Meglio Lippi

30 Giugno 2011 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Giampero Gasperini è per l’Inter un’ottima scelta, dal punto di vista strettamente calcistico, una scelta effettuata però da Moratti e dal suo discutibile staff nel modo peggiore. Cioè facendo intendere, nonostante l’ex allenatore del Genoa fosse stato incontrato per la prima volta oltre un mese fa (ben prima che a Leonardo tornasse l’amore la carriera dirigenziale, dunque), che in ballo ci fossero chissà quali nomi e che alla peggio bastasse fare un fischio a Gasparini e Mihajlovic.
Invece i mostri sacri Mourinho e Guardiola saranno sul mercato nel 2012, così come un Capello cercato per la quarta volta in pochi anni e che la Football Association ha scelto di tenersi senza un vero perché. Così serviva un allenatore bravo, ma di cui non innamorarsi: la prima, anzi la seconda, delle seconde scelte, in brutale sintesi. Tramontato Mihajlovic, che sarebbe stato alternativo alla presenza in società di Marco Branca (parole, e non solo parole, pesanti nel recente passato in entrambe le direzioni), rimaneva di credibile soltanto Gasperini: che ha fatto bene ovunque, tenendo presente il matariale umano a disposizione. Nelle giovanili della Juventus, al Crotone e soprattutto nel Genoa nonostante l’ultima stagione. Meritava una grande chance, adesso ce l’ha: dal punto di vista di Moratti è un Simoni più giovane e più portato alla costruzione di gioco. I problemi sono adesso fondamentalmente due. Il primo è calcistico, al di là della volontà di Gasperini di imporre il suo 3-4-3: una squadra di ultratrentenni che hanno vinto tutto è difficilmente allenabile da uno che prova a insegnare calcio e che pretende movimento da chiunque (non è un caso che con Gasperini i centrocampisti sembrino sempre più forti di quanto siano in realtà, avendo molti più sbocchi il loro gioco). Quindi o la squadra che sei mesi fa diventava campione del mondo (!) viene smantellata oppure sarà un anno di polemiche e finti infortuni. Tenendo insieme il gruppo degli Zanetti, dei Cambiasso, degli Stankovic, dei Maicon, eccetera, sarebbe stato molto più logico puntare sul trascinatore-motivatore (archetipo Mourinho) o sull’amico dei giocatori (archetipo Leonardo, non a caso amatissimo da tutti i vecchi). Si vede, ma la nostra conclusione è provvisoria, che le cessioni eccellenti saranno più del previsto. Il secondo problema di Gasperini? L’immagine, purtroppo per lui, l’unica cosa che non si può cambiare perché nel calcio muori nello modo in cui vieni battezzato. Chi lo conosce bene lo descrive come un ultrà juventino, specialista in battute su Calciopoli del genere Guido Rossi-cartonato-Farsopoli, ma Galliani nasce come tifoso juventino, Moggi interista, Giraudo torinista, addirittura Meazza milanista: ognuno di noi è specialista nel fare i propri interessi in un dato momento. Se Gasperini vincerà sarà esaltato, se non vincerà sarà impalato come nemmeno Lippi. Più insidiosa la nomea di allenatore del cuore di Moggi, che non a caso l’ha consigliato a molte squadre, dalla Roma al Palermo. In questo senso Moratti non ha fatto una grande scelta, trasmettendo il messaggio che il 2011-12 sarà un anno di transizione e che tutto in fondo è uguale. L’aver anche solo contattato Capello dopo che il fallimentare c.t. della nazionale inglese aveva definito questa stagione ‘la prima vera stagione dopo Calciopoli’ è stata dal punto di vista dell’immagine un errore clamoroso. Conclusione: Gasperini è capace e forse vincerà, Moratti si è fatto ridere dietro da mezzo mondo, ma alla fine ha preso un buon parafulmine. Trattato subito da dipendente-dipendente, quando ha osato chidere timidamente Ventrone e meno timidamente Rampulla. Tanto valeva ingaggiare Lippi e Bettega, se l’obbiettivo era avere giornalisti sotto l’ufficio tutti i giorni in attesa dell’uomo della provvidenza o dell’allenatore ‘ambasciatore’ alla Baggio.


stefano@indiscreto.it
(articolo pubblicato sul Guerin Sportivo)

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