Mea culpa

7 Settembre 2011 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
Perseguitati da chi ci accusa di pagellismo soft per l’Italia vista all’Europeo, qualche altra considerazione sugli azzurri, su Pianigiani, sui conflitti di interesse alla senese e sulla dimensione dei ragazzi NBA…

Caro direttore, sono Oscar Eleni dall’isola che non c’è, tormentato da Rai Sat che ritrasmette le partite di Azzurra tenera, perseguitato da tutti quelli che non sono d’accordo sulle pagelle soft del dopo Siauliai, per chi ci accusa di aver nascosto il conflitto d’interesse sulla convocazione Maestranzi, per chi è disperato da quando non si hanno più notizie di Rossano, un amico delle notti senza fine da Ugo.
Mea culpa, mia massima colpa. Lo ammetto anche se a quelli che mi prendono in giro dicendo che sono stato vittima della sindrome Peterson, cioè del nonno che perdona tutto a tutti, così lontano dall’orso che, invece, azzannava tutti, dico che quando si è in piena crisi provi a tenerti vicino gli ultimi rimasti, un barlume di giocatore vero come potrebbero essere i veterani Carraretto e Mordente, tratti bene i re mogi arrivati alla capanna dalla NBA portando il loro malessere, questa la dovete alla fantasia creativa di Claudio Pea e dei suoi risentimenti, fingi di vedere cose sempre positive quando Mancinelli e Hackett cercano di essere il meglio possibile, non riesci a voler male a Cusin perché nel ruolo siamo alla pietra pomice, ti sembra giusto credere che su Cinciarini si può fare qualche pensiero positivo e su Datome devi essere indulgente perché vivere nella Rometta deve essere tremendo.
Sappiamo di mentire a noi stessi perché sentiamo di essere adoratori del time out dove Pianigiani finisce dicendo: “Ma che cazzo avete dentro” mentre i suoi boys sprofondano contro Israele prima dell’inutile pentimento nell’ultimo quarto che non ci ha dato la vittoria e ci darà un pessimo sorteggio nelle qualificaioni per Lubiana 2013, l’Europeo che volevamo organizzare noi e che abbiamo lasciato per mancanza di quattrini, ma forse non soltanto per quello. All’Italia danno da organizzare i mondiali calcio sulla sabbia e il basket del Tre contro tre che potrebbe essere anche il manifesto dei re mogi.
Prima dell’Europeo, prima di Recalcati ancora alla ricerca di vendette postume, anche noi pensavamo che sarebbe stata dura qualifcarsi alla seconda fase perché il girone era una trappola: avevamo sogni ed incubi. Siamo andati a letto, tutte le sere, con l’incubo. Nei tre tenores sgargamella non avevamo davvero fiducia: se ne erano andati, tutti e tre, a guadagnare di più, per giocare nelle cucine della NBA che conta meno, quando non erano ancora pronti, quando non avevano fatto niente per convincerci che avrebbero potuto guidare una Nazionale. Meglio per loro e per i loro consigliori se si sentono più ricchi e realizzati. Ma nello sport ci si realizza vincendo, non facendo il caratterista anche se poi gli Oscar vanno pure agli attori non protagonisti. Ma per loro non ci sarà neppure l’Oscar delle comparse. Dovevamo ribadirlo nelle pagelle da nonno. Non lo abbiamo fatto. Mea culpa. Nostra massima colpa.
Poi c’è chi rinfaccia a Pianigiani di aver sprecato la carta del naturalizzato con Maestranzi che ora giocherà da italiano per sempre. Una colpa abbastanza grave, ma se credi nella buona fede, non è che poi cambi sempre idea. Pesciolone da pesca della trota? Sì, in questo caso. Altri dicono: l’unico che avrebbe fatto migliorare la squadra fra i passaportati era Stonerook, ma nessuno ha fatto pressione per portarlo in Lituania. Il re leone di Siena ha sempre detto che con il suo fisico può reggere sei mesi, non un anno intero e lo dissse anche a Recalcati prima della Spagna quando si fece male subito Mason Rocca. E’ stato ascoltato anche se eravamo in piena emergenza, ma anche altri hanno fatto lo stesso discorso. Già, dice il coro dei risentiti, ma erano tutti di Siena come Michelori e Ress. Forse è vero anche questo, ma qui chiamiamo in causa anche la Federazione che ora non può più rimandare la rivoluzione del sistema e lasciare scappatoie da chi vuole tutto dal sistema e non dà niente.
Visto che dalla Lega non avrà un aiuto, considerando che le società hanno fatto finta di non sentire il grido di dolore che arrivava da Azzurra, allora è venuto il momento per dire a voce alta come stanno le cose. Verità e soluzioni a breve e lunga scadenza. Non ci aspettiamo nulla di meno. Abbiamo apprezzato il Pianigiani che aveva messo sul tavolo il suo contratto appena rinnovato fino al 2013. Lo aveva fatto anche Messina dopo Karlsruhe. La Federazione disse che si andava avanti con lui perché era il più bravo. Arrivò la medaglia europea di Barcellona.
La vita sarà dura anche se ora molti sono pronti a svenarsi per avere i giocatori NBA in cassa integrazione per la serrata, pronti poi a piangere sui bilanci in rosso e sul poco spazio disponibile per gli italiani. D’ora in poi si dovrà combattere davvero anche fuori dal campo e bisogna farlo sul serio, senza pararsi le chiappe come Paulette Goddard nel Diario di una cameriera, evitando di farsi sentire quando uno dice ”Non m’importa chi soffrirà: basta che non sia io”.

Oscar Eleni
(7 novembre 2011)

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