L’ultima scena

25 Maggio 2010 di Libeccio

di Libeccio
L’onestà finale di Mourinho, l’allenatore migliore, i campanili ostili, il dispetto a Balotelli e la scelta più difficile.


1. Molti bambini nati dopo il 22 maggio 2010 saranno chiamati Josè, Javier, Diego Alberto. E’ il tributo di riconoscenza che molti interisti intendono pagare alla strabiliante ubriacatura dell’annata calcistica 2009-2010 conclusasi con le immagini trionfali del Santiago Bernabeu e con la Coppa dei Campioni alzata al cielo. Per quelle dinamiche che hanno molto a che fare con un destino tumultuoso scritto con lo scalpello nella storia dell’Inter, la notte più bella è stata macchiata dall’addio in diretta di José Mourinho. Una piccola e grande caduta di tono da parte del Vate di Setubal oppure semplicemente la sintesi e l’iperbole dell’uomo che abbiamo conosciuto e apprezzato in questi 20 mesi? Anche in questo caso siamo dalla parte di Mourinho per la negazione di ogni inutile retorica pallonara in un mondo del calcio oramai votato completamente al dio denaro. Nulla cambiando, se avesse aspettato (quanti giorni?) per dare l’annuncio dell’addio magari fingendo qualcosa che non era.
2. Il calcio italiano perde un protagonista inarrivabile? Assolutamente sì. Per le tante ragioni che abbiamo già precisato in passato, che hanno trovato una formidabile conferma nella notte magica di Madrid. Un formidabile protagonista nella comunicazione, nella costruzione di un gruppo vincente, nella elaborazione della base motivazionale e per come è riuscito a canalizzare quelle motivazioni verso obiettivi di altissimo livello. In più, e lo mettiamo per ultimo non casualmente, ha dimostrato di essere un grande allenatore di calcio. Il migliore del mondo, adesso che se ne è andato lo si può dire.
3. Esiste un modo migliore per uscire di scena dal calcio del nostro Paese? La nostra risposta è no, non esiste. Mourinho ha scelto il modo migliore, il più teatrale e altisonante. Ha vinto tutto in Italia nel tempo più breve, ha riportato dopo mezzo secolo nella bacheca dell’Inter un trofeo che mancava da quasi mezzo secolo, ha raggiunto in questa seconda stagione ogni obiettivo raggiungibile. Non ha mai amato il calcio italiano e i suoi tanti campanili. Ha anche sofferto gli invasivi aspetti politici del nostro calcio, come in privato ha detto a più riprese ai suoi collaboratori anche se poi in pubblico fanno più titolo gli scambi di battute con Ranieri. In Italia ha subito molti “affronti” almeno dal suo (discutibile) punto di vista. Ha ricambiato con ferocia ed è stato ripagato con identica moneta. Tutto sommato una dialettica accettabile, crediamo, che da sola non spiega la rottura con l’Inter e l’uscita di scena.
4. Non sappiamo se dietro la vicenda Balotelli ci sia stato dell’altro. Il fatto che nella finale di Madrid Mario non abbia avuto neanche un minuto per calcare quel campo dopo molto aver contribuito alla Coppa ha lasciato intravedere un “dispetto” conclusivo che molto marca lo spessore del conflitto avuto con il ragazzo. Fattore “B” a parte, crediamo che JM vada via perché è un corsaro e i corsari è noto amano il mare aperto. Alla fine della sua avventura in Italia noi ci sentiamo di augurargli buon vento.
5. Da ieri sera, dopo l’incontro con Moratti, si è aperta la questione molto del suo successore. Pare che ad un giornalista tra i suoi più fidati Mourinho abbia detto “Dopo di me all’Inter? Possono provare con Dio, se non è troppo occupato”. Scherzi a parte, in questo momento vale davvero tutto perché molti componenti della corte di Moratti (di cui non facciamo parte) dimenticano che il loro presidente decide quasi sempre sulla base delle sensazioni. riteniamo che esistono diversi allenatori che possono fare al caso dell’Inter. Capello e Hiddink non si discutono, ma avrebbero anche contratti da rispettare (ai titolisti dei quotidiani questo non interessa). Guardiola è un apprezzamento espresso durante una cena, è fantacalcio pensare che lasci il suo Barcellona in questo momento. Benitez vuole capire le prospettive finanziarie del Liverpool prima di lasciare un ambiente che ama, di sicuro è sul mercato. Piace a Moratti come persona Sinisa Mihajlovic, conoscitore dell’ambiente e uomo tutt’altro che morbido: una specie di anello di congiunzione fra Mancini, suo grande amico, e Mourinho. Mihajlovic, al quale è da poco morto il padre, dovrebbe essere la prima scelta della Fiorentina ma per tanti versi sarebbe quello più da Inter di tutti: essendo considerato come tecnico un ‘giovane’, non avrebbe come gli altri l’obbligo di eguagliare Mourinho. Quando giocava, Moratti gli ha detto più volte che un giorno avrebbe allenato l’Inter. Le stesse cose, fra l’altro, che dice oggi a Esteban Cambiasso. Poi fra le promesse e la realtà c’è la vita. Dopo tanti nomi (ieri sera un anonimo funzionario nerazzurro parlava di Gasperini), dovremmo restringere il campo a uno solo. Ma mentre scriviamo queste righe il nome non lo sa nemmeno Moratti.
Libeccio

(in esclusiva per Indiscreto)

Share this article