allenatore, aiutato da Satoransky e Vesely, potrebbe anche far battere i denti all’imbattuta Serbia, anche se Djordjevic ha in mano davvero la squadra che gli risponde in tempo, dimenticando la gnagnera di chi si è svegliato male. Un quarto che ci interessa tantissimo.

8 Ad Alessandro GENTILE per aver giocato la partita completa contro Israele. Rodomonte affascina perché attacca tutti, non ha paura del suo spigoloso ego, sa fare bene molte cose, anche se per i nostri gusti organizzare attacchi armoniosi con questi Sandokan è sempre problematico se tengono troppo la palla, nelle giornate di luna meno piena la tengono spesso più del dovuto. Ci serviva un D’Artagnan per i tre moschettieri NBA dopo aver perduto Datome. Bel lavoro su uno che non ha ancora 23 anni. Ora non rimbambitelo con la storia dei record personali: lui stesso, qui facciamo fatica a credere, ha detto di non sapere che il suo top, prima del 27 contro Israele, era il 25 davanti alla Spagna.

7 A SCARIOLO per essere uscito dalla trappola polacca quando rischiava di tornare a casa più bastonato del suo ex assistente Orenga. Gli mancano tanti giocatori e anche quelli che ha portato sembrano comunque mancare, o per problemi fisisici, o per un errato atteggiamento mentale che spesso provoca confusione: ce ne sono tanti in questo Europeo convinti di aver fatto un favore presentandosi con la maglia nazionale.

6 Alla GEORGIA dei vecchi leoni che ha davvero fatto morsicare il piagiama dalle chiappone dei lituani. Fossero passati loro avremmo detto che esiste giustizia. Escono applauditi come e più del Nowitzki che si era illuso di poter camminare contro tuttti questi lupetti nella cara Berlino che gli ha fatto inchini perché è stato storia e questa bella favola potrebbe cominciare a raccontarvela Sandro Gamba che nelle sue tante esperienze con i migliori giovani d’Europa ha conosciuto, prima di tutti, certi talenti.

5 Al nostro amatissimo e amletico ZDOVC che non è riucito a portare la Slovenia oltre la porta degli ottavi, giocandosi anche il sogno di Rio che sembra stregare tutti, anche chi sa già di non poterci essere. Delusione per lo Zoran Dragic che nella NBA si è davvero intossicato. Naturalmente per la Lettonia vincitrice applausi in piedi anche se alla stazione Francia dovranno scendere dal treno, restando comunque in gioco per i posti dal terzo al settimo che danno il pass del preolimpico.

4 Alla OLA nelle tribune smisurate della Stadio Pierre Mauroy: portare tanta gente in tribuna è affascinante, ma ci piace di più come lo fanno a Belgrado, per Stella Rossa o Partizan, non come quando passa la carovana di un Giro, un Tour, una Vuelta a regalare cose e si è convinti che tutti quelli sulla strada siano sostenitori del ciclismo. Peste lo colga per chi ha inventato questa maniera volgare di sgranchire le gambe e togliere la pena della parastasi su sedili scomodi. Insopportabile più delle coreografie di curva che costano più del biglietto.

3 Al PARKER che nella Francia comanda tutti meno se stesso. Non pensavamo che ci mettesse così tanto per accendersi. Ora ai francesi conviene tenere un posto speciale in tribuna per Gregg Popovich, in modo che il sacro puffo veda il magnifico Gargamella di San Antonio e ricordi bene cosa gli diceva Pop quando faceva il ganassa.

2 Per Ergin ATAMAN mandato a letto senza cena dalla Francia. Vero che presentava una Turchia di giovani talenti, vero che all’inizio ci ha fatto spaventare, mostrando le molte debolezze dell’Italia non ancora unita dall‘idea che il mal comune difficilmente avrebbe portato al sollievo del mezzo gaudio. Gli è scappata di mano la squadra nel momento della verità, ma coi francesi, anche volendo non poteva farcela: se cominci la partita con gli arbitri zelantoni che fanno togliere ad Erden i cerotti di tensione che ormai usano tutti, allora capisci cosa hanno in mente. Comunque sia i giovani talenti di questa Turchia sono nati tutti quando la programmazione era di Boscia Tanjevic, sia chiaro.

1 Alla FIBA Europa che non è intervenuta quando il designatore ha scelto Lamonica per l’ottavo di finale fra Georgia e Lituania come se non sapesse che la vincente avrebbe incontrato l’Italia. Ora Lamonica è uno così bravo da cancellare subito certe maldicenze, però sei sempre in difficoltà se devi dirigere e allo stesso tempo pensare a cosa penseranno. Una crudeltà per un ruolo che è già difficile a prescindere.

0 Alle delusioni di questo Europeo: BENZING (Ger), CASSPI (Isr), MEZZA RUSSIA, TOMIC (Cro), Zoran DRAGIC (Slo). Dovevano fare luce e invece sono stati seduti in galleria pensando che le colpe fossero di altri. Ce ne sono pure nelle squadre ammesse ai quarti, ma su quelli ragioneremo più avanti. Zero anche a chi parla pochissimo di basket con la scusa, spesso presa anche da questi di oggi, che il mondo basket ora è tutto in mano ai “velaspiego bene” di SKY.

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