Meglio degli uno a zero

7 Luglio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Il Mondiale avrà il suo ottavo vincitore diverso, su diciannove edizioni non è in fondo una cattiva statistica. L’unica manifestazione davvero planetaria magari non proporrà il miglior calcio possibile, ma di sicuro è l’unica a regalare emozioni vere anche a chi non è legato ad una delle due squadre in campo. A quale interista frega del Werder Brema? A quale juventino importa delle vicende del Villarreal? Dubitiamo invece che qualcuno si sia staccato dalla visione di Spagna-Germania, anche solo per andare a prendere nella dispensa qualche nutriente Tuc. Poi si gioca anche a calcio e la Spagna lo fa come nessuno al mondo, meritando di arrivare alla finale come favorita al di là dei tre uno a zero consecutivi (Portogallo, Paraguay e adesso Germania) che ce l’hanno portata e che non le rendono giustizia.
Delle squadre-squadre di altissimo livello viste in Sudafrica (Olanda, Brasile, Germania, Uruguay) quella spagnola è l’unica a non fare dell’attendismo il suo credo. Anche se il prezzo da pagare è segnare pochissimo in proporzione alle situazioni create visto che gli avversari sono costretti, per citare l’allenatorese dilagante su Rai e Sky, a ‘fare densità’. Alla Germania, mutilata dalla squalifica dell’uomo chiave Mueller, ha regalato praticamente un tempo facendo girare la palla a ritmi più bassi e provando la fiammata ogni tanto. Pedro al posto di Torres non si è in fondo rivelata una gran mossa, perché ha avuto l’effetto di far schiantare Villa contro Mertesacker e il perfetto Friedrich. E inoltre non dando alla squadra la profondità che anche la brutta copia dell’attaccante del Liverpool riesce a dare. Poi nel secondo tempo la solita Spagna, che ha rischiato di andare in svantaggio (occasione della vita, ma ha solo vent’anni, per Kroos) ma anche di segnare più volte. Grandi ragionamenti ma anche solito gol nato da palla inattiva, con il colpo di testa di Puyol a sfruttare un calcio d’angolo. Da lì in poi la Germania ha cambiato passo e la Spagna ha avuto occasioni in contropiede, una gigantesca distrutta dall’egoismo di Pedro che deliberatamente non ha voluto fare segnare il concorrente Torres (entrato per Villa). Del Bosque ha visto in vita sua qualche partita e qualche giocatore, magari anche più intelligente dell’attaccante del Barcellona: il polpo Paul, che tarocco o no ha azzeccato anche il risultato della semifinale, scommette su Torres dal primo minuto domenica sera.
La Germania non ha deluso, ma senza la sua arma letale avrebbe avuto bisogno dell’Ozil visto fino fino agli ottavi. Già con l’Argentina il ventunenne era sembrato in netto calo atletico e di ispirazione, contro il centrocampo spagnolo si è perso e solo nel finale ha dato qualche segno di vita. Schweinsteiger ha giocato una partita clamorosa, in copertura e costruzione, Podolski è stato costretto a rincorrere Sergio Ramos, senza assist Klose è stato nullo. Grande lavoro comunque quello di Low, che con pochi giocatori di qualità davvero alta (Lahm, Friedrich, Schweinsteiger, in prospettiva Ozil) ha costruito una bellissima Germania. Non è che Lippi o Capello avessero in mano molto di peggio, per dire. Comunque l’orgoglio nazionale italiano è salvo, perchè in campo a Durban c’era un nostro connazionale: proprio quel simpatico essere che ha invaso il campo con una vuvuzela inneggiando a Cassano. Forse un provocatore pagato da Lippi per mettere in cattiva luce il talento barese. Adesso siamo a meno due partite alla fine, un po’ malinconici ma anche convinti che di tutte e sessantaquattro ricorderemo qualcosa.

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