Lo sceicco scende in campo

29 Maggio 2010 di Stefano Olivari

di Stefano Olivari
Il santo patrono di tutti i dirigenti vulcanici, aggettivo che serve di solito a evitare definizioni da querela, è senza ombra di dubbio lo sceicco Fahad Al-Ahmad Al-Sabah. Mondiale 1982, stadio José Zorilla di Valladolid, dopo avere pareggiato con la Cecoslovacchia la sorpresa Kuwait affronta la Francia di Platini.
Carlos Alberto Parreira, proprio il futuro c.t. del Brasile campione 1994, prova ad impostare una partita di contenimento ma il centrocampo costruito da Michel Hidalgo è troppo forte. Il portiere Al-Tarabulsi, palestinese naturalizzato e capitano dell’esercito, para il parabile ma la differenza di cilindrata è subito evidente. Punizione-gol che parte dal sinistro di Genghini, assist di Giresse per Platini che festeggia con il due a zero il suo ventisettesimo compleanno, assist di Platini per Six che chiude l’incontro. A un quarto d’ora dalla fine il giovane kuwaitiano Al-Buloushi trova il gol della bandiera, con un destro ravvicinato che Ettori non può bloccare. Ma la Francia non si scompone e segna subito il quattro a uno con Alain Giresse. Anzi no, non lo segna, perché i difensori di Parreira cominciano a protestare nei confronti di Stupar: sostengono di essersi fermati dopo avere sentito un fischio, ma quel fischio non è partito dalla bocca dell’arbitro sovietico che quindi sulle prime convalida il gol. Probabile che sia arrivato dalle tribune, possibile che i kuwaitiani se lo siano sognato. A questo punto l’esponente della famiglia reale dell’emirato intuisce cosa sta succedendo e scende in campo, in senso letterale. Con il suo vestito sfarzoso lascia la tribuna d’onore e si dirige verso il terreno di gioco, poi addirittura vi entra e affronta Stupar. I francesi sono increduli, alcuni si mettono a ridere. Ma ridono meno qualche secondo dopo, quando il gol di Giresse viene annullato, a causa di un fuorigioco inventato per l’occasione. Il quattro a uno arriverà solo nel finale, per merito di Bossis. Quella rimarrà l’ultima partita in campo internazionale di Stupar, che verrà radiato quasi per direttissima, mentre il Kuwait concluderà la sua spedizione con una onorevole sconfitta contro l’Inghilterra. E’ la prima ed ultima fase finale della sua storia. Al-Ahmad, fratello dell’emiro del Kuwait e presidente della federazione, torna a casa soddisfatto: la FIFA gli ha comminato una multa di diecimila dollari, i soldi che lui lascia di mancia al ristorante, ma la squadra è andata oltre ogni aspettativa. Nessuno fuori dal Kuwait sentirà più parlare di lui fino a quando, nel 1991, muore da eroe durante l’invasione irachena. Armi in pugno, con pochi uomini al suo fianco, difende fino alla fine una piccola caserma. Il coraggio non gli mancava.
(pubblicato su Guerin Sportivo – Storie)

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