Mezza Roma

4 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
L’invenzione del tifo contro, l’onestà dei playoff,  la proposta indecente, gli editoriali inutili, il progetto Paratici e il gruppo di Lippi.

1. Domenica 2 maggio è stato inventato il tifo contro la rivale cittadina, notoriamente mai stato nella mentalità dell’italiano e meno che mai del romano. Naturalmente l’opinionismo ‘ronin’ (servi con padrone morto o moribondo) se ne è accorto perchè a beneficiare della vicenda è stata l’Inter. Infatti parte del livore delle Roselle e di chi leggeva in anteprima ai suoi mandanti i pezzi dei colleghi è dovuto non alla situazione in se stessa, la solita schifosa e non credibile partita di fine stagione, ma al fatto che in nessun modo è possibile tirare dentro alle responsabilità dell’accaduto Moratti, Mourinho (o Guido Rossi, o Borrelli, o Mancini, eccetera). Perchè si configuri un biscotto occorre una parte arrendevole, e qui è difficile immaginare una squadra più molle della Lazio di domenica, ed una biscottante. Non con la banale valigetta, ma con un giocatore sopravvalutato due mesi dopo o qualche milionata di diritti televisivi regalata dall’azienda collegata (tanto chi può dire che il Cagliari abbia più o meno tifosi dell’Atalanta? Il sondaggista esegue gli ordini di chi lo paga, come tutti noi). L’Inter ha pagato o pagherà, in qualsiasi forma, Lotito? La Roma fornirà a Mezzaroma, in qualsiasi forma, i due milioni di euro previsti per il raggiungimento del…terzultimo posto? Queste sono le domande.
2. Poi c’è il discorso calcistico (!). Perché non occorre uno scienziato per capire che i playoff scudetto (ed eventualmente qualcosa di simile per rimanere in A, che non vorremmo chiamare playout) risolverebbero qualsiasi problema di credibilità delle partite di fine stagione. Perchè il fine stagione è per molti cominciato da tre mesi. Genoa, Parma, Bari, Chievo, Udinese, Cagliari, e lasciamo fuori la Fiorentina il cui centroclassifica è un fallimento e non un adattarsi al quieto vivere: con tutta l’onestà del mondo, sono squadre che si trascinano fin dalle settimane in cui c’era la neve. E il loro trascinarsi inevitabilmente deciderebbe le posizioni nel tabellone dei playoff, ma almeno non lo scudetto. Nessun meccanismo è perfetto, perchè come dimostra anche il basket italiano (dove l’unico obbiettivo è non finire nella parte di tabellone di Siena) può essere più conveniente arrivare settimi che arrivare quarti. Esempio: la Sampdoria si beccherebbe l’Inter in semifinale, mentre la Juventus la incontrerebbe solo nella ipotetica finale scudetto. Come indennizzo per le sorprese basterebbe assegnare tutti i diritti televisivi e commerciali alla squadra con il fattore campo. Già al primo turno sarebbero botte da minimo 5 milioni, per non parlare di quanto varrebbe ospitare il Super Bowl italiano. Tanto non si farà mai, quindi teniamoci la finta sorpresa di chi in Siena-Juventus del 2006 girava la faccia dall’altra parte e con il sorrisino da uomo di calcio ti spiegava che ‘cose così sono sempre accadute, dipendono dalle motivazioni’. Vedremo quindi le motivazioni di Chievo e Cagliari al centro del mercato, oltre che quelle del Siena all’inseguimento del premio retrocessione.
3. Non occorreva Nostradamus per prevedere un impegno laziale ai minimi storici, dopo l’intelligente gesto di Totti nel derby e le previsioni (facili, ma qualcuno se l’è presa) di De Rossi dopo la sconfitta con la Sampdoria. Però onore all’amico Tony che già da lunedì ci aveva detto che mai in città si era respirato un odio simile fra le tifoserie. Ovviamente tutto verrà ribaltato su una finale di Coppa Italia che per le strade della Capitale potrebbe essere una replica del derby e che qualche deputato dall’italiano zoppicante (e non a caso iper-presente in tivù) vorrebbe usare come merce di scambio. In sintesi: passaggio a livello alzato per la Roma che alza la coppa a casa sua e nessun arbitraggio chiurgico a Siena per l’Inter l’ultima giornata. All’orecchio di Moratti questi segnali sono già arrivati (ma non ci voleva l’Amplifon). Ecco, se scudetto e Coppa Italia fossero vinti dalla stessa squadra (Inter o Roma che fosse) sarebbe un bel segnale di credibilità. Abbiamo scommesso, nel vero senso dell’espressione, che non accadrà.
4. Mille citazioni in positivo negli editoriali su Libero, come l’unico degli Agnelli che capisse qualcosa di calcio. Eppure Andrea Agnelli presidente della Juventus significa la fine delle speranze di Luciano Moggi di tornare con un ruolo ufficiale in quel mondo, al di là della vicenda di una radiazione con presupposti giuridici oltre ogni confine di cavillosità. Sintetizzando brutalmente, la corte di Giustizia della Figc ha fornito un parere ‘consultivo’ (in italiano significa che se la Juve fa casino vero la Figc può cambiare linea) secondo cui la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini era implicita nella pena massima (5 anni, scadenza 2011) comminata loro prima che il nuovo statuto (2007, quindi post Calciopoli) creasse un vuoto giuridico (traduzione: in quella fase transitoria non era chiaro chi avesse il potere di radiare, nella vecchia il potere di radiare era del presidente della Figc mentre nella nuova questo potere è della corte). Senza mai essere stati raccomandati da Moggi, al contrario di vari personaggi Rai o Sky, possiamo dire che contro di lui c’è un certo accanimento.
5. Ma dicevamo di Andrea Agnelli, sicuramente la novità più interessante insieme alle persone che effettivamente si porterà dietro. Di sicuro il cugino Elkann non vuole vedere Moggi nemmeno dipinto o sottoforma di direttore sportivo di area, per non sconfessare tutta la linea della sua parte di Famiglia negli ultimi anni. Allora si è trovato il compromesso di Marotta, amico di tutti e non nemico di Moggi (è stato anche ospite sulla sua barca): persona comunque non etichettabile. Già era arrivato il pontiere Bettega, omaggiato di insulti dall’editorialista, quindi l’unità familiare ritrovata è per il futuro juventino di Moggi più di una radiazione. Non morirà di fame, perchè su tanti giocatori di valore (Balotelli?) può dire una parola decisiva, ma avere sul biglietto da visita la parola Juventus è una cosa diversa. Un’indicazione importante per il futuro non è Fernando Torres, ma Fabio Paratici. Il capo degli ossservatori della Sampdoria è ormai da tempo uno dei guru del calcio giovanile, con agganci internazionali ed un’attività di scouting a livelli Udinese. Ingaggiarlo, come si dice sia possibile, significa volersi creare in casa la classe media. Insomma, significa avere un progetto. Poi arrivi secondo e ti dicono che sei un perdente, ma questo è giornalismo.
6. Poche notizie oggi dal Lippi della Borghesiana. Il no di Nesta era scontato, forse ha anche tolto dall’imbarazzo il c.t. che non era così sicuro di dargli una maglia da titolare, il sì di Totti è condizionato dal finale di stagione: senza entrare nei soliti discorsi etici (ma chi era quello di ‘Il gruppo, il gruppo, il gruppo’?), al momento va di colpi di classe nel quadro di una condizione fisica da vecchia gloria, ma in una Nazionale grigia questi colpi potrebbero essere decisivi. Vista la stagione di Pazzini, ed in parte anche di Borriello, non è pensabile lasciare a casa uno di loro per convocare il più gradito Amauri. Temiamo l’esclusione di Giuseppe Rossi, non comprendiamo le incertezze su Montolivo, ma fino a inizio giugno queste saranno congetture. Eravamo partiti dal tifo contro, di sicuro non finiremo di parlarne.
stefanolivari@gmail.com

Share this article