Maradona non dica grazie

30 Ottobre 2008 di Stefano Olivari

Solo chi è senza cuore o tifa per il mondo dei baroni, dove anche per respirare devi avere un patentino concesso da una corporazione di figli di papà, può mettersi a discutere Maradona commissario tecnico dell’Argentina. Mossa chiaramente politica, visti i disastri nelle qualificazioni mondiali ed il fatto che l’ex Pibe sia solo il volto da copertina di una commissione guidata da Carlos Bilardo e composta da vecchie glorie (più vecchie che glorie), ma con un fascino che considerata la somma di talento della squadra potrebbe pagare dividendi eccezionali. Non ha il patentino? Di certo non sarà l’unico al mondo ad allenare con dei prestanome. E’ un burattino dell’eterno (dal 1979) presidente dell’AFA Grondona? Ammesso che sia vero, non sarebbe peggio che esserlo di Moggi. Ha un brutto carattere? Fra i fuoriclasse della storia del calcio è l’unico di cui nessun compagno abbia mai parlato male, anche a decenni di distanza: quando hai carisma puoi trascinare Caffarelli e Dezotti, figuriamoci Aguero e Messi. E’ stato troppo forte in campo per essere un buon selezionatore? Leggendo le versioni web dei giornali argentini questa ci sembra l’argomentazione principale dei nemici del Diez. Ma è anche l’obiezione più folle di tutte, guardando alla storia argentina. Piena di c.t. con un passato da giocatori di alto livello, quando non addirittura ex fenomeni: Francisco Olazar (finale Mondiale 1930), Guillermo Stabile (capocannoniere nel 1930 e per ventuno anni selezionatore delle giovanili e della nazionale maggiore: sei Coppe America vinte, fra cui quella del 1957 con gli angeli dalla faccia sporca Sivori-Maschio-Angelillo), Juan Manuel Moreno (il famosissimo ‘Charro’ della Maquina del River), Renato Cesarini, Adolfo Pedernera (anche lui ex Maquina, forse il più forte di quel quintetto), addirittura Omar Sivori, per non parlare degli stessi Bilardo (mai considerato in nazionale, ma protagonista in un grande Estudiantes) e Basile, oltre che di Daniel Passarella (unico argentino bicampione del mondo, anche se nel 1986 fu solo una comparsa per volere di Maradona). Fra chi ha combinato qualcosa di buono, solo Menotti non è esistito come giocatore (Bielsa e Pekerman, per dire, sono stati discreti professionisti bloccati da gravi infortuni). Insomma, Maradona non è un esempio di etica sportiva come del resto non lo sono Gilardino e diecimila altri, ma almeno è Maradona. Non ha fatto carriera attraverso raccomandazioni o concorsi taroccati, non deve dire grazie a nessuno.
stefano@indiscreto.it
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