Moratti due volte al dì

6 Luglio 2010 di Libeccio

di Libeccio
Prandelli noioso, la Juventus di Motta, le motivazioni di Benitez, interisti tramortiti, il palcoscenico di Mourinho, il risarcimento per l’Olanda e la delusione africana.

1. Abbiamo assistito alla prima conferenza stampa di Cesare Prandelli, il nuovo ct della nazionale italiana. Una noia mortale. Tutto un fiorire di: son contento, vorrei fare bene, non tutto è da buttare, sarò giusto, onesto, per bene. Darò a tutti le stesse possibilità. A cominciare dagli oriundi. Ecco, ci è
sembrato che il passaggio cruciale fosse nell’ultima parola. Come dire: oramai il piano inclinato del calcio italico è diventato slavina e allora guardiamo fuori, a quelli (forti) che pur avendo un certificato di nascita non proprio lineare però possono tornare buoni. Aspettiamo e preghiamo. Al posto di Abete
(sembrato abbastanza inebetito come nella norma) avrei ricordato al nuovo ct una sola parola da aggiungere a quelle spese: “tornare a vincere o perlomeno a convincere”. Ma Abete in questo momento è solo attento ad aspettare che passi la buriana.
2. La Juventus ha presentato le nuove maglie per la prossima stagione attraverso una campagna stampa incentrata sullo slogan “bella e vincente”. Ci viene da pensare che il primo requisito non serva a vincere e il secondo sia cosa tutta da dimostrare (un po’ come augurare ad un pescatore ‘buona pesca’). Certo l’acquisto di Motta dalla Roma (dove non era neanche titolare) e per lo più per un contratto di 4 anni di durata, la dice lunga sull’attuale dimensione della società. Campagne mediatiche e di opinione a parte.
3. Gli interisti sono talmente gonfi di risultati che si avvicinano alla prossima stagione come un ubriaco fradicio può avvicinarsi ad una damigiana di vino. Nonostante sia passato già molto tempo dalla notte di Madrid ancora non c’è voglia, ancora ognuno scorre nella mente la stagione trionfale appena conclusa e si limita a quello. Se lo stesso sentimento dovesse aggirarsi nei giocatori dell’Inter la prossima stagione vedremo la squadra di Moratti latitante in campionato e forse solo attenta all’Europa ma neanche tanto. Troppa abbondanza e tutta insieme. Sarà in grado Benitez di recuperare la voglia e le motivazioni? Questo il suo principale compito secondo noi.
4. E la squadra? Come reagirà la squadra nerazzurra all’uscita di scena del suo mentore calcistico? Domanda difficile alla quale rispondere. Noi riteniamo che anche la squadra sia rimasta tramortita dalla uscita di Mourinho e con difficoltà si adatterà al nuovo allenatore. E’ come se un’attrice che ha sempre lavorato con Robert De Niro venisse chiamata a lavorare con Martufello (con tutto il rispetto per Martufello).

5. L’unico ambito al quale JM non mancherà affatto è quello societario, spesso spiazzato dalle sue posizioni. A parte che il bilancio dell’Inter dall’uscita di JM ha annotato un plus che neanche vendendo giocatori importanti… Poi a partire da Moratti e per finire con Branca e Paolillo nessuno crediamo abbia sofferto più di tanto alla sua repentina e psicodrammatica uscita di scena. Tutti tranne Lele Oriali, che infatti è stato presto e stranamente messo da parte. A questo punto Morattti & Co. potranno risalire sul palcoscenico mediatico prima costantemente oscurato e occupato da Special One (Moratti ha già cominciato come fosse una medicina: due volte al dì).
6. La presunta “mucillagine” (ognuno pensa per sé, scarsa coesione di squadra, scarso senso di sacrificio) che ha portato fuori dal Mondiale l’Italia, sembra aver colpito anche le altre principali nazionali (Brasile, Argentina, Francia). Delle compagini ritenute importanti restano Spagna, Germania ed Olanda. Chissà che la sorte non intenda finalmente risarcire l’Olanda per le tante cose belle fatte vedere nel corso della sua storia e (in proporzione) i pochi trofei innalzati.
7. Con la rocambolesca uscita di scena del Ghana si sono esaurite le speranze residue di piazzare una squadra africana nella fascia del calcio che conta. L’Africa arricchisce e anche molto le squadre di club di molti paesi europei con giocatori fortissimi (Essien, Drogba, Eto’o, Adebayor, ecc.) per tacere di
quelli che militano nella nazionale francese. Eppure fatica moltissimo a mettere insieme una compagine che possa competere con le migliori. Alla fine l’unica verità è che ogni nazionale fa storia a sè, che ogni fallimento è diverso e che l’espressione ‘calcio africano’ è un po’ generica.
Libeccio

(in esclusiva per Indiscreto)

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