Maiali di testa

4 Gennaio 2012 di Oscar Eleni

di Oscar Eleni
L’aria gelida di Siena, la caccia di Pesaro, i fenomeni di La Sette, un libro per la Lega e la causa di Roma. Voti per Valter Scavolini, Anna Cremascoli, Vacirca, Mordente, Vitali, Parisini, D’Antoni, Kenney e Pianigiani.

Oscar Eleni dal fiume Kanuyak, gelo dell’Alaska, dove per capire i sussulti legaioli, le congiure federali, gli allenatori che ci prendono per minchioni, siamo andati a conoscere la famiglia di una donna leone della tribù degli aleuti che nella sua famiglia, parliamo delle ultime quattro generazioni, ha avuto un cosacco russo, un ciabattino ebreo, un pescatore norvegese, un baleniere del Rhode Island, un capo Cherokee, un lusso che neppure Perterson nelle sue fantasie riuscirebbe a trovare nelle ricerce fra Scozia ed Irlanda. Lasciateci la fantasia di Dana Stabelow e dei suoi gialli ambientati nell’Alaska adesso che il ritorno dell’editore dalla vacanza americana riapre il sito sulla giornata che ha rimesso alla pari Milano e Siena anche se non siamo davvero convinti che siano loro le squadre del momento. L’Emporio perché tutti recitano una parte senza conoscere l’anima del problema, perché si gira intorno all’equivoco di fondo, quello del fingere piacere nel gioco non gioco, non per il loro gusto di veri prof-proof, ma per piacere a Dio, come dicevano le bisnonne. Il Montepaschi perché sente l’aria gelida di rocca Salimbeni dove il cambio delle presidenze, in banca, nella fondazione, potrebbe anche far cadere una slavina sul Palaestra, perché ci sono troppi infortunati in ruoli chiave e nessun acquisto importante per rimettere a posto le cose, soprattutto adesso che il piede di McCalebb, come si temeva, non ha retto le troppe fatiche. Su Milano e Siena torneremo quando si farà sul serio, non adesso che se ne stanno con il sederino al caldo. Le partite importanti verranno più avanti e allora sapremo. Basta con questa nenia della squadra in costruzione. Bisogna costruire bene, non come le torri che portano ad Assago.
Fra le squadre del momento troviamo certamente Pesaro che vincendo a Siena ha completato il giro virtuoso della caccia agli orsi bruni del campionato: Cantù, Milano e Siena sanno che quei ragazzi strani, che vivono sotto anatema perenne perché l’inverno aiuta a far vincere i campioni delle bubbole da caffè chantant, se nessuno li obbliga a credere quello che non saranno mai, se nessuno li tormenta pretendendo l’impossibile, se nessuno li paragona ai grandi che furono giocatori da squadre scudetto e presenza vera in Europa, allora potrebbero fare strage nel pollaio dove i galli se la tirano, ma non sono più così sicuri di salvarsi dalla pentola dove vorrebbe metterli il Gianmaria Vacirca che ha aperto un sito straordinario, la cucina del basket, una cosa da genio che ci renderà la vita più lieta.
Che dire allora della Virtus di Merlino Sabatini? Questo Finelli, lo dovrà ammettere anche il grande Bartocchi, ha dimostrato cosa vuol dire poter lavorare se la società ti appoggia contro giocatori bulli, se i dirigenti lavorano per la squadra e non per migliorare i fili del cachemire di qualche agente parolaio. Il caso vuole che le due regine dell’ultima giornata si ritrovino domenica per la diretta RAI dove fanno meno gli schizzinosi di questi “fenomeni” de LA7 che non si sa bene dove avessero le tende quando hanno preso questo impegno. Il basket è questo, con i suoi paesini petulanti, con questa Lega dove tutti hanno soluzioni epocali, ma se poi vai a guardare i loro spettacolini ti accorgi che trascurando tutto si sono persi per strada tanta gente, che non impegnandosi troppo nell’aprire la scatola di cartone l’hanno fatta diventare amianto pericoloso come quello che è stato trovato sventrando il Palalido.
La Lega che lunedì si raduna senza il presidente Renzi per poter sparlare di lui, per decidere chi dovrebbe sostituirlo, dovrebbe comperarsi il libro di Jackie MacMullan, quello su Bird e Johnson, quello che racconta la resurrezione del basket come lo intendevano questi due grandi artisti e, soprattutto, David Stern. A pagina 140, che vi proporremo quando avremo voglia di aiutare questi caribù dalle cento facce, c’è scritto tutto quello che dovrebbe fare una Lega con idee vere e non ancorata alla solita boa in palude, quella che fa dire a Sandro Gamba: ”Ho letto le risposte che hanno dato a Pianigiani quando, trent’anni dopo il mio ululato nel deserto, ha ripetuto quello che dicevo già io pensando al futuro del nostro basket, stessa noia, stesso fastidio nel mandare al diavolo chi pensa per il bene comune”. Anche Recalcati aveva vissuto nello stesso inferno dove soltanto un santo bevitore, uno capace di sfidare gli dei, l’ignoranza, uno tipo il Boscia Tanjevic che andava oltre i confini dell’ovvio, poteva cavarsela, anche se poi i farisei alla mensa lo hanno mandato sul Calvario appena un greco ha infilato la cruna dell’ago lasciato sul campo dal cocco bello, appena un croato perfido ha finto di giocare nel nome del pozzismo baciantino.
Squadre del momento sono certamente Avellino più di Caserta perché vivono la fase dove tutti si dichiarano amici, ma poi non si mettono al tavolo per capire come si devono salvare società gloriose all’altuima goccia. Non servono riunioni, invece, per capire la gestione di una società come Roma che sembra abbonata alle decisioni incomprensibili, tipo fare causa alla Lega per avere pochi euro del pateracchio Teramo, trascurando sempre la gestione caotica del Djedovic, un talento senza grande tiro, a cui è stato detto di trovare una nuvoa sistemazione salvo poi fermarlo sulla porta d’uscita dove invece dovrebbero andare tanti altri del gruppo infelicità come ha scoperto Lardo da quando gli dicono che Calvani potrebbe soistituirlo, come la pensa ormai Antonello Riva che sembra in collisione con il coriaceo Bottai. Nelle squadre che ci hanno fatto divertire, dove si tocca la palla in cinque, dove se avessero il pane e non soltanto i denti, forse riuscirebbero anche ad organizzare una difesa vera, mettiamo Casale Monferrato che, però, resta sempre nel mare turbolento della zona retrocessione dove il sussulto di Teramo ha fatto venire le coliche anche a Treviso.
Il gelo dell’Alaska, l’abbaiare dei cani da slitta ci obbliga alle pagelle che non sono ancora carbone da Befana.
10 A Valter SCAVOLINI perché non ci ha pensato un momento quando è dovuto intervenire sul caso della testa di maiale lasciata davanti alla porta della sede con minacce a Dalmonte e inni per Pillastrini. I grandi fanno così: bisturi subito, parole chiare. La società, la squadra, prima di tutto. Quando entrerà nella casa della gloria che nessuno ha ancora trovato nell’italietta degli affari incompleti, lo applaudiremo perchè lui ha dato tutto se stesso a questo sport, senza chiedere niente.
9 Alla signora ingegnere Cremascoli che nella bella intervista su Tempo Sport, la rivista dei centri sportivi aziendali, colloquio fatto con Francesca Mei, altra preziosa perdita del basket romano, spiega bene come dovrebbero essere i dirigenti del basket moderno, un mondo che si ama e dove non si entra per speculare. Ci sono riflessioni che dovrebbero scuotere anche chi pensa di governare il basket di oggi con l’illusione di essere più avanti degli altri.
8 A Gianmaria VACIRCA che aprendo il sito sul basket in cucina ci ha ridato il gusto di cercare tane dove il lupo cestistico possa vivere albe magiche e albe tragiche senza poi doversele far raccontare in ticinese dai Casalini di turno. Gli segnaliamo la tana dello sceriffo in via Foppa, pizz
eria Sant’Ambrogio, casa per molti ragazzi delle minors, l’ex ristorante dove un tempo Bettino Craxi faceva piani per la Milano da bere.
7 A MORDENTE, ultimo passaggio da urlo e da sballo sbagliato a Milano, e VITALI, 0 su 7 al tiro, perché ci fanno capire tante cose del loro autunno da disoccupati che pensavamo di sapere soltanto noi.
6 Al CONSORZIO VARESE PER IL BASKET perché sulla pagina di auguri che hanno comprato per tenere in vita anche l’unica rivista settimanale di basket italiana, c’è il loro grande mare di proposte, la terra di fratellanza che dovrebbero avere e cercare un po’ tutti, cominciando dalla Campania.
5 Agli ARBITRI che insistono su questo metodo da impalamento: inizio severo, fischiando puttanate, facendosi belli con quei gesti ampi che vorrebbero illuderci sulla loro preparazione tecnica, poi la crisi di coscienza davanti al pubblico, al dirigente bullo, all’allenatore carismatico, sempre a danno dei più deboli.
4 A Piero PARISINI perché finge sempre di non essere abbastanza competente per indicare una strada a questi professoroni della musica rap che fingono di avere idee. Il suo pensare basket che avrete letto anche su questo sito merita almeno un’analisi e farsi vedere troppo modesti da questi caicchi è un crimine. Rialzare la testa. I bolliti, gli inutili, presto, diventeranno altri.
3 A Mike D’ANTONI che ci fa soffrire più del Gallo anti Lakers. Pensino anche alla nostra passione. Noi tifiamo per loro con antico amore e non per interesse, per esclusive che escludono davvero.
2 Ad Arturo KENNEY il meraviglioso, l’uomo del sito olimpia18, il suo numero di battaglia, perché quelle foto con Cesare Rubini ormai al tramonto ci hanno fatto passare momenti davvero tristi. Lui lo ha fatto per ricordarci la perdita, per gli auguri, ma la sofferenza è stata forte.
1 A Simone PIANIGIANI se non va a casa di Gamba, Recalcati, Tanjevic, per organizzare la tendopoli degli indignados stanchi di farsi prendere per i fondelli da questi manovali della gestione che giurano di pensare al bene comune, ma poi si nascondono dietro i loro digei preferiti e sparano minchiate.
0 Alle testine maialate che hanno disfatto il mondo pesarese come lo ricordavamo nel periodo aureo post Palazzetti quando gli allenatori non venivano più cacciati al bar come accadde con il Pero Skansi che è stato chiamato a fare il ministro dello sport in Croazia, un genio nella vita, un grande giocatore, un buon tecnico. Non è possibile ridursi come il popolo fortitudino che ancora si lacera mentre, per fortuna, l’altra Bologna, quella virtussina, ha ritrovato un senso delle cose, una via per tornare sopra san Luca.

Oscar Eleni, 4 gennaio 2012

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