Milan fuori dall’Europa, tutta colpa di Berlusconi

28 Giugno 2018 di Stefano Olivari

L’esclusione del Milan dalla prossima Europa League, decisa dalla camera giudicante dell’UEFA, si presta alla solita considerazione sul fair play finanziario: una buona cosa nelle intenzioni originarie di Platini-Infantino, ma diventata nel corso del tempo una barzelletta. Con l’effetto, non divertente, di cristallizzare i rapporti di forza fra club e di impedire l’emergere della classe media. Più utile, per l’equilibrio competitivo, sarebbe ricorrere al salary cap anche senza per forza tirasela da ammerregani.

Detto questo, l’essersi attaccati tignosamente nelle motivazioni al triennio 2014-2017, cioè l’ultimo di Berlusconi-Galliani, impedisce ai tifosi del Milan di essere ottimisti in vista del ritorno al TAS. Il non detto, e non scritto, della sentenza è che nessuno aveva voglia di squalificare uno dei club più prestigiosi d’Europa ma che non si vuole creare il precedente di lasciare un club di questa portata nelle mani di uno sconosciuto, con soldi personali che non si sa da dove vengano: in linea teorica significherebbe permettere che un club partecipante alle coppe sia (in teoria, ripetiamo) di proprietà della ‘ndrangheta o del cartello di Calì. Poi con il semplice schermo di una fiduciaria questo può avvenire senza problemi anche rispettando i parametri UEFA, ma è un altro discorso… Così come un altro discorso è che i soldi di PSG e City sono strutturalmente sporchi, arrivando quasi direttamente da stati dove non esistono libertà né democrazia.

Tornando al Milan, è senz’altro falso che sia la prima squadra esclusa dalle coppe per motivi di bilancio, magari anche di semplici pendenze non saldate: ce ne sono state tante e anche famose, dal Panathinaikos alla Dinamo Mosca, dal Galatasaray alla Stella Rossa. E veniamo a ciò che volevamo sottolineare: intanto che questa sentenza è figlia del mancato settlement agreement, concesso in passato proprio a Manchester City e PSG, fra i tanti. Evidentemente Fassone, che misteriosamente continua a godere di buona stampa, aveva presentato un piano davvero impresentabile a un ente disposto a chiudere un occhio su ogni tipo di trucco contabile (le mitiche plusvalenze che l’Inter sta facendo con i giovani sono un buon esempio) ma che deve almeno salvare le apparenze.

La sentenza è però soprattutto figlia di Silvio Berlusconi e dell’incredibile modo con cui si è liberato del problema Milan, cedendolo a un finanziere (…) di serie C come Yonghong Li e incassando soldi puliti per la Fininvest. Il vero colpevole dell’esclusione dalle coppe è Berlusconi e non l’esecutore Galliani, fra l’altro dell’operazione Cina avvertito solo a cose fatte. Insomma, oltre ai ringraziamenti dei tifosi per le cinque Coppe dei Campioni e alcuni dei migliori giocatori del mondo visti sotto casa (fino al 2012, non il 1912, c’erano in squadra gli Ibrahimovic e i Thiago Silva) ci dovrebbero essere anche le critiche per l’uscita di scena con presa in giro, non solo nei confronti dei milanisti.

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