Liste Champions, gli esclusi da Paratici

4 Settembre 2019 di Indiscreto

Emre Can e Mandzukic ci sono rimasti male ma devono capire il nuovo calcio, di cui sono anche beneficiari. E comunque il loro disappunto mai diventerà un caso in una realtà più cupa e vendicativa, anche in maniera trasversale, della Bulgaria degli anni Cinquanta. Le liste delle quattro italiane per la Champions League non hanno insomma riservato sorprese, essendo ben precisi i paletti.

La lista A, quella che aveva come limite di consegna alla UEFA il 3 settembre, può avere un massimo di 25 giocatori di cui però almeno 8 cresciuti in Italia e di questi 8 almeno 4 cresciuti nel club stesso. Per cresciuti si intende con almeno 3 anni fra i 15 e i 21 anni trascorsi nel paese o nel club.

La lista B invece può cambiare di partita in partita e vi si possono inserire giocatori Under 21, cioè nati dopo il primo gennaio 1998, con almeno due anni di permanenza nel club dopo i 15 anni di età: per questo De Ligt non può essere inserito in Lista B. Tutto chiarissimo, ci sembra, non un’invenzione di Ceferin comunicata lunedì. Eppure nessuna delle quattro italiane è riuscita a mettere 25 giocatori in Lista A.

Non ci è riuscita la Juventus, che ha ‘nominato’ soltanto 22 giocatori escludendo, per forza, gli indesiderati Emre Can e Mandzukic. Non ci è riuscita l’Inter, che in Lista A di giocatori ne ha 23 (anche se Esposito, in Lista B, va ormai considerato uno vero). Non ci è riuscito il Napoli, Lista A da 23 giocatori. Non ci è riuscita neppure l’Atalanta, ferma a quota 22.

Prima della solita autoflagellazione diciamo che avere 25 giocatori in lista A è una scelta, non certo un obbligo, ed infatti pochi club li hanno (fra i grandi solo Bayern Monaco e Real Madrid, se non abbiamo contato male, con i più scarsi della lista davvero scarsi). Il problema nasce quando hai giocatori veri, come appunto Emre Can e Mandzukic, e non li puoi mettere in rosa per una programmazione sbagliata (sembra il caso di Paratici ma senz’altro ci sbagliamo visti i 7 e 7,5 dati al mercato bianconero) o per sanzioni UEFA, come è stato per l’Inter l’anno scorso.

Detto che la Champions non si vince o si perde per il ventitreesimo della rosa, la cessione di Kean rimane un capolavoro al contrario, con quelli bravi che hanno già annusato l’aria: da promessa e volto positivo della nuova Italia a bad boy che addirittura arriva in ritardo di fronte all’uomo di calcio Di Biagio. Giusto mandarlo in esilio.

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