L’insostenibile pesantezza del buttafuori

12 Dicembre 2003 di Erminio Ottone

di Erminio Ottone
Un Erminio Ottone in piena seconda giovinezza racconta un’altra notte della capitale del non divertimento, fra la folla schiava del mito del privè, litigi per i motivi più stupidi, e un Fabrizio Maffei dall’occhio languido…
Cari amici, siete tra quelli che immaginano le discoteche della Milano fighetta come dei paradisi fatti di modelle, donne facili, calciatori, vip vari e gente selezionata? Alcune cose sono vere, altre no. Vero che ci sono calciatori, modelle e vip. Falso che le donne siano facili e che la gente selezionata sia ok. Generalmente si pensa che nelle serate modellare tutto sia perfettamente organizzato, che la macchina del divertimento (si fa per dire) proceda senza intoppi… Ma che fine hanno fatto le care vecchie risse? Tranquilli, esistono ancora. Anche in un posto come il Toqueville, dove rigore e selezione all’ingresso sono un motivo di vanto.
Domenica sera, gestione affidata al temibile Pineta di Milano Marittima, un marchio che garantisce i seguenti ingredienti: calciatori, modelle, vip veri, vip finti, gnocche vere e finte, leccapiedi, portaborse dei vip, amici dei portaborse dei vip. Ma anche buttafuori efficienti. Al Toqueville, tra i ‘selezionatori’ all’ingresso, spicca un elemento eccezionale, mitico, tremendamente comico… Il problema è che lui non sa di possedere la dote della comicità. Grida come un pescivendolo al mercato (massimo rispetto per chi ci vende il pesce fresco), recita il suo ruolo di lavoratore tutto indaffarato in un’impresa ardua: tenere a freno la folla che ambisce alle quattro mura del privè. “State indietro”, “Così non si può lavorare”, “Me ne vado a casa”, “Fate un passo indietro, o tutti a casa”, “Signori, buona notte, vi saluto”!
Domenica sera aggiunge una nuova frase al suo campionario: “Fate spazio, sennò vi fate male!”. Ottone, mentre lui pronuncia questa frase, non può sentire perché è ancora a 50 metri. Quando arriva davanti al Toqueville, passa come al solito l’ingresso, come se niente fosse… Viene aggredito verbalmente dal comico-buttafuori, che si conferma molto comico e poco buttafuori: riceve infatti in cambio da Ottone una serie di insulti che non sortiscono la minima reazione. Il comico-buttafuori però in un certo senso aveva ragione: appena Ottone si sposta dall’ingresso viene quasi travolto da una bagarre di gente che si azzuffa. Tra un pugno, un calcio, un ‘figlio di…’, un ‘ti ammazzo’, la nube umana scende dalla scalinata e prosegue la discussione in mezzo alla strada. Tra le risate divertite degli avventori e la faccia compiaciuta del comico, protagonista per pochi istanti. La serata del comico-buttafuori prosegue ingloriosamente. Una ragazza che festeggia i 20 anni sta facendo entrare un gruppo di 10 persone ospiti del suo tavolo. Lui interviene ed interrompe l’ordinata processione per far entrare due clienti di sua conoscenza. Ne riceve dalla ragazza un cazziatone: “Stai buono lì, prima finisco di far entrare i miei. E stai zitto!”… Lui, il grande, il temibile buttafuori del Toqueville, ubbidisce senza batter ciglio. Un applauso alla giovane.
All’interno del locale, spicca poi la presenza di Fabrizio Maffei, ex padrone di casa di 90° minuto. In piedi immobile, all’estremità del privè rialzato, sigaretta in bocca, scruta la sala con occhio sexy, ricevendo in cambio solo il saluto di un calciofilo disinformato: “Ehi! Grande Maurizio”! Se la sua serata abbia avuto una svolta, non è dato sapere. Ottone si è poi disinteressato di lui e, per questa volta, si è anche divertito.

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