Meno male che c’è Rocco Crimi

28 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Una bella sconfitta italiana, la testa di Adriano, il traditore Mourinho e l’incolumità di De Rossi.

1. Questa volta la sconfitta era prevedibile e non porterà alle alate discussioni di quattro anni fa, quelle sul numero di escort pagate da Polonia e Ucraina. Per il turno di Euro 2016 non avevamo più problemi di escort, ormai parte integrante della vita pubblica, ma ci rimanevano tutti gli altri. Pochi stadi a norma o con la prospettiva di diventarlo a breve termine, relativamente pochi soldi da investire in impianti e infrastrutture (in totale il progetto francese sfiora i due miliardi di euro), sostegno politico tiepido da parte di ogni schieramento. La Francia ha portato a Ginevra Sarkozy, la Turchia il presidente Gul, noi il sottosegretario Rocco Crimi. Poi Maldini vale Zidane, e tutto il resto, ma chissà perchè l’Italia è stata eliminata già al primo turno, lasciando il ballotaggio finale alla avversarie. Vittoria prevedibile della Francia, dunque, mentre era meno prevedibile lo scarto: l’esecutivo Uefa (13 membri) ha infatti decretato un 7-6 che ha permesso a Platini di mostrare il foglio con la scritta ‘France’. E adesso, se vogliamo rimanere nell’orticello? Sfumata la possibilità di farsi regalare gli stadi da Pantalone, scatterà di nuovo la litania su quelli di proprietà. Con i soldi pubblici elargiti sottoforma di cambio di destinazione dei terreni.
2. Sarebbe un fenomeno, con un’altra testa. Frase tratta dal manuale del piccolo (ma anche grande) giornalista, valida come i discorsi sulla ‘mentalità internazionale’ e sul ‘selezionatore che è lavoro diverso dall’allenatore’. Valida poco, quindi, perchè la testa è un aspetto fondamentale addirittura anche nel calcio. Magari nell’ultimo anno e mezzo gli amici di infanzia hanno aiutato Adriano ad essere un nuovo Adriano, lasciandosi alle spalle alcolismo e un rovinoso bilancio al gioco d’azzardo. Magari no. Certo è che quella della Roma è una scommessa valida: tale è il margine del giocatore che vale la pena di farla, anche se le cattive compagnie milanesi hanno corrispondenti romane altrettanto pericolose. Di sicuro era sobrio, quando ha affermato di ritenersi un giocatore di livello inferiore rispetto a Totti, sobrio e ben consigliato. Nessun campione brasiliano penserebbe di se stesso una cosa del genere, nemmeno se il termine di paragone fosse Messi. Figuriamoci uno che fuori dal GRA è conosciuto meno di Adriano. Però, per rimanere a Roma, primum vivere deinde philosophare.
3. Da grande condottiero a traditore, in meno di una settimana e senza passare dal via. Se non è partito l’ordine di servizio, poco ci manca. Impressionante l’unanimità dei media nell’attaccare un allenatore che in due anni ha reso l’Inter la migliore squadra d’Europa, cosa che non era stata in altre epoche con lo stesso presidente e con una rosa a volte anche migliore. Il suo reato? Avere annunciato a Moratti le sue dimissioni prima della finale di Coppa Italia (segno di grandezza, c’era l’eventualità di chiudere con tre secondi posti su tre manifestazioni), come da contratto con tanto di clausola di rescissione era sua facoltà, per andare ad allenare la squadra più prestigiosa del mondo. Con buona pace del nostro orgoglio, di quello inglese e di quello catalano. Mourinho avrebbe potuto evitare di rimanere a Madrid dopo la finale, farsi tre giorni di bagno di folla e poi rivelare il suo futuro: questo avrebbe fatto se fosse stato un ‘uomo di calcio’, nell’accezione peggiore. Per non dire che rimanendo a Milano avrebbe potuto fare il santone indiscusso per dieci anni: otto scudetti su dieci non glieli avrebbe tolti nessuno, la Champions non sarebbe più stata un’ossessione. Al Real Madrid va, per gli stessi soldi interisti, per rischiare: obbligatorio vincere tutto, più che obbligatorio farlo con un certo tipo di gioco. Poi ci sta che l’Inter tenti di infilare nel discorso il semi-pacco (diciamo ‘semi’ perchè l’abbiamo sempre apprezzato, un 4-3-3 con lui e Di Maria attaccanti esterni è nei nostri sogni) Quaresma, di fresco omaggiato del tapiro squadristico.
4. Roma, Mourinho, quindi De Rossi. Al di là delle discussioni sulla tessera del tifoso, diventata un dogma nel mondo in cui migliaia di tifosi entrano senza biglietto in due partite ad altissimo rischio (Siena-Inter e Chievo-Roma), le parole del centrocampista della Nazionale vanno lette anche in chiave di possibile partenza. Una specie di omaggio agli ultras, che non gli perdonerebbero una partenza da traditore totale. Perchè chi cerca migliori opportunità di lavoro è per definizione un traditore. Da sostenitore della loro causa, oltre che sacrificio necessario per il bilancio giallorosso, l’incolumità è invece salva. Però i soldi che finora ha guadagnato sono quelli di Sky e Mediaset.

Share this article